· Città del Vaticano ·

Le elezioni per la Costituente

Un voto cruciale
per il Cile

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15 maggio 2021

Il fine settimana del 15 e 16 maggio segna un momento fondamentale nella storia del Cile. La popolazione del paese sudamericano si reca infatti alle urne per eleggere i 155 membri dell’assemblea che si occuperà di redigere la nuova costituzione. Negli stessi giorni, inoltre, gli elettori cileni votano anche per alcuni sindaci, consiglieri municipali e, per la prima volta nella storia, anche per i governatori regionali, una carica che è sempre stata designata dal governo. La votazione, inizialmente prevista per lo scorso 11 aprile, è stata posticipata a causa della grave situazione in cui versava al momento il Paese a causa della pandemia covid-19. Nonostante una campagna vaccinale estremamente efficiente, il Cile registrava ad aprile una media di oltre 7.000 contagi al giorno. L’emergenza sanitaria, aggravata dallo scarso numero di unità di terapia intensiva disponibili nel Paese, ha portato il governo di Sebastián Piñera ad adottare restrizioni radicali per contenere il numero di infezioni.

La Chiesa cilena ha sottolineato l’importanza di questo momento. I vescovi sono intervenuti a più riprese per chiedere ai cittadini di non disertare le urne e di votare con senso di responsabilità e discernimento.

I candidati per la nuova Assemblea costituente sono 1.468. Fra questi vi sono molti indipendenti e volti nuovi, dato piuttosto significativo in un Paese storicamente caratterizzato da bipolarismo politico e scarso ricambio della classe dirigente. I 155 membri eletti rispetteranno il criterio della parità di genere, e 17 di loro saranno scelti per rappresentare i popoli indigeni del Cile, finora rimasti esclusi dalla politica. Inoltre, ogni lista ha dovuto presentare almeno un 5% di candidati affetti da disabilità. Per redigere la nuova Costituzione, l’assemblea avrà a disposizione un periodo di nove mesi, prolungabile una volta sola per altri tre. Ogni articolo dovrà essere approvato con una maggioranza qualificata di 2/3 e gli unici punti fermi saranno la natura dello stato cileno come repubblica democratica e la continuità con i trattati internazionali a cui il Paese aderisce. L’approvazione del testo definitivo verrà poi subordinata al risultato di un referendum previsto per la seconda metà del 2022.

Il dibattito intorno alla legge fondamentale cilena ha radici piuttosto profonde: al momento è infatti ancora in vigore la costituzione del 1980, emanata durante il regime militare di Augusto Pinochet e redatta da un’assemblea di suoi collaboratori presieduta dal giurista Jaime Guzmán. Nonostante numerose campagne abbiano spinto negli anni per modificarlo, il documento non ha mai subito cambiamenti radicali a causa delle complicate procedure di revisione da esso previste. Delle modifiche di minore entità vi erano state apportate da un referendum nel 1989 e dall’ex presidente Ricardo Lagos nel 2005. Nel 2018, al termine del suo ultimo mandato, il presidente uscente Michelle Bachelet aveva proposto una nuova bozza, ma senza successo.

La scintilla che ha innescato il processo di elezione di un’assemblea costituente è stata la decisione del governo cileno di aumentare il prezzo del biglietto della metropolitana nell’ottobre 2019. Questo evento, apparentemente non correlato, ha in realtà catalizzato il diffuso malcontento popolare rispetto alle profonde disuguaglianze sociali ed economiche del Paese. Molti cileni considerano infatti queste problematiche come un’eredità dell’ordinamento statale precedente, il quale ha creato una società caratterizzata da gerarchie rigide e ben definite. La prima protesta è arrivata da parte degli studenti della capitale Santiago, i quali sono entrati in massa in una stazione della metropolitana senza pagare. La polizia è intervenuta impiegando lacrimogeni per disperdere i manifestanti, e le proteste sono rapidamente aumentate per intensità e partecipazione, protraendosi per mesi e portando a un bilancio di 36 morti e centinaia di feriti, alcuni dei quali hanno perso la vista a causa del gas. Secondo l’Istituto nazionale per i diritti umani (Indh), durante le proteste si è verificato il numero più alto di violazioni dei diritti umani dalla caduta di Pinochet. Per placare l’agitazione popolare, il governo ha quindi indetto un referendum abrogativo della vecchia costituzione, svoltosi il 25 ottobre 2020 e passato con oltre il 78% dei consensi. La tensione è tuttavia rimasta molto alta nel Paese, come dimostrato dalle proteste dello scorso 21 aprile contro la decisione del governo di negare ai cittadini la possibilità di effettuare prelievi dai fondi pensione.

L’elezione di un’assemblea costituente segna quindi un momento storico per il Cile e apre alla possibilità di una società più inclusiva ed egualitaria. La nuova costituzione cilena sarà la prima nella storia del Paese a essere redatta in seguito a un processo democratico e partecipato.

di Giovanni Benedetti