· Città del Vaticano ·

Papa Francesco apre gli «Stati generali della natalità»
L'iniziativa del Forum delle Associazioni Familiari

Uscire insieme
dall’inverno demografico

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14 maggio 2021

Anche se “l’inverno demografico” che l’Italia sta vivendo da anni è stato accentuato dagli effetti dell’epidemia di covid-19 — il 2020 ha segnato un nuovo record di poche nascite e del numero di decessi — «nulla è ancora definitivamente perduto, se iniziamo a rimboccarci le maniche e a remare controcorrente, senza mai perdere la fiducia di poter incidere su processi, decisioni e idee delle persone, così da invertire finalmente la rotta, restituendo una speranza veramente nuova alle famiglie di tutto il Paese». È questa la certezza, espressa dal presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari Gigi De Palo, presentando a Papa Francesco nell’auditoriun della Conciliazione – a pochi passi d piazza San Pietro – la prima edizione degli Stati generali della natalità. All’incontro, trasmesso anche sui social, erano presenti il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e esponenti del mondo politico, sociale ed economico. «Non ci sono dubbi — ha affermato De Palo — la natalità è la nuova questione sociale perché se non interveniamo ora, crolla tutto. Ed è una questione sociale universale, che riguarda tutti, anche chi i figli — liberamente — non li ha voluti o non li vuole fare e non desidera figli propri. Perché riguarda il futuro». «I figli migliorano il clima sociale, lo arricchiscono, lo curano perché sono loro oggi a volere un mondo diverso, migliore di quello che è stato finora costruito, sono loro a renderci maggiormente responsabili verso il pianeta — ha ribadito il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari — sono i nostri figli a renderci parsimoniosi perché ci “costringono” a spendere per la loro formazione e non per il consumo tout court». Sono anche loro l’antidoto al consumismo, all’individualismo
e all’egoismo.

Durante l’incontro, a prendere la parola subito prima del Pontefice è stato il capo del governo italiano, che ha incentrato il suo discorso sulla necessaria «dimensione etica» nell’affrontare la questione demografica. «Voler avere figli sono da sempre decisioni fondamentali nelle nostre vite», ha affermato Mario Draghi. «La dimensione etica che queste decisioni comportano è fondante in tutte le società in cui la famiglia conta», ha rilevato il presidente del Consiglio, notando tuttavia che «questa dimensione è stata respinta a nome del desiderio individuale». Il premier ha poi ricordato che «le ragioni per la scarsa natalità sono in parte economiche» e hanno a che fare con la mancanza di sicurezza e stabilità. In particolare, «i giovani hanno bisogno di un lavoro certo, una casa, un sistema di welfare efficace e servizi per l’infanzia». Anche se «siamo diventati più sinceri nelle nostre consapevolezze — ha concluso Draghi — dobbiamo aiutare i giovani a recuperare fiducia e determinazione. A tornare a credere nel loro futuro, investendo in loro il nostro presente». In questo senso, Draghi ha anche rinnovato gli impegni del suo esecutivo sulla natalità, tra cui l’estensione dell’assegno unico universale a tutti i lavoratori entro il 2022.

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, dal canto suo, ha lanciato un appello «a ricostruire un sapere, un imparare di affetti», in quanto «non c’è natalità se non ci sono gli affetti». Dopo la famiglia, ha sottolineato, la scuola — che ha «molti problemi ma anche molte risorse» — «è la prima comunità che i bambini incontrano ed è l’unica istituzione che vede i bambini trasformarsi in ragazzi, in adolescenti e poi giovani, donne e uomini. Si tratta anche di una istituzione che li accompagna nella trasformazione di corpo e mente e deve insegnare come vivere anche il dolore».

Il direttore dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, nella sua relazione ha proposto l’avvio di un nuovo piano destinato ad arginare il declino demografico in Italia, prefigurando un obiettivo sufficientemente realistico e in linea con i dati dell’esperienza dei partner europei che sono usciti dall’inverno demografico: un aumento del numero medio di figli per donna di 0,6 unità nell’arco del prossimo decennio. Tale risultato, ove raggiunto, porterebbe il totale annuo dei nati in Italia dai 394 mila ipotizzati per il 2021 a 524 mila nel 2031, un obiettivo che resta dunque possibile, tanto nell’intensità quanto nei tempi ipotizzati. Il successo di questa «iniezione di vitalità e di futuro» nella società italiana, ha spiegato il direttore dell’Istat, dipenderà dalla «triangolazione» tra gli attori, in primo luogo le famiglie, ma anche il mondo non profit e quello delle imprese.

di Charles de Pechpeyrou