· Città del Vaticano ·

Presentato il primo rapporto del Dipartimento della Pami per la legalità

Come Maria
costruttori di comunità

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14 maggio 2021

«La mafia si presenta oggi come un concentrato di tutte le possibili forme di dominio sull’uomo». Il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Pignatone, interviene alla presentazione del primo Rapporto sulle attività del Dipartimento di analisi, studi e monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi istituito, il 24 giugno 2020, presso la Pontificia Academia Mariana internationalis (Pami). E porge lo sguardo, attraverso la sua lunga esperienza di magistrato, sulle «manifestazioni di apparente religiosità» costruite come «sovrastrutture permanenti attraverso cui camuffare, specie quando diminuisce il tasso riconoscibile di violenza, la reale essenza dell’organizzazione». Ricorda così che «quando entrai nella casa dove venne arrestato Bernardo Provenzano contammo la presenza di circa 170 santini, leggendo nei “pizzini” un continuo richiamo alla “volontà di Dio” o “in nome di Cristo” per poi dare ordini di morte. Oltre al ritrovamento di una Bibbia sottolineata e, probabilmente, utilizzata come cifrario».

Forte l’eco, anche a distanza di anni, delle condanne della Chiesa ai fenomeni criminali, attraverso il pronunciamento dei Pontefici. «Non sono parole sull’acqua e ne abbiamo una prova, per così dire, “processuale” ricordando come nel 2005, in una intercettazione registrata il giorno dopo la morte di san Giovanni Paolo ii, di fronte alle immagini dei funerali uno dei capi clan di Cosa nostra ricordava, a oltre dieci anni di distanza, la “sbrasata” pronunciata nella Valle dei Templi di Agrigento: «Convertitevi!». Per Giuseppe Pignatone, già procuratore capo della Repubblica del tribunale di Roma, «vi è la sensazione che anche tra alcuni sacerdoti e religiosi vi sia la convinzione che combattere la mafia non sia un problema della Chiesa ma solo delle istituzioni statali».

A pochi giorni dalla beatificazione del magistrato Rosario Livatino e dall’annuncio dell’istituzione di un gruppo di lavoro sulla scomunica alle mafie presso il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, all’incontro prendono parte i rappresentanti delle istituzioni della Repubblica che hanno scelto, attraverso convenzioni con la Pami, di prendere parte concreta al Dipartimento per la legalità per «liberare Maria dalle mafie»: dal rettore della Pontificia università Antonianum, padre Agustín Hernández, al procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione, Maurizio Block, dal direttore dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, Bruno Corda, al vice avvocato generale dello Stato, Giuseppe Albenzio, e al presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla. Per l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani, l’iniziativa è anche «un omaggio a tutti coloro i quali, con senso di umanità, giustizia e speranza e anche con il sacrificio della vita, si sono spesi per liberare il Paese dalla presa rapace delle mafie». Come ha scritto Papa Francesco nella lettera enciclica Fratelli tutti, parlando di «una pedagogia tipicamente mafiosa che, con un falso spirito comunitario, crea legami di dipendenza e di subordinazione dai quali è molto difficile liberarsi» (n. 28).

Il Dipartimento sulla legalità è formato da un gruppo di lavoro composto da vescovi, magistrati, prefetti, appartenenti alle forze dell’ordine, alle forze armate e da avvocati e docenti universitari. Dall’inaugurazione del Dipartimento avvenuta nel settembre 2020, nello stesso spirito di gratuità che vincola l’impegno di ogni componente, sono stati attivati dodici corsi online, quattordici convegni, quattro e-book, una biblioteca digitale con oltre 250 mila pagine di atti parlamentari, studi, documenti condivisi e incontri nelle scuole, come ha spiegato il coordinatore, Fabio Iadeluca. Per il direttore del Dipartimento, padre Gian Matteo Roggio, guardando alla figura di Maria «i Vangeli cristiani la mostrano sempre inserita nella realtà vera, complessa, problematica, pericolosa, dell’esistenza umana. Come persona consapevole della presenza dell’altro e orientata a viverla laicamente all’interno di una relazione non individualista ma costruttrice di comunità». Perché, sottolinea il presidente della Pami, padre Stefano Cecchin, «una vera devozione non può mai essere solo interiore ma deve aprirci all’altro. Il nostro costante impegno, anche interreligioso, è volto a incontrarsi, dialogare e conoscersi per poter camminare insieme».

Due giorni prima della presentazione al pubblico, una rappresentanza della Pontificia Academia Mariana internationalis è stata ricevuta al Palazzo del Quirinale dal presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, a cui è stato presentato il testo del primo Rapporto sulle attività del Dipartimento e a cui è stata consegnata l’onorificenza del Collare della Pami, di cui è stato anche nominato socio onorario.

di Fabio Bolzetta