· Città del Vaticano ·

RISUS PASCHALIS - VERSO LA PENTECOSTE CON LA GIOIA DELLA RESURREZIONE

Gioia crocifissa

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12 maggio 2021

«Tutto è compiuto»: sono queste le ultime parole pronunciate da Gesù prima di consegnare lo Spirito e che san Giovanni riferisce nel quarto Vangelo.

La scena della croce è senza dubbio uno degli spettacoli più strazianti della storia, eppure quelle parole sono dense di serenità e di pace: sono parole di gioia!

“Dov’è la gioia sul volto dei cristiani?”: è una domanda ormai così ripetuta da apparire quasi un luogo comune. Una richiesta legittima. Talvolta, però, ha il sapore di una giustificazione alla propria incredulità, travestita da accusa!

Verrebbe da chiedere: cosa cerchi, quando cerchi la gioia sul volto dei cristiani? Se cerchi il riso sguaiato del superficiale, se cerchi il sorriso forzato e ingannevole degli spot pubblicitari, se cerchi le espressioni edulcorate di chi sfugge il confronto con la realtà, allora non la troverai sul volto del vero discepolo del Signore Gesù.

Poche ore prima della sua morte in croce, Gesù ha rivelato ai suoi discepoli: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 11). Gioia promessa a chi vive in profonda comunione con Lui, come il tralcio con la vite; a chi conosce e ama la verità da lui rivelata, Lui stesso; a chi obbedisce ai suoi comandi; a chi, come Lui, sa amare attraverso il dono totale e generoso della vita. Gioia ricevuta in dono e non frutto di uno sforzo personale. Gioia resa vera e densa di sostanza dal sacrificio della croce.

Il cristiano vive di Gesù, il crocifisso risorto e vivo: la gioia del cristiano è sempre una gioia crocifissa!

San Paolo vi , commentando il Vangelo delle Beatitudini, affermò che «la vita cristiana non è facile, ma felice!». L’immensa schiera di Santi ce lo conferma: la santità è sempre sostanziata da una radicale partecipazione alla croce e alla risurrezione del Signore Gesù! Tutti i santi sono stati pervasi dalla gioia vera, eppure la loro esistenza è sempre caratterizzata da sobrietà, serietà e misura, spesso dal dolore, dall’incomprensione e dalla persecuzione.

Serietà e sobrietà non sono il contrario della gioia, ma la consapevolezza che la gioia vera ha avuto un prezzo: il sangue di Gesù. Chi vive di Gesù, come Lui, attraversa la storia e la vita degli uomini non da superficiale, assumendo su di sé i drammi, le fatiche e persino i peccati che incontra, ma sempre abitato dalla certezza della risurrezione. Ormai nascosto con Cristo in Dio”, permea i suoi gesti e le sue relazioni di Cielo.

Solo chi cerca la vera gioia ed è pronto a lasciarsi provocare nell’intimo, la potrà scorgere negli occhi dell’autentico discepolo del Signore Gesù.

«Rimanete in me e io in voi» (Gv 15, 4): lo Spirito Santo, che invochiamo nel tempo pasquale, compia in noi questo prodigio di comunione e di inabitazione e faccia maturare in noi il frutto della gioia (Gal 5, 22).

di Vincenzo Peroni