· Città del Vaticano ·

La presentazione del documento nella Sala stampa della Santa Sede

Dalla Terra Santa all’Angola

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18 maggio 2021

È con le voci di tre giovani che è stato presentato, nella Sala stampa della Santa Sede, martedì mattina 18 maggio — 101° anniversario della nascita di san Giovanni Paolo ii — il documento Orientamenti pastorali per la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù nelle Chiese particolari. A condividere, nella conferenza stampa, le loro testimonianze sono stati Maria Lisa Abu Nassar, originaria di Nazareth, coordinatrice dell’accoglienza del Centro internazionale giovanile San Lorenzo a Roma; Gelson Fernando Augusto Dinis, seminarista angolano, studente di teologia dogmatica alla Pontificia università Urbaniana; e Dorota Abdelmoula, officiale del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.

Maria è andata dritta al sodo: «Quanto è bella la Chiesa! Leggendo il testo, ho pensato proprio a questo. La Chiesa si impegna continuamente ad aprirsi, a migliorarsi, riconoscendo le persone che hanno più bisogno di essere amate e guidate, aiutandole a trovare la loro identità come figli appartenenti a Dio».

«Nella Gmg a Cracovia nel 2016 — ha raccontato — ho vissuto la prima esperienza internazionale di pellegrinaggio, a cui ho partecipato insieme a un gruppo di giovani della Terra Santa, principalmente di Nazareth e di Haifa. Abbiamo vissuto delle giornate di preparazione ad Haifa e poi arrivando a Cracovia abbiamo incontrato tantissimi giovani di diversi Paesi del mondo, ogni gruppo con la propria bandiera di appartenenza, mentre noi eravamo lì senza alcuna bandiera, per evitare qualsiasi conflitto politico».

«Sono stati — ha proseguito — gli eventi della Gmg a ricordarci che apparteniamo alla Madre Chiesa e che siamo figli di un solo Padre, uniti a tutti i giovani del mondo».

«Nonostante i tanti conflitti nella mia terra — ha affermato Maria — essa rimane sempre un luogo di pellegrinaggio dove incontrare Gesù. Per questo sarebbe importante incentivare di più anche i giovani del posto a uscire alla scoperta del Vangelo camminando sulle orme di Gesù nei luoghi dove ha vissuto. Quanti giovani, come dice il testo degli Orientamenti, non verrebbero per una preghiera in chiesa però sarebbero disposti a partecipare a un’esperienza di pellegrinaggio, camminando e scoprendo insieme, creando nuove amicizie e condividendo momenti di gioia».

«La Terra Santa è un territorio piccolo con diverse religioni, in cui i cristiani sono una minoranza», ha detto ancora Maria. «Quanto sarebbe importante, soprattutto in questi giorni vista la situazione a Gerusalemme e in tutto il territorio, aprire la porta al dialogo tra i giovani di diverse religioni. Credo che tutti noi giovani, nonostante le nostre diversità, partiamo da un punto in comune, siamo alla ricerca di qualcosa, anzi Qualcuno, che possa dare senso alla nostra esistenza. Promuovere l’opportunità di un dialogo del genere nelle chiese della Terra Santa, attraverso la Gmg, dando così la possibilità a tutti di esprimersi, significherebbe poter sperare ancora che un giorno la pace regni nella terra dove è nato e vissuto Gesù», ha auspicato.

Quindi il seminarista Gelson ha confidato di essere rimasto colpito, leggendo il documento, dalla missione della «Chiesa come mediatrice dell’incontro del giovane con Dio, e ai suoi ministri come facilitatori di questo incontro. Nella Chiesa ciascuno si deve sentire accolto e amato, — ha chiarito — ma soprattutto accompagnato, e in particolare i giovani, che sono chiamati ad essere testimoni dell’amore di Dio lì dove si trovano».

«Le Gmg sono nate precisamente con questo intento: manifestare l’amore di Cristo ai giovani attraverso la vicinanza della Chiesa», ha concluso Gelson, ricordando che sono anche uno «spazio vocazionale» per la vita religiosa e per quella familiare.

Infine, il «protagonismo dei giovani» è stato il cuore dell’intervento di Dorota, anche se — ha spiegato — «in realtà questo protagonismo non ha bisogno di essere raccontato: Maria e Gelson, infatti, non hanno parlato solo della Chiesa ma soprattutto in quanto Chiesa». Gli Orientamenti, ha aggiunto, non sono solo «un documento per i responsabili della pastorale giovanile», ma vanno «letti, meditati e messi in pratica insieme ai giovani».

«Per questo sarebbe importante — e questo è uno degli incoraggiamenti del documento — non accontentarsi di avere già un gruppo di giovani coinvolti in parrocchia o nella diocesi, ma piuttosto cercarne sempre di più, soprattutto tra quelli che forse si sentono inadeguati, non degni, poco credenti». Del resto, ha concluso Dorota, «il mio stesso percorso, che mi ha portato qui alla Santa Sede, è nato con un gesto di fiducia di un sacerdote che mi ha semplicemente detto: “Prendi la chitarra e vieni a suonare alla messa della domenica, abbiamo bisogno di te. E non preoccuparti, imparerai tutto strada facendo”».