· Città del Vaticano ·

Al Regina caeli l’appello del Papa perché si ponga fine alla spirale di distruzione in Terra Santa

La morte dei bambini
è terribile e inaccettabile

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17 maggio 2021

«Preghiamo incessantemente affinché israeliani e palestinesi possano trovare la strada del dialogo e del perdono, per essere pazienti costruttori di pace e di giustizia, aprendosi, passo dopo passo, ad una speranza comune, ad una convivenza tra fratelli». È l’accorato appello lanciato dal Papa al termine del Regina caeli recitato dalla finestra dello studio privato del Palazzo apostolico vaticano con i fedeli presenti in piazza San Pietro a mezzogiorno del 16 maggio. In precedenza il Pontefice aveva commentato il Vangelo della domenica dell’Ascensione.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra la solennità dell’Ascensione del Signore. La pagina evangelica (Mc 16, 15-20) — la conclusione del Vangelo di Marco — ci presenta l’ultimo incontro del Risorto con i discepoli prima di salire alla destra del Padre. Di solito, lo sappiamo, le scene di addio sono tristi, procurano a chi resta un sentimento di smarrimento, di abbandono; invece tutto ciò ai discepoli non accade. Nonostante il distacco dal Signore, essi non si mostrano sconsolati, anzi, sono gioiosi e pronti a partire missionari nel mondo.

Perché i discepoli non sono tristi? Perché anche noi dobbiamo gioire al vedere Gesù che ascende al cielo?

Perché L’ascensione completa la missione di Gesù in mezzo a noi. Infatti, se è per noi che Gesù è disceso dal cielo, è sempre per noi che vi ascende. Dopo essere disceso nella nostra umanità e averla redenta — Dio, il Figlio di Dio, scende e si fa uomo prende la nostra umanità e la redime — ora ascende al cielo portando con sé la nostra carne. È il primo uomo che entra nel cielo, perché Gesù è uomo, vero uomo, è Dio, vero Dio; la nostra carne è in cielo e questo ci dà gioia. Alla destra del Padre siede ormai un corpo umano, per la prima volta, il corpo di Gesù, e in questo mistero ognuno di noi contempla la propria destinazione futura. Non si tratta affatto di un abbandono, perché Gesù rimane per sempre con i discepoli, con noi. Rimane nella preghiera, perché Lui, come uomo, prega il Padre, e come Dio, uomo e Dio, Gli fa vedere le piaghe, le piaghe con le quali ci ha redenti. La preghiera di Gesù è lì, con la nostra carne: è uno di noi, Dio uomo, e prega per noi. E questo ci deve dare una sicurezza, anzi una gioia, una grande gioia! E il secondo motivo di gioia è la promessa di Gesù. Lui ci ha detto: “Vi invierò lo Spirito Santo”. E lì, con lo Spirito Santo, si fa quel comandamento che Lui dà proprio nel congedo: “Andate nel mondo, annunziate il Vangelo”. E sarà la forza dello Spirito Santo che ci porta là nel mondo, a portare il Vangelo. È lo Spirito Santo di quel giorno, che Gesù ha promesso, e poi nove giorni dopo verrà nella festa di Pentecoste. Proprio è lo Spirito Santo che ha reso possibile che tutti noi siamo oggi così. Una gioia grande! Gesù se n’è andato in cielo: il primo uomo davanti al Padre. Se n’è andato con le piaghe, che sono state il prezzo della nostra salvezza, e prega per noi. E poi ci invia lo Spirito Santo, ci promette lo Spirito Santo, per andare a evangelizzare. Per questo la gioia di oggi, per questo la gioia di questo giorno dell’Ascensione.

Fratelli e sorelle, in questa festa dell’Ascensione, mentre contempliamo il Cielo, dove Cristo è asceso e siede alla destra del Padre, chiediamo a Maria, Regina del Cielo, di aiutarci a essere nel mondo testimoni coraggiosi del Risorto nelle situazioni concrete della vita.

Alla fine del Regina caeli, dopo l’appello per la Terra Santa, il Papa ha ricordato l’inizio della Settimana Laudato si’ e la beatificazione del giorno prima a Roma del sacerdote Francesco Maria della Croce Jordan, fondatore della famiglia religiosa salvatoriana, quindi ha salutato i vari gruppi di fedeli presenti. Ecco le sue parole.

Cari fratelli e sorelle!

Seguo con grandissima preoccupazione quello che sta avvenendo in Terra Santa. In questi giorni, violenti scontri armati tra la Striscia di Gaza e Israele hanno preso il sopravvento, e rischiano di degenerare in una spirale di morte e distruzione. Numerose persone sono rimaste ferite, e tanti innocenti sono morti. Tra di loro ci sono anche i bambini, e questo è terribile e inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro, ma lo si vuole distruggere.

Inoltre, il crescendo di odio e di violenza che sta coinvolgendo varie città in Israele è una ferita grave alla fraternità e alla convivenza pacifica tra i cittadini, che sarà difficile da rimarginare se non ci si apre subito al dialogo. Mi chiedo: l’odio e la vendetta dove porteranno? Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro? «In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro» (cfr. Documento Fratellanza Umana) faccio appello alla calma e, a chi ne ha responsabilità, di far cessare il frastuono delle armi e di percorrere le vie della pace, anche con l’aiuto della Comunità Internazionale.

Preghiamo incessantemente affinché israeliani e palestinesi possano trovare la strada del dialogo e del perdono, per essere pazienti costruttori di pace e di giustizia, aprendosi, passo dopo passo, ad una speranza comune, ad una convivenza tra fratelli.

Preghiamo per le vittime, in particolare per i bambini; preghiamo per la pace la Regina della pace. Ave Maria…

Oggi inizia la “Settimana Laudato si’”, per educarci sempre di più ad ascoltare il grido della Terra e il grido dei poveri. Ringrazio il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, Caritas Internationalis e le numerose organizzazioni aderenti, e invito tutti a partecipare.

Saluto i pellegrini di diverse Nazioni che ieri, qui a Roma in San Giovanni in Laterano, hanno partecipato alla Beatificazione del sacerdote Francesco Maria della Croce, fondatore dei religiosi Salvatoriani e delle religiose Salvatoriane. Egli fu instancabile annunciatore del Vangelo, utilizzando ogni mezzo che la carità di Cristo gli ispirava. Il suo zelo apostolico sia di esempio e di guida a quanti nella Chiesa sono chiamati a portare la parola e l’amore di Gesù in ogni ambiente. Un applauso al nuovo Beato! C’è l’icona qui davanti….

Saluto cordialmente tutti voi, provenienti da Roma, dall’Italia e da altri Paesi, in particolare, il Gruppo AGESCI—Lupetti della parrocchia San Gregorio Magno in Roma; e il Seminario Redemptoris Mater della diocesi di Firenze.

A tutti auguro una buona domenica, anche ai ragazzi dell’Immacolata, che sono bravi. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!