· Città del Vaticano ·

Nessun combattimento segnalato. Soddisfazione della comunità internazionale

Tregua tra Gaza e Israele

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21 maggio 2021

Dopo undici giorni di guerra, Israele e Hamas e Jihad islamica hanno dichiarato un cessate il fuoco «reciproco e simultaneo» a partire dalle prime ore di oggi, venerdì. Le forti pressioni internazionali, a cominciare da quelle del presidente Usa, Joe Biden, si sono infine concretizzate portando le parti ad accettare il dialogo mediato dall’Egitto e dall’inviato dell’Onu Tom Wennesland. Nel momento in cui scriviamo la tregua sembra reggere: non sono stati segnalati nuovi combattimenti. La vita nelle città e villaggi israeliani a ridosso del confine con la Striscia di Gaza sembra essere tornata alla normalità. Secondo fonti militari, nelle prossime ore dovrebbero essere tolte alcune restrizioni. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la disposizione delle truppe attorno alla Striscia.

«Gli Stati Uniti rimangono impegnati a lavorare con l’Onu e gli altri part-ner internazionali per rilanciare rapidamente l’assistenza umanitaria e guidare il sostegno internazionale alla popolazione di Gaza e gli sforzi per la sua ricostruzione» ha detto Biden.

Soddisfazione è stata espressa dalla comunità internazionale. Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto «con favore» il cessate il fuoco. «Esorto entrambe le parti a consolidarlo e a stabilizzare la situazione a lungo termine. Solo una soluzione politica porterà a tutti pace e sicurezza durature» ha scritto su Twitter. «Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è una buona notizia. Eviterà altro dolore e sofferenza ai civili e ai bambini. Ora il lavoro deve progredire verso una pace duratura» ha dichiarato il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ordinato oggi l’invio di due delegazioni di sicurezza in Israele e in Palestina per lavorare per il mantenimento dell’appena annunciato cessate il fuoco. Intanto, Israele ha riaperto questa mattina il valico di Kerem Shalom, tornando a consentire il trasferimento di beni nella Striscia di Gaza. L’apertura del valico consente l’arrivo di aiuti umanitari nel territorio palestinese.

Il bilancio di questi undici giorni di guerra è senza precedenti. Oltre 4 mila razzi sono stati lanciati da Gaza su Israele — Gerusalemme e Tel Aviv comprese — che hanno costretto circa un milione e mezzo di abitanti del sud e del centro del Paese a vivere con i rifugi a portata di mano. Le vittime israeliane sono state 12 e centinaia i feriti. Un bilancio mitigato dall’Iron Dome, il sistema di difesa antimissili a protezione della popolazione civile che ha intercettato, secondo i militari, il 90% dei razzi. Dall’altra parte, in una Gaza dove le condizioni umanitarie sono al collasso, ci sono state — secondo fonti di Hamas — 227 vittime, di cui 65 bambini, 39 donne e circa 1.900 feriti. A questo si aggiunge la distruzione di edifici e delle principali infrastrutture: ospedali, istituzioni, uffici e servizi essenziali, come la centrale elettrica. L’apparato dirigenziale di Hamas è stato quasi decimato, dicono fonti di stampa.

Dunque, si tratta di una crisi umanitaria di grandi proporzioni, contando che quasi mezzo milione di persone nella Striscia è stata costretta ad abbandonare le proprie case e ora dipende interamente dagli aiuti internazionali. L’Onu, in una prima stima, ha calcolato che serviranno almeno sette milioni di dollari per ricostruire la Striscia.