· Città del Vaticano ·

Il libro di Barbara Marchica e Sara Piccolo Paci su uno dei «Riti del vivere»

Vestirsi è un dialogo

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20 maggio 2021

«Rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri (…). Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto». Con questa citazione dalla lettera di Paolo ai Colossesi (3, 12-14) si apre il nuovo volume della collana Riti del vivere di Cittadella Editrice che, sempre a quattro mani, intreccia antropologia, teologia e liturgia per tentare di fotografare momenti dell’esistenza espressi da un verbo. Come chiaramente emerge dall’esergo del libro, questa volta si tratta del gesto della vestizione.

In Vestirsi (Assisi, 2021, pagine 144, euro 12,50), Barbara Marchica, teologa, e Sara Piccolo Paci, storica dell’arte e dell’abbigliamento, scandagliano quel rito quotidiano presente in ogni giornata della nostra vita: sani, depressi, lavoratori e inoccupati, in presenza di eventi speciali o nella semplice routine. Indossare scarpe, vestiti, divise o copricapi esercitando la creatività, seguendo l’umore o le indicazioni religiose e lavorative, dà forma a ciò che siamo, ci fa scegliere — parafrasando Romano Guardini — di essere noi stessi. «L’atto del vestirsi — scrive Marchica — rientra in una di quelle azioni quotidiane che tocca in modo decisivo la nostra identità», comunica chi e come siamo, condivide molto del nostro invisibile. È uno strumento per dire, festeggiare o protestare in un equilibrio difficile, ma non impossibile, tra istanze diverse («Non dobbiamo essere dei patiti di moda — ricorda la teologa — per cogliere il potere che i vestiti hanno sul modo in cui gli altri ci considerano»).

Decidere cosa indossare infatti non è solo vestire il corpo, ma è scegliere «con quali strumenti affrontare le sfide quotidiane e costruire le relazioni attorno a noi», prosegue Marchica nella sua parte del libro, quella dedicata a Vestirsi con consapevolezza (peccato solo i tanti anglismi, legati, certo, al mondo della moda, ma dei quali esiste comunque la versione italiana). E se la nostra capacità di conoscerci e accettarci diventa la strada per imparare a cogliere la nostra identità, il dato interessante — il libro ci torna spesso, declinandolo variamente — è che si tratta di un percorso che non facciamo da soli, «ma grazie e mediante altri». In riferimento a questi temi, infatti, l’altro non è solo e non è tanto il muro contro cui ci infrangiamo, ma è la luce che ci potenzia. In questo modo la relazione con il prossimo esalta l’unicità di ognuno, che non è né perfezionismo né narcisismo, ma dialogo. Così il corpo diventa «medium in grado di dare voce alle nostra soggettività», dove è l’estetica dell’interiorità a condurci a un’etica dell’interiorità.

Di tono ben diverso la seconda parte del libro — Il sacro vestito — in cui però torna il concetto di dialogo. Tra le altre cose, ad esempio, Piccolo Paci mette in luce come il rapporto tra abbigliamento sacro e abbigliamento laico abbia, sorprendentemente, più le caratteristiche di un dialogo che di un soliloquio, determinando relazioni «profonde e insospettabili». Attraversando la Bibbia e la storia del cristianesimo — dal Primo Sarto alla tunica di Giuseppe, dal piviale di san Francesco alle apparenti contraddizioni del viola nella liturgia — il risultato è un viaggio tra metafora, stati emotivi, simboli e interpretazione. Un viaggio molto articolato (come hanno sottolineato diversi studi, ad esempio in relazione al velo femminile), sebbene in Vestirsi sia ricostruito in modo necessariamente schematico.

Vestendoci, domani mattina, compiendo le nostre scelte e riflettendo sui tanti significati impliciti in questo gesto, avremo la conferma di come «l’abito sia davvero un linguaggio che parla di noi». Tra interiorità ed esteriorità, forza e fragilità, umanità e spiritualità, declinazioni della bellezza, umiltà e affermazione di sé, nel dialogo con le persone con cui entriamo in relazione. Del resto questo tempo sospeso, resosi indispensabile a causa della pandemia da covid-19, tra le tante (e purtroppo spesso gravi) conseguenze, ha per molti versi influenzato anche questo rito: Vestirsi offre spunti interessanti per riflettere sul nuovo capitolo della sua storia.

di Silvia Gusmano