· Città del Vaticano ·

Aumento vertiginoso dei reati predatori on line contro i minori in overdose da connessione

La solitudine degli agnelli

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14 maggio 2021

I ragazzini non escono di casa ma il dispositivo è l’armadio magico dal quale passano non visti in un’altra terra dove i genitori non li seguono. E dove le storie finiscono male perché ogni pericolo si affronta in solitudine. A 13, 12, anche dieci anni. Dipende a che età si decide di mettere in mano ad un ragazzino un dispositivo, pieno di risorse a patto di saperle usare.

L’altra pandemia, quella della solitudine digitale di bambini ed adolescenti, emerge dai dati sulle vittime, raccolti dalla polizia postale italiana. In un anno sono aumentati del 130% i reati di pedopornografia, del 70% le aggressioni on line. Gli indagati sono quasi raddoppiati (+90%). Ma il dato più anomalo è quel 200% in più di minori che diventano aguzzini di altri minori. Piccoli bulli, torturatori psicologici, estorsori sessuali, esibizionisti in miniatura che filmano e mettono on line il sopruso sul più debole. Un coetaneo, spesso, ma anche i disabili e gli anziani soli vengono presi di mira. La solitudine digitale, già descritta nell’immagine della bolla che ti rimanda come informazione l’eco delle tue convinzioni e dei tuoi pregiudizi, non è solo deserto. È il luogo dove si può sperimentare, non visti, la sensazione dell’onnipotenza e dell’irresponsabilità. Per un bambino, o per una mente infantile, una china scivolosa verso la disintegrazione della personalità, del senso morale, del senso critico. Lì, persa la propria dignità, si preda quella degli altri.

L’anno del necessario lockdown per il Covid coincide con questi dati in esplosione. I bambini, chiusi in casa, si sono trovati proiettati, da soli, in un viaggio nel territorio dell’onnipotenza e dell’invisibilità, come aguzzini o come vittime. Gli sfruttatori hanno saputo cogliere l’opportunità: le famiglie, la scuola, gli adulti in genere, molto meno. I figli silenti sono stati, talvolta, considerati figli al sicuro. Tanto più che anche i genitori hanno avuto bisogno di chiudersi a loro volta in «bolle» lavorative. Gomito a gomito, magari nello stesso salotto, ognuno ad anni luce dall’altro nell’illusione ottica della vicinanza. “Bolle” di solitudine digitale a separare silenziosamente le strade delle persone. Quanto profondo sia il fenomeno lo dice un altro dato di ordine pubblico portato dal capo della polizia italiana, Lamberto Giannini, all’attenzione della commissione parlamentare Antimafia: i reati in Italia sono calati nei primi mesi del 2021 del 24%, effetto del lockdown e della circolazione ridotta delle persone: l’unico dato in forte controtendenza è l’impennata dei reati di pedopornografia on line (più 132%)e delle truffe informatiche (più 4%). La “strada” come luogo di predazione non ha fatto che spostarsi sui social dove, dice la cronaca, la prima nemica è la mancanza di compagnia. Nel caso dei bambini, di accompagnamento. Scegliendo dalle notizie più recenti: a Potenza due “lupi solitari”, uno indipendentemente dall’altro, usavano la stessa tecnica per organizzare ricatti sessuali ai danni di ragazzine delle medie. Grazie a falsi profili si fingevano coetanee per lanciare la proposta di partecipare a concorsi di selfie nudo con in palio abbonamenti a Netflix o punti Amazon. Dopo il primo scatto, la trappola si chiudeva: le bambine potevano subire ogni tipo di ricatto. E le famiglie non percepivano il tormento delle figlie. In Toscana è stata scoperta una rete di ragazzini legata dal “segreto” di immagini realizzate con crudeltà e recapitate in chat di classe.

Lockdown ed iperconnessione solitaria non hanno portato problemi diversi o nuovi. Di sicuro, però, li hanno fatti esplodere. La benzina sull’incendio è arrivata dal cosiddetto darkweb, un posto del quale si farebbe bene ad imparare il nome. È dalla Rete Oscura, quasi il 70% del totale delle vie percorribili sul web, che arrivano immagini crudeli, sadiche addirittura. Prodotte per vie infami e caricate da adulti in grado di infiltrarsi nei social dei ragazzi, mettendo in moto la catena del file sharing. Da ragazzino a ragazzino, obbrobrio, cattiveria e sporcizia.

Questo spiega quel 200% in più di ragazzini mostrificati fino a torturare i più piccoli ed i più deboli senza che le famiglie, solo fisicamente presenti, percepiscano il pericolo. Dall’inizio del 2021 la polizia postale italiana si è occupata di 77 casi di cyberbullismo. Su questo fuoco c’è chi soffia. Per denaro. Il dark web è diventato anche una vetrina di crimini in franchising, considerata una frontiera di mercato come un’altra. Non occorre essere lupi della tastiera per organizzarsi uno spazio di manipolazione, sfruttamento e violenza. C’è chi offre gli strumenti, chiavi in mano. Anche il materiale pedopornografico. Ed il know how. Lo schema, si è visto, è quello di inserirsi in un gruppo assumendo un’identità bene accetta e popolare. E lì cominciano sharing, condivisioni e sfide. La polizia postale ha scoperto che anche ragazzini di 9 anni — 52 casi dall’inizio del 2021 — sono stati vittima di estorsioni sessuali e truffe, i due reati in crescita. E senza mettere piede fuori di casa.

Chi soffoca per iperconnessione, chi di connessione ha fame e la chiama “un diritto”. Pochi giorni fa, in Bolivia, una gremita “marcia dei padri” ha attraversato le strade per reclamare connessione gratuita per i figli ed un computer per ogni ragazzo. Nel mondo globale pare ancora da trovare una via di mezzo fra solitudine digitale dei paesi ricchi e fame digitale dei paesi poveri

Chiara Graziani