· Città del Vaticano ·

L’emergenza pandemica in India non accenna a frenare

Salesiani in prima linea
a sostegno dei più fragili

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19 maggio 2021

«La seconda ondata di covid-19 in India e in particolare a New Delhi è violentissima. Ogni telefonata che riceviamo è una disperata richiesta di aiuto oppure viene fatta per informarci della morte di qualcuno. Abbiamo perso molti dei nostri amici e parenti del personale. Molti membri dello staff sono risultati positivi»: inizia così la drammatica lettera-testimonianza che padre Biju Akkilettu, economo dell’ispettoria salesiana di New Delhi, ha inviato qualche giorno fa ai responsabili della onlus Missioni Don Bosco.

La “variante indiana”, infatti, ha travolto l’intero Paese asiatico da diverse settimane. Le autorità sanitarie non hanno ancora accertato se la nuova grave ondata sia dovuta ad una variante più contagiosa o alle riaperture premature e agli eventi sportivi e religiosi svoltisi e che hanno coinvolto milioni di persone. I numeri su contagi e morti diramati dal ministero della sanità sono terribili: in una sola giornata i decessi sono stati 3.780, mentre i nuovi casi di contagio in una sola giornata hanno superato quota 380.000. Un dramma che si ripete quotidianamente, purtroppo, e che, secondo gli esperti è aggravato da una grande densità di popolazione e dalla mancanza di vaccini e di ossigeno negli ospedali.

Nella capitale tutte le strutture sanitarie sono in crisi, non si trovano letti disponibili, le persone sono ammassate nei corridoi, mancano le attrezzature e c’è carenza di personale.

«È una situazione davvero grave — continua padre Biju — stiamo cercando di fare del nostro meglio per raggiungere le persone in tutti i modi possibili. Sulla base delle richieste di aiuto che riceviamo ogni giorno e secondo la nostra valutazione, abbiamo preparato un piano di azione di emergenza a sostegno dei soggetti vulnerabili in questo contesto di disastro sanitario». Di qui, l’appello del sacerdote affinché si intervenga al più presto per evitare un ulteriore peggioramento. E sì, anche perché fino a un mese fa, i più ricchi, le persone benestanti, riuscivano a trovare un letto disponibile in ospedale o un medico che potesse andare a fare assistenza domiciliare, ma ora tutti sono sulla stessa barca, volendo ricordare le parole di Papa Francesco, e neppure i soldi possono salvare vite umane a causa della mancanza di personale e di attrezzature medicali come i respiratori. La violenza di questa ondata, dunque, ha colpito tutti i ceti sociali, ma ovviamente la popolazione emarginata è quella che sta soffrendo di più: le famiglie povere delle baraccopoli, i bambini degli slum, coloro che vivono per strada, i migranti, i disabili, persone svantaggiate e vulnerabili prima della pandemia. Già da qualche settimana i salesiani dell’India sono partiti con le prime distribuzioni di aiuti in diciotto slum di Delhi, megalopoli da più di 16 milioni di abitanti. Hanno iniziato con i pacchi alimentari: ognuno costa 20 euro ed è composto da 10 chili di riso, 3 chilogrammi di lenticchie, 10 chili di farina, 2 litri di olio, 2 chili di zucchero, sale, tè e biscotti. E con i kit sanitari, che costano all’incirca una cinquantina di euro e comprendono 2 mascherine ffp2, un termometro digitale, un saturimetro, compresse di paracetamolo e di vitamina c , saponette, contenitore di igienizzante e una confezione di dieci paia di guanti. «Vi chiediamo di sostenerci in questo nostro progetto che potrebbe salvare la vita di molte persone».

I salesiani, inoltre, sono impegnati in prima linea per arginare la dispersione scolastica. La pandemia, infatti, ha costretto tutte le scuole delle missioni salesiane a pensare nuovi metodi per portare avanti l’insegnamento, per riuscire a coinvolgere tutti gli studenti, ma la paura di perdere migliaia di ragazzi e ragazze è tanta. Centinaia di famiglie sono povere, hanno reddito molto bassi e non potranno più permettersi di mandare a scuola i propri figli. Numerosi studenti non riescono a seguire con costanza le lezioni online. In questa situazione difficile Missioni Don Bosco sta sostenendo le famiglie più svantaggiate con lo scopo di riportare i bambini a scuola appena sarà possibile. L’abbandono scolastico, le difficoltà di apprendimento, i problemi comportamentali sono complicazioni concrete che purtroppo stanno colpendo un’intera generazione, per questa ragione bisogna intervenire in maniera tempestiva ed efficace.

di Francesco Ricupero