· Città del Vaticano ·

Il conflitto tra Israele e Gaza

Diplomazia al lavoro
per la tregua

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15 maggio 2021

Almeno 139 morti, tra i quali quaranta bambini e venti donne. Questo l’ultimo tragico bilancio delle vittime palestinesi causate dall’inizio del conflitto, che anche in Israele ha causato nove morti. Nella notte raid israeliani hanno continuato a colpire la Striscia di Gaza. L’episodio più cruento è avvenuto nel campo profughi di Al Shati, nel nord della Striscia, dove le bombe israeliane hanno distrutto un palazzo di tre piani, uccidendo un’intera famiglia: dieci persone, tra le quali due donne e otto bambini, secondo quanto riporta l’agenzia palestinese Maan. L’unico sopravvissuto è un bambino di un mese soltanto. Secondo fonti delle Nazioni Unite almeno 10.000 palestinesi sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa delle operazioni militari in corso. Israele ha denunciato il lancio di 200 razzi da Gaza nelle ultime 12 ore. Questa mattina le sirene di allarme sono scattate a Tel Aviv a causa di una serie di razzi esplosi da Hamas, uno dei quali ha colpito un edificio nella zona di Ramat Gan.

In questo drammatico quadro, la diplomazia internazionale ha iniziato a mettersi in moto per cercare di raggiungere un cessate il fuoco. L’Egitto ha annunciato ieri pomeriggio di aver «chiesto a Israele di fermare i bombardamenti aerei su Gaza per evacuare i feriti» e «una tregua per poter far entrare assistenza medica a Gaza». Il Cairo — stando a fonti diplomatiche — «ha chiesto ai Paesi occidentali di esercitare pressioni su Israele affinché accetti una tregua di giorni». Anche gli Stati Uniti hanno chiesto l’immediata cessazione delle ostilità: «I palestinesi, anche a Gaza, e gli israeliani si meritano in modo uguale di vivere in dignità e sicurezza» ha dichiarato ieri il presidente Usa Joe Biden nel messaggio per le celebrazioni dell’Eid al Fitr, che chiudono il Ramadan. «Nessuna famiglia dovrebbe vivere nella paura per la propria sicurezza nella propria casa o nel luogo di culto — ha proseguito il presidente — noi pensiamo soprattutto ai bambini di queste società che fanno i conti con il trauma provocato da un conflitto molto oltre il loro controllo». Hady Amr, l’inviato del presidente Biden, è giunto ieri a Tel Aviv e ha avuto un colloquio con il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Domani è in programma alle Nazioni Unite una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza. Turchia e Francia sono intervenute ieri per chiedere la tregua immediata.

Nel momento in cui scriviamo la situazione resta estremamente tesa. Oggi, 15 maggio, gli israeliani celebrano la nascita dello Stato di Israele, una data che invece i palestinesi chiamano la “Nakba”, ovvero la “catastrofe”. Sono previste nuove manifestazioni in molte città israeliane e in Cis-giordania. Violenti scontri si sono registrati anche ieri, in particolare a Jaffa, dove due bambini arabo-israeliani di dieci e dodici anni sono stati soccorsi per ustioni subite da bombe molotov lanciate nel quartiere di Ajami. I medici hanno evacuato il bambino di 12 anni con ustioni sul torso, mentre una bambina di 10 anni è stata ricoverata con una ferita alla testa nel Sheba Center di Ramat Gan. Secondo i media, i morti palestinesi in incidenti avvenuti in varie località della Cisgiordania sono almeno dieci.

I raid israeliani si sono concentrati soprattutto sulla vasta rete di tunnel costruita da Hamas al confine tra la Striscia e Israele. Contro i tunnel si sono mosse l’aviazione (oltre 160 caccia), i tank e le forze di terra schierate lungo il confine. Insieme, in 40 minuti, con circa 450 colpi hanno centrato oltre 150 «obiettivi sotterranei» nel nord della Striscia, in particolare a Beit Lahiya. Non si sa al momento quanti miliziani siano rimasti uccisi nell’attacco. «Avevo detto — ha ricordato il premier israeliano Benyamin Netanyahu — che avremmo colpito Hamas e gli altri gruppi terroristici con colpi significativi ed è quello che stiamo facendo».

Intanto, si surriscalda anche il confine tra Israele e Libano. Ieri pomeriggio alcuni tank hanno esploso colpi di avvertimento «in direzione di alcuni dimostranti provenienti dal territorio libanese che erano entrati in territorio israeliano» riferiscono fonti militari. Nelle stesse ore due libanesi sono stati feriti da pallottole di gomma sparate da soldati israeliani lungo la Linea Blu di demarcazione, secondo quanto riporta l’esercito. Stando invece ai media libanesi, un manifestante sarebbe stato ucciso dai soldati israeliani. Inoltre, poco prima, due razzi sarebbero stati esplosi dal sud del Libano contro il territorio israeliano.