· Città del Vaticano ·

Antiquum ministerium

Volto di Dio sulla terra

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19 maggio 2021

Essere catechisti nei cinque continenti


Sono autentici pilastri delle giovani Chiese. I catechisti svolgono un ruolo insostituibile nell’opera pastorale e nell’evangelizzazione in Asia, Africa, America, Oceania. Papa Giovanni Paolo ii lo spiegò con chiarezza nel 1992 durante una delle sue visite pastorali in Africa, rivolgendosi ai catechisti dell’Angola: «Cari catechisti, grande è la vostra missione nella Chiesa. Siete un autentico laicato d’avanguardia. Tante volte è dipeso da voi il consolidamento delle nuove comunità cristiane, per non dire la prima pietra della loro fondazione, con il primo annuncio del Vangelo a quanti non lo conoscevano. Siete stati voi a sostenere e formare i catecumeni, a preparare il popolo cristiano ai sacramenti, a insegnare la catechesi e ad assumervi l’animazione della vita cristiana nei loro villaggi o nei loro quartieri». E aggiunse: «Ringraziate il Signore per il dono della vostra vocazione, per mezzo della quale Cristo vi ha chiamati e scelti tra gli altri uomini e donne, affinché foste strumenti della sua salvezza».

Quella speciale vocazione dei laici a servizio delle Chiese locali è stata oggi confermata dal “motu proprio” Antiquum ministerium con cui Papa Francesco ha istituito il ministero di catechista. Il documento riconosce la dignità e l’importanza di questa figura per la missione della Chiesa, tracciando con chiarezza la specifica figura del catechista-missionario, facendone un operatore di evangelizzazione e non solo un supplente dei sacerdoti o dei consacrati. D’altronde già il concilio Vaticano ii , nel decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, citava «la schiera, tanto benemerita dell’opera missionaria costituita dai catechisti che, animati da spirito apostolico e facendo grandi sacrifici, danno un contributo singolare ed insostituibile alla propagazione della fede e della Chiesa».

Oggi i catechisti sono il vero motore delle comunità cattoliche nel mondo soprattutto in quelle realtà dove la Chiesa si sta consolidando. Secondo l’ultimo Annuario statistico della Chiesa (2019) i catechisti nel mondo sono oltre tre milioni. Guardando alla ripartizione continentale, in America sono 1,7 milioni, in Europa 508.000, in Africa sono 439.000, in Asia oltre 390.000, circa 14.000 in Oceania. Uomini e donne che, come ben sottolinea la Guida per i catechisti della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, «mediante l’istruzione religiosa, la preparazione ai sacramenti, l’animazione della preghiera e delle opere di carità, aiutano i battezzati a crescere nel fervore della vita cristiana». Spesso i catechisti vengono incaricati di guidare piccole comunità dislocate in territori remoti, dove i sacerdoti non riescono a recarsi, tanto che la guida li definisce «un vanto della Chiesa missionaria».

Lo si può ben dire guardando all’esperienza di Guillaume Gnagne, che da oltre cinquant’anni svolge il servizio di catechista in Costa d’Avorio, insegnando nella lingua locale «adjoukrou» (popolazione indigena del sud del Paese). Guillaume ha continuato a insegnare costantemente versetti biblici prima ai suoi coetanei, poi a ragazzi e giovani, per nutrire la loro fede, impegnandosi in una non sempre facile traduzione di passi del Vangelo nella lingua locale. «Essere catechista è una chiamata del Signore che mi spinge ad amare sempre di più la Parola di Dio», riferisce. La sua esperienza, come quella di molti altri, mostra che «i catechisti in Africa sono i cardini dell’evangelizzazione e portano avanti un lavoro straordinario. Sono attori principali della missione», precisa padre Donald Zagore, teologo ivoriano e sacerdote della Società delle missioni africane.

Altrettanto vitale è l’opera dei catechisti in realtà ecclesiali dell’Asia dove i cristiani sono un’esigua minoranza. In Pakistan esiste il Centro nazionale di formazione dei catechisti «St. Albert» a Khushpur (villaggio nella diocesi di Faisalabad). La struttura offre un programma di formazione triennale per i laici che avvertono la vocazione a diventare catechisti. Aperto nel 1952, ha formato negli anni oltre mille persone che si sono impegnate nel servizio pastorale nelle varie diocesi. Nei territori aspri del Beluchistan come nelle aride distese del Sindh, gli oltre cinquecento catechisti attualmente operanti in Pakistan sono messaggeri della buona novella e preziosi agenti pastorali, visitando famiglie in luoghi isolati dove la fiammella delle fede resta accesa grazie al loro sacrificio.

In America Latina, soprattutto nella realtà amazzonica, il catechista «è il volto di Dio per adulti, giovani e bambini», osserva José Valdeci Pereira Gonçalves, catechista nella diocesi di São Gabriel da Cachoeira, in Brasile. «Essere catechista vuol dire contribuire a costruire una comunità. Portiamo la Parola di Dio di casa in casa: partendo da un brano del Vangelo, cerchiamo di vedere come lo si vive nella comunità e qual è la volontà di Dio», racconta. Raggiungendo spesso, dopo giorni di navigazione sui corsi d’acqua, luoghi abitati da popoli indigeni, i catechisti «insegnano con la loro vita come i cristiani sono chiamati a vivere la fedeltà al proprio battesimo e a essere discepoli missionari, nota Pereira Gonçalves.

Anche in Oceania la Chiesa cattolica cresce e si appoggia sull’opera dei catechisti: le comunità stanno cercando nuovo slancio a partire dalla testimonianza di sposo e uomo di fede del beato Peter To Rot (1912–1945), catechista, padre di famiglia e martire, primo beato della Papua Nuova Guinea. «Illuminato dalla grazia di Dio, è stato un santo, modello di fede per le nazioni del Pacifico», nota padre John Curtis, parroco a Boroko. Secondo Alfred Nakue, presidente della fondazione intitolata al beato, «To Rot è stato un vero catechista missionario. Seminatore del Vangelo, è oggi un esempio per noi e per la Chiesa universale». Come avvenuto per lui, in molte parti del mondo la missione del catechista ancora oggi può costare la vita. Come riportano gli annali dell’agenzia Fides, nel dicastero di Propaganda Fide i catechisti continuano a offrire la vita fino alla fine, mentre svolgono il loro servizio di evangelizzazione.

di Paolo Affatato