· Città del Vaticano ·

Raffaello e l’«Adorazione dei pastori»

Il prezioso panno

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19 maggio 2021

Pubblichiamo l’introduzione al catalogo a cura di Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazzini (Silvana Editoriale, 2021) della mostra «Sul filo di Raffaello. Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo» che verrà inaugurata il 21 maggio a Urbino.

I fili preziosi e le raffinatissime tessiture che contribuirono a diffondere l’universalità dell’arte del Divino Raffaello nelle corti italiane ed europee sono al centro di questa iniziativa espositiva che è il frutto di una proficua collaborazione fra il Mobilier National di Parigi, i Musei Vaticani e la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. L’esposizione nasce dalla volontà di sottolineare la “fortuna” che le sue invenzioni e le sue opere ebbero nella ricercata e pregiata arte tessile e, sebbene fosse nata da un progetto più ampio rimandato e ridimensionato per le note problematiche mondiali, la mostra è riuscita a focalizzare la sua attenzione sul prezioso e poco conosciuto nucleo degli arazzi provenienti dal Mobilier National che riproducono gli affreschi delle Stanze Vaticane e su alcune antiche serie perdute come quella dei Trionfi degli Dei, commissionati da Leone x Medici intorno al 1520.

I Musei Vaticani partecipano con un’unica opera, mai uscita prima dalla Galleria degli Arazzi dei Palazzi Vaticani: l’Adorazione dei Pastori, un prezioso panno che appartiene alla serie — detta della Scuola Nuova di Raffaelloraffigurante la Vita di Cristo, realizzata su committenza papale a Bruxelles tra il 1524 e il 1531 nello stesso atelier di Pieter Van Aelst, autore dei famosi arazzi degli Atti degli Apostoli eseguiti qualche anno prima per la Cappella Sistina.

La scelta è andata su una delle opere più legate alla figura del grande Urbinate per l’esistenza di un disegno, dalla tormentata vicenda attributiva, che riconduce anche se in via ipotetica direttamente a Raffaello. L’opera vaticana rappresenta quindi un contributo importante in quanto il panno è l’unica opera esposta ideata in ambito raffaellesco e costituisce l’inizio della storia narrata in mostra e che viene sviluppata in questo catalogo grazie agli importanti saggi di approfondimento dei maggiori studiosi del settore sulle numerose serie di arazzi inventate dal genio urbinate e dai suoi allievi su commissione dei due Papi Medici, Leone x e Clemente vii .

Un consesso di studiosi e specialisti — da Guy Demarcel, Nello Forti Grazzini, Hélène Gasnault, Alessandra Rodolfo, Ana Debenedetti, Lucia Meoni, Jean Vittet ad Anna Cerboni Baiardi ed altri — approfondisce i molteplici aspetti relativi alla immensa fortuna e al forte impatto che l’arte raffaellesca ebbe anche nel campo degli arazzi, dove l’introduzione dello stile del grande Urbinate portò una vera e propria rivoluzione a partire dalla famosa serie degli Atti degli Apostoli della Cappella Sistina.

La storia artistica narrata nel catalogo parte proprio da Roma, dall’esaltante storia del fortunato connubio fra un grande Papa quale Leone x , appassionato committente di arazzi, e un sublime e versatile artista quale fu Raffaello che aiutato dalla bottega progettò serie importanti, ancora oggi studiate pur mancandone in alcuni casi gli originali.

Oltre agli arazzi furono anche dipinti, disegni e affreschi che divennero un bacino importante a cui attingere nei secoli successivi, quando si assiste nell’arte tessile ad un proliferare di copie dei lavori del grande Urbinate, testimoniate in mostra dagli arazzi realizzati in Francia presso la manifattura dei Gobelins, dove il fascino dell’arte raffaellesca ebbe un influsso precoce tanto che Francesco i ne fu fatalmente attratto già nel 1533 quando commissionò una replica degli Atti degli Apostoli da esporre a Corte nelle occasioni importanti.

Nel xvii secolo copiare in arazzo i lavori del Maestro divenne un mezzo per la Corona francese per poter avere e godere di opere altrimenti inarrivabili come gli affreschi delle Stanze di Raffaello, copiati dagli anni Settanta del secolo dai pensionanti dell’Accademia di Francia per essere tradotti presso la manifattura dei Gobelins in tessuti con le stesse dimensioni e gli stessi colori degli originali; manufatti di gran pregio atti a riproporre la raffinata arte papale.

Il catalogo scandaglia, inoltre, sulle repliche intessute tratte dai dipinti su tavola o su tela, dai disegni, dalle incisioni, dai progetti figurativi di Raffaello e dei suoi più stretti collaboratori attivi sotto il suo influsso. Si tratta di una produzione episodica e non organica che si concretizza in opere di formato medio o piccolo, eseguite da varie manifatture europee ed in momenti diversi.

Nell’ambito delle “funestate” celebrazioni raffaellesche il merito della mostra — dei curatori e del nuovo Direttore della Galleria Nazionale delle Marche, Luigi Gallo — è quello di aver saputo in modo nuovo e originale ricordare la potenza e l’influsso che ebbe anche oltralpe — e in un genere “diverso” quale quello degli arazzi — la novità e l’originalità dell’estro raffaellesco.

di Barbara Jatta