· Città del Vaticano ·

Intervista al ministro italiano dell’Istruzione Patrizio Bianchi all’indomani della Dichiarazione di Porto

L’Europa riparte
dall’educazione
e dai diritti sociali

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
19 maggio 2021

Durante i momenti più duri della pandemia, unità e solidarietà «hanno definito la risposta dei cittadini europei alla crisi». Questi valori «sono anche al centro del nostro progetto comune»; «ora più che mai l’Europa deve essere il continente della coesione sociale e della prosperità»: così recita il primo dei tredici punti della Dichiarazione di Porto, diffusa l’8 maggio scorso scorso al termine del summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, riuniti nella città portoghese.

Un documento nel quale, dunque, si ribadiscono e si rilanciano i valori fondanti della comunità, che hanno trovato espressione nell’accordo relativo al Quadro finanziario pluriennale e nel piano Next Generation Eu. Il «pilastro europeo dei diritti sociali — spiegano i leader europei — è un elemento fondamentale della ripresa. La sua attuazione rafforzerà lo slancio dell’Unione verso una transizione digitale, verde ed equa e contribuirà a conseguire una convergenza verso l’alto in ambito sociale ed economico e ad affrontare le sfide demografiche». «Siamo determinati a ridurre le disuguaglianze, a difendere salari equi, a combattere l’esclusione sociale e la povertà — affermano ancora i capi di Stato e di Governo — perseguendo l’obiettivo di lottare contro la povertà infantile e di far fronte ai rischi di esclusione cui sono esposti i gruppi sociali particolarmente vulnerabili, quali i disoccupati di lunga durata, gli anziani, le persone con disabilità e le persone senza fissa dimora».

Parole che con evidenza riecheggiano quelle pronunciate dal Papa più volte in questi ultimi, difficili mesi: il Pontefice ha insistito sul Patto educativo globale, senza il quale ogni progetto di una riforma profonda è destinato a naufragare. Abbiamo quindi chiesto al ministro dell’Istruzione italiano, Patrizio Bianchi, un commento sulla “Dichiarazione di Porto” e su quale sia stata la portata del contributo di Papa Francesco nell’ispirare questo documento comune.

Ministro, come nasce la “Dichiarazione di Porto”?

Venerdì 7 maggio i capi di Stato e di Governo dell’Unione europea si sono ritrovati a Porto per dare un’anima a quello straordinario sforzo collettivo deciso con il Next Generation Eu per vincere la pandemia e gestire la transizione ecologica e ambientale che segnano drammaticamente il nostro tempo.

Quale è il suo obiettivo principale?

Con la Dichiarazione di Porto l’Unione europea ritiene che si possa uscire dalla crisi — non solo dalla recessione legata al blocco imposto dal covid, ma anche dalla prolungata anemia dell’economia europea — solamente rafforzando il pilastro sociale, cioè assumendo a pieno titolo il fatto che solo allargando i diritti, la partecipazione, l’inclusione si potrà trovare insieme il sentiero perduto dello sviluppo.

Il Papa ha più volte insistito sul ruolo fondamentale dell’educazione, non solo dei più giovani, che per molti versi sembrano già più coscienti delle generazioni che li hanno preceduti…

Al centro di questa visione c’è uno sforzo comune sull’istruzione e la formazione, non solo come strumenti necessari per disporre delle conoscenze per sostenere una crescita responsabile, ma come pilastri di una partecipazione attiva di tutti i membri della società ad un comune processo di sviluppo integrale. Si ritrova in questa Dichiarazione il senso di marcia indicato già nel settembre 2019 dal Santo Padre con la proposta di un Patto educativo globale. Il Global Education Compact poneva la necessità di una grande azione comune a livello planetario su istruzione e formazione nella consapevolezza che l’intero mondo stava affrontando già prima della pandemia una trasformazione profonda e inedita, un cambiamento non solo sociale o economico, ma antropologico, con la mutazione dei punti di riferimento finora assunti e quindi l’emergere di uno smarrimento diffuso. Una condizione che richiedeva uno straordinario sforzo comune per ritrovare il coraggio di aprire la via della pace, un coraggio comune e condiviso per riportare al centro, dopo anni di individualismo e populismo, la persona, i suoi diritti inalienabili e contestualmente il dovere inderogabile alla solidarietà, come recita mirabilmente l’articolo 2 della Costituzione italiana.

In che modo queste riflessioni possono tramutarsi in azioni concrete?

L’istruzione e la formazione divengono la frontiera più avanzata della nuova sfida per la pace e lo sviluppo, e quindi le parole di Papa Francesco e la Dichiarazione di Porto sono da considerarsi i riferimenti necessari per i lavori del g 20 su istruzione e lavoro che terremo sotto la presidenza italiana il prossimo 22 e 23 giugno.

Che tipo di educazione si ritiene oggi prioritaria?

Educazione ambientale, educazione digitale, educazione alla solidarietà saranno i percorsi che impegneranno i ministri dell’educazione e del lavoro dei Paesi più avanzati per uscire da quella prolungata “crisi globale” che la pandemia ha esasperato e messo a nudo, una crisi nata dall’estensione a livello mondiale degli scambi ma non dei valori di umanità e comune responsabilità che a quegli stessi scambi debbono dare senso e significato. Oggi più che mai il Patto educativo globale che Papa Francesco aveva lanciato prima della pandemia dimostra la sua attualità e richiede un comune sforzo di realizzazione da parte di tutti per poter aprire responsabilmente una fase nuova per l’Europa e il mondo intero.

di Marco Bellizi