· Città del Vaticano ·

L’auspicio del cardinale Ayuso Guixot a una tavola rotonda organizzata dall’ambasciata del Senegal

Cristiani e musulmani uniti
in spirito di fratellanza

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12 maggio 2021

«I cristiani e i musulmani, uniti in spirito di fratellanza, mostrino ancor di più la loro solidarietà con l’umanità così duramente colpita» e «rivolgano le loro preghiere a Dio onnipotente e misericordioso affinché estenda la sua protezione su ogni essere umano» in «questi momenti difficili». È quanto auspicato dal cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, intervenuto nel pomeriggio di martedì 11 maggio a una tavola rotonda organizzata dall’ambasciata del Senegal presso la Santa Sede e dalla Comunità di Sant’Egidio, in occasione della fine del mese di Ramadan.

Invitato a offrire una rilettura del Documento sulla fratellanza umana firmato da Papa Francesco e dal Grande imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, attualizzandola nel contesto delle relazioni islamo-cattoliche, in particolare nel Paese africano francofono, il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha esordito spiegando come tali tematiche siano «davvero al centro dei pensieri e delle azioni» del vescovo di Roma, che «fin dall’inizio, sottolineando l’importanza dell’amicizia e del rispetto, ha permesso che i rapporti tra le religioni acquistassero un significato speciale». A tal proposito, ha aggiunto il porporato, «il pluralismo delle nostre società — non solo religiose — è una realtà che invita a riflettere sulla nostra identità, senza la quale non è possibile un autentico dialogo». Infatti, ha puntualizzato, «non stiamo dicendo che tutte le religioni sono uguali, ma che tutti i credenti e tutti gli uomini di buona volontà, compresi quelli senza affiliazione religiosa, hanno uguale dignità». Perciò «il dialogo tra le religioni non è un segno di debolezza» ma un mettersi «in gioco». Anche perché, ha osservato il cardinale Ayuso Guixot, «nel mondo così tragicamente segnato dall’oblio di Dio o dall’abuso del suo nome, persone appartenenti a religioni diverse sono chiamate a un impegno comune per difendere e promuovere la pace e la giustizia, i diritti umani e la tutela dell’ambiente». Bisogna, ha insistito, «offrire la nostra collaborazione alle società di cui noi, credenti, siamo anche cittadini; mettere a disposizione le nostre convinzioni più profonde riguardo al carattere sacro e inviolabile della vita e della persona umana». Del resto, ha proseguito, «il credente credibile non è altro che il testimone coerente dei valori che porta» e «spetta a lui la costruzione di società più giuste, con valori quali rettitudine, fedeltà, amore per il bene comune, attenzione agli altri — in particolare a chi è nel bisogno —, benevolenza e misericordia».

In proposito il presidente del Pontificio Consiglio si è detto convinto che «praticando, in libertà, il rispetto della legge e di tutto ciò che la maggioranza delle religioni ha in comune — preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio — si possa dimostrare che i credenti sono un fattore di pace per le società» e così rispondere a tutte le accuse ingiustamente rivolte alle religioni «di fomentare l’odio ed essere causa di violenza».

Elogiando i leader senegalesi che hanno risposto all’iniziativa dell’Onu di proclamare una Giornata della fratellanza umana, il porporato ha infine evidenziato come nel Paese africano «cristiani e musulmani sono chiamati a essere portatori, testimoni, restauratori e costruttori di speranza, soprattutto per chi sta attraversando difficoltà e disperazione». Il “modello” di riferimento potrebbe essere l’indimenticato cardinale Hyacinthe Thiandoum, primo porporato del Senegal, morto nel 2004. Il centenario della sua nascita è stato ricordato dal ministro degli Affari esteri, la signora Aïssata Tall Sall. L’esponente del governo ha spiegato che in Senegal il dialogo interreligioso si sperimenta attraverso iniziative di solidarietà «discrete, ma efficaci», in cui uomini e donne «spendono volontariamente il loro tempo al servizio delle popolazioni vulnerabili, dei malati e degli stranieri», e ha concluso rimarcando «la lotta instancabile» che Papa Francesco «conduce contro gli squilibri artificiali del mondo, che solo una logica del dialogo e della fraternità umana può correggere».