· Città del Vaticano ·

Il Pontefice in visita a Scholas Occurrentes

La guerra è una sconfitta della politica

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21 maggio 2021

Il «test» per giudicare la politica è l’atteggiamento dinanzi alla guerra; il «test sull’onorabilità di una nazione» è rispondere a queste domande: «Tu fai le armi per le guerre? Tu favorisci le guerre? Tu, la tua ricchezza la fai vendendo le armi perché altri si ammazzino?». Da ciò «sapremo come una nazione è moralmente sana». È stato un dialogo a tutto campo tra Francesco e i giovani quello che si è svolto giovedì pomeriggio, 20 maggio, in occasione della visita del Pontefice alla sede romana di Scholas Occurrentes. Nei limiti delle misure imposte per il contenimento della diffusione del covid-19, alcuni ragazzi erano presenti nella sede a San Calisto in Trastevere, e molti altri hanno seguito l’incontro in video collegamento da tutto il mondo.

Insieme, oltre che di politica, i giovani hanno parlato dell’enciclica Fratelli tutti e della necessità di promuovere il bene comune rafforzando le istituzioni democratiche. In particolare, alla domanda: «Come possono i giovani cambiare la politica?» il Papa ha risposto proponendo appunto un “test” per comprendere se essa assolve alla sua missione di «forma più alta e più grande della carità». A questo proposito, il Pontefice ha spiegato: «Quando mi parlano di come sta la politica nel mondo, io dico: guardate dove ci sono le guerre, lì c’è la sconfitta della politica. Una politica che non è capace di dialogare per evitare una guerra, è sconfitta, è finita, ha perso la sua vocazione di unità, di armonia, anche con opinioni diverse, e questa è la chiave».

Il Papa ha poi confidato che anche a lui «fa male al cuore» vedere «che alcuni sacerdoti benedicono le armi», aggiungendo con decisione: «No! Gli strumenti di morte e di tortura non vanno benedetti!». D’altra parte, ha fatto notare, «l’amore è politico, cioè sociale, per tutti; e quando manca questa universalità dell’amore, la politica cade e si ammala o diventa cattiva». Da qui l’invito al dialogo, perché «la discussione è chiave, nella politica», che è chiamata a rispondere a due principi: «unità» e «armonia». I Parlamenti, ha insistito, «sono chiave, perché lì si elaborano le cose, ma sempre avendo in mente che l’unità è superiore al conflitto».

La politica, in sostanza, «non è un arrivo, no, è un cammino, è un avviare processi». La sfiducia nasce «dal fatto che la si confonde con un’impresa», dalla quale si prende quello che fa comodo e serve al momento. Essa, al contrario, «è camminare, anche se nel cammino si brucia, il politico; l’importante è arrivare a quella armonia, a quell’unità che è sempre superiore al conflitto».

Con grande entusiasmo, i giovani di Valencia, riuniti nello stadio del Levante — insieme con il cardinale arcivescovo Antonio Cañizares Llovera, il presidente della Generalitat, Ximo Puig, e il presidente della locale squadra di calcio Quico Catalán — hanno ringraziato il Papa per le esperienze educative che si stanno portando avanti con il sostegno dell’Università cattolica cittadina nelle scuole pubbliche e private. L’obiettivo è generare la cultura dell’incontro attraverso lo sport, l’arte e la tecnologia. I ragazzi hanno offerto virtualmente un pallone di stracci. Il Papa ha commentato che «avere una palla di pezza è ricordare un tempo in cui lo sport, il gioco, la gratuità del gioco erano molto meglio della sofisticazione» alla quale sono stati poi sottoposti. In pratica, è un ritorno alle origini, quando il gioco «era meglio della ricchezza e della povertà; era la gratuità di incontrarsi». Nello sport e nella vita, ha ammonito, «se dimentichiamo la gratuità, perdiamo la partita».

Dopo la visione di alcuni filmati registrati dai cinque continenti, in cui i giovani hanno offerto momenti di danza, pittura, musica e giochi all’aperto, si è svolta l’inaugurazione virtuale della nuova sede di Scholas a Sydney, in Australia, alla presenza dell’ambasciatore presso la Santa Sede, Chiara Porro. Scholas collaborerà con l’Università cattolica d’Australia (Acu) su una proposta per l’attuazione educativa dell’enciclica Laudato si’, oltre a dar vita ai programmi Scholas citizenship e Scholas labs.

In collegamento con l’Argentina, poi, Papa Francesco ha “sorpreso” i giovani che stavano partecipando al programma di prevenzione delle dipendenze che Scholas porta avanti nella zona de El Impenetrable, provincia del Chaco. È stata formata una squadra di educatori che si sono trasferiti in pianta stabile nel luogo per stare accanto ai ragazzi e promuovere le attività a loro sostegno.

Il Pontefice ha quindi salutato i presenti nella nuova sede statunitense di Scholas a Washington. La sede è nata grazie al sostegno del cardinale arcivescovo Wilton Daniel Gregory. Il 5 giugno, in occasione della Giornata internazionale dell’ambiente, Papa Francesco aveva celebrato la creazione dell’“Università del senso” di Scholas. Accademici di diverse culture e religioni hanno manifestato il loro sostegno a questa iniziativa consegnando al Pontefice il documento che esprime l’identità e la missione dell’università. Al suo arrivo, il Papa era stato accolto anche dalle first ladies dell’Alleanza dei coniugi dei capi di Stato e dei rappresentanti (Alma): Fabiola Yañez dall'Argentina, Michele Bolsonaro dal Brasile, Cecilia More dal Cile, Ana García de Hernández dall’Honduras, Yazmín Colón de Cortizo dal Panamá e Raquel Arbaje de Abinader dalla Repubblica Dominicana. Le first ladies hanno ribadito il loro impegno a continuare a promuovere il lavoro dei giovani di Scholas nel mondo. Alcuni dei ragazzi che partecipano al progetto educativo hanno presentato a Francesco dei regali, tra i quali un “albero della vita” e una lira in legno. A conclusione dell’incontro, gli educatori di Scholas provenienti da tutto il mondo hanno ringraziato il Pontefice per la sua testimonianza e fiducia, regalandogli il libro Qué te pa, che contiene il risultato delle esperienze vissute dai giovani dei cinque continenti.

Ad ascoltare le parole di Francesco non solo i ragazzi, ma anche docenti da sette regioni d’Italia, i quali gli hanno presentato i risultati dei programmi sviluppati durante quest’ultimo anno di pandemia. Attraverso di essi hanno fornito un supporto fondamentale alle loro comunità educative. A seguito di questo lavoro, il ministro dell’Istruzione del Governo italiano, Patrizio Bianchi, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, presenti all’incontro, hanno confermato la loro collaborazione nel portare avanti programmi di sostegno e tutela della salute emozionale in tutta Italia. Il percorso iniziato quattordici mesi da Scholas Occurrentes, con le comunità educative, il ministero dell’Istruzione e quello della Salute si concluderà con un incontro internazionale su «Educazione e salute emotiva», in programma a Roma per il prossimo anno accademico.

I presenti, infine, hanno scavato simbolicamente un pozzo in un vaso di terra, sistemato nell’aula. La simbologia ha voluto esprimere la rinascita e la ripartenza, che possono realizzarsi anche grazie al coraggio e all’audacia di esperienze come quelle di Scholas. Che, ha detto il Papa in conclusione, «non si comprende senza questa attitudine al rischio, ad andare sempre più in là, perché solo rischiando si può vivere la gratuità».

I diversi collegamenti e momenti hanno visto partecipi anche, tra le altre autorità civili ed ecclesiastiche, gli ambasciatori presso la Santa Sede dell’Argentina, Maria Fernanda Silva, e della Spagna, Carmen de la Peña. Tra i presenti, i cardinali Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico, e Juan José Omella y Omella, arcivescovo di Barcellona e presidente della Conferenza Episcopale spagnola; i vescovi Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, e Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere delle Pontificie Accademie delle scienze e delle scienze sociali, e monsignor Lucio Adriano Ruiz, segretario del Dicastero per la comunicazione, oltre ai due direttori mondiali di Scholas Occurrentes, Enrique Palmeiro e José Maria del Corral. Quest’ultimo ha commentato la visita dicendo di aver vissuto una enorme gioia ed emozione «nel vedere il Papa con tanta felicità ascoltare i giovani che hanno vissuto il “terremoto” della pandemia» come una sorta di “apprendistato” in vista del futuro. Del Corral ha espresso anche la sua soddisfazione nel constatare che Scholas Occurrentes ha raggiunto i cinque continenti: «Tutto è iniziato — ha ricordato — trenta anni fa da una città come Buenso Aires, dalla “fine del mondo”». E «credo — ha concluso — che di più sia impossibile chiedere. Tutto questo grazie allo sforzo enorme che ha fatto Papa Francesco e alla grande passione dei giovani».