· Città del Vaticano ·

India e Nepal
travolti dal covid

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14 maggio 2021

La grave ondata pandemica che sta travolgendo l’India ha ormai coinvolto anche il vicino Nepal. La nazione himalayana ha un confine poroso con cinque Stati indiani e gli intensi spostamenti dei frontalieri hanno favorito una rapida diffusione del covid-19 in loco.

Il numero di nuovi casi è aumentato, nelle ultime settimane, del milleduecento per cento mentre il tasso di positività dei test diagnostici è tra i più alti al mondo ed ha toccato quota quarantesette per cento. Negli ospedali della capitale Kathmandu le terapie intensive ed i reparti sono al collasso ed alcuni pazienti covid sono morti a causa dell’assenza di ossigeno. La situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi nel prossimo futuro quando circa quattrocentomila lavoratori migranti nepalesi potrebbero decidere di fare ritorno in patria senza poter essere sottoposti alla quarantena dalle autorità.

Il Nepal ha un sistema sanitario fragile, con meno dottori pro capite dell’India ed un tasso di vaccinazioni più basso di quello della nazione vicina. Una serie di eventi pubblici, inclusi festival, comizi politici e matrimoni hanno consentito ai casi di diffondersi e ad influire negativamente sono state anche la lentezza della risposta governativa ed una certa indifferenza da parte della popolazione. Molti temono che l’irrigidimento dei controlli ai confini ed i lockdown imposti nelle regioni più colpite, inclusa la capitale, non siano sufficienti a contenere il virus che ha già raggiunto località remote come il campo base del monte Everest. Appena un mese fa la nazione himalayana riportava cento casi di coronavirus al giorno mentre ora sono più di ottomila.

Il primo ministro KP Sharma Oli ha annunciato che, per far fronte al drammatico aumento di infezioni da coronavirus, tutti gli ospedali pubblici e privati e le scuole di medicina verranno trasformati in centri di trattamento del covid-19. Nel corso della comunicazione televisiva è stato chiarito come solamente gli ospedali più piccoli si occuperanno di curare i pazienti non covid e come l’esercito nepalese si occuperà di creare mille nuovi posti letto in ogni provincia del Paese, inclusa la valle di Kathmandu dove, non molto tempo fa, sono state individuate la metà delle infezioni giornaliere della nazione. La tragicità della situazione è stata evidenziata anche da una comunicazione del governo che ha chiesto alla popolazione di non recarsi in ospedale a meno che il proprio livello di ossigenazione non scenda sotto novantadue, una soglia legata ad un aumento della pericolosità.

L’Asia meridionale si è trasformata nell’epicentro mondiale della seconda ondata di covid-19 dato che la maggior parte dei Paesi della regione, inclusi India, Nepal, Bangladesh e Pakistan, sono stati duramente colpiti dal coronavirus e la situazione, invece che essere sotto controllo, continua a peggiorare giorno dopo giorno. Un approccio coordinato da parte dei governi locali si rivelerà probabilmente necessario per evitare le gravi ricadute sociali di quanto sta accadendo e per prevenire, prima che sia troppo tardi, un ulteriore peggioramento del quadro complessivo.

La seconda ondata di coronavirus che sta devastando l’India è, al momento, molto più letale della prima e gli scienziati ritengono che la crescita potrebbe essere dovuta alla presenza di ceppi mutanti del covid. La variante B.1.617, identificata per la prima volta in India, ha alti tassi di trasmissione ed è stata individuata ad ottobre. Le autorità locali hanno poi riferito, nel marzo di quest’anno, che la variante era diventata piuttosto comune nello Stato del Maharashtra.

Questo ceppo è portatore di due mutazioni, la E484Q e la L452R, che possono rendere il virus più contagioso e possono consentirgli di aggirare le difese del corpo umano. La variante è stata individuata in circa quaranta Paesi del mondo e tra questi ci sono il Regno Unito, gli Stati Uniti e Singapore.

di Andrea Walton