· Città del Vaticano ·

La settimana di Papa Francesco

Quando c’è in ballo la vita

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20 maggio 2021

Un filo conduttore lega l’appello di Papa Francesco per attuare politiche familiari che mettano fine al «lungo inverno» demografico e la denuncia di ogni abuso sui minori come «omicidio psicologio». C’è in ballo la vita. C’è un ballo il presente e il futuro dell’umanità. Venerdì 14 e sabato 15 maggio il Pontefice ha assestato un “uno-due” diretto alla mentalità chiusa e cupa che sembra, appunto, aver paura della bellezza e del dono della vita.

Se «vogliamo rivedere la luce dopo il lungo inverno» demografico che sta mettendo in ginocchio l’Italia, ha detto con forza all’apertura della prima edizione degli Stati generali della natalità, occorrono «politiche familiari di ampio respiro, lungimiranti: non basate sulla ricerca del consenso immediato, ma sulla crescita del bene comune a lungo termine». La mattina del 14 il Papa ha parlato di fronte al presidente del Consiglio dei ministri e alle personalità politiche e civili del Paese, rinnovando l’appello a «invertire la tendenza» e a «rimettere in moto l’Italia a partire dalla vita», attraverso la realizzazione di solide e stabili «strutture di sostegno alle famiglie e di aiuto alle nascite».

L’Italia è stata, verso la fine del secolo scorso, il primo Paese al mondo a vedere gli under 15 inabissarsi sotto gli ultra 65enni. Le dinamiche recenti, prima dell’impatto della pandemia, sono state molto più negative delle attese. L’eccedenza di decessi sulle nascite è oramai tale che nemmeno più l’immigrazione è sufficiente a compensarla.

Dal punto di vista demografico il declino è diventato irreversibile. Ma se il numero medio di figli per donna continuerà a rimanere molto basso (pari a 1,24 nel 2020, saldamente in fondo alla classifica europea), andranno ad ampliarsi sempre di più gli squilibri strutturali interni. L’Italia è tra i Paesi sviluppati che più rischiano di trovarsi a metà di questo secolo con un rapporto “uno a uno” tra lavoratori e pensionati, uno scenario difficilmente sostenibile dal punto di vista sociale ed economico.

Serve una svolta. E cioè servono scelte chiare sulle priorità e politiche coraggiose, oltre che lungimiranti.

Esattamente ciò che serve anche nella lotta senza riserve contro ogni tipo di abuso sui minori.

«Omicidio psicologico, cancellazione dell’infanzia»: quando si parla della “piaga” della pedofilia non devono esserci equivoci, scorciatoie o peggio “coperture”, perché «la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori». E anche la fermezza con cui lo ha ribadito Papa Francesco rivolgendosi, sabato 15, ai membri di Meter — l’associazione che dal 1989 per iniziativa del sacerdote siciliano Fortunato Di Noto difende i minori abusati e maltrattati — non lascia alcuno spazio a interpretazioni o riduzionismi.

Indicando come «doverose la denuncia e la prevenzione attuate nei vari ambiti della società» — dalla scuola alle organizzazioni sportive, ricreative e culturali, dalle stesse comunità religiose ai singoli individui — il Pontefice ha stigmatizzato la radicata tendenza «a coprire tutto» che si registra «nelle famiglie» e «anche nella Chiesa».

«Dobbiamo lottare con questa abitudine vecchia di coprire» ha auspicato, invocando inoltre «interventi specifici per un aiuto efficace alle vittime». Appelli questi che prendono spunto dall’osservazione di una quotidianità in cui, purtroppo, «continuano gli abusi perpetrati ai danni» dei più piccoli e indifesi, in particolare attraverso «gli adescamenti che avvengono mediante internet e i vari social media, con pagine e portali dedicati alla pedopornografia». Da qui nasce l’esigenza di essere «vigili nel proteggere i bambini anche nel contesto dei più moderni mezzi di comunicazione».

Ecco allora l’esortazione del vescovo di Roma a una «rinnovata determinazione» da parte delle istituzioni pubbliche e delle autorità nell’affrontare questo dramma e a «una presa di coscienza ancora più forte delle famiglie e delle diverse agenzie educative».

Don Fortunato Di Noto ha presentato a Francesco una realtà gravissima. Oltretutto la pedofilia e la pedopornografia non temono il covid e non hanno bisogno di vaccino, anzi. Se nel 2020 è toccato a tutti restare a casa, questo ha significato affari d’oro per chi violenta i bambini e sfrutta il materiale prodotto con questi piccoli schiavi. Basti un dato, sconcertante: Meter ha constatato che la quantità di video pedopornografici denunciati è più che raddoppiata: da 992.300 nel 2019 si è passati a 2.032.556 nel 2020. E se «tanto è stato fatto», spiega don Di Noto, tanto ancora resta da fare perché non accada mai più che un minore subisca un qualsiasi abuso.

di Giampaolo Mattei