· Città del Vaticano ·

«The Skin I’m In» di Sharon G. Flake

I grimaldelli di Maleeka

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11 maggio 2021

Nel bene o nel male, gli anni di scuola sono un insieme di scoperte, dolori, crescita, sbandamenti, scivoloni e vittorie che ricorderemo per tutta la vita. Una porzione dell’esistenza in cui il tempo scorre a modo suo, tra giorni che si allungano all’infinito ed emozioni che frenano e accelerano senza ritegno. Ci sono, però, anni scolastici che troneggiano sugli altri e proprio a uno di questi è dedicato The Skin I’m In. Il colore della mia pelle (Firenze, Giunti, 2021, euro 14, pagine 160) di Sharon G. Flake. Uscito negli Stati Uniti nel 1998, finalmente Giunti lo propone oggi al giovane pubblico italiano nella traduzione di Maria Bastanzetti.

In prima persona, è la tredicenne Maleeka Madison a raccontare la sua storia. Una storia in salita, non solo per l’età complessa che attraversa. La morte del padre ha sconvolto la sua vita e quella di sua madre, la quale ha cercato di reagire al dolore mettendosi a cucire abiti, pur non essendone assolutamente in grado. Il singolare guardaroba è così ora una croce in più per la ragazzina che ha già enormi difficoltà a sentirsi a suo agio con se stessa. A scuola Maleeka viene costantemente derisa per il colore della pelle e per il suo aspetto («È tutta la vita che ho la sensazione di avere intorno gente che mi prende in giro […]. È già abbastanza brutto essere la più scura e peggio vestita della scuola, ma io sono anche altissima e magrissima»). E nemmeno l’idea di stringere un patto con la peggiore bulla dell’istituto (i compiti in cambio di una sorta di “protezione”) sortirà l’effetto sperato: Charlese, la bulla prepotente e cinica, trascinerà infatti Maleeka in una serie di situazioni pericolose che finiranno per farla sentire ancora peggio. Finché, come in qualsiasi storia che si rispetti, giunge l’occasione.

E in questo che sarà il primo romanzo di Flake (ne scriverà altri dieci, vincendo più volte il Coretta Scott King Honor Award, premio istituito nel 1969 che annualmente riconosce il lavoro in favore dei diritti umani di autori e illustratori afroamericani per bambini e ragazzi) l’occasione è l’arrivo in aula di una nuova insegnante: la professoressa Saunders, donna singolare che veste con costosissimi completi di marca e ha una grande voglia sul viso: abiti e tratto distintivo indossati tutti con invidiabile naturalezza. E così grazie alla Saunders — che Maleeka si trova ad ascoltare suo malgrado — la tredicenne si incamminerà verso l’accettazione. Che passerà anche per la scoperta di un grande talento per la scrittura.

Forte del cammino da lei stessa fatto («Ho imbroccato molte vie sbagliate prima di scoprire chi fossi davvero. Sarà così anche per voi») la docente non si arrende ai tentativi di Maleeka di sfuggire alla vera sé. Vocazione propria di quei professori che sanno bene quanto sia indispensabile il dialogo con le famiglie degli alunni (specie se problematici) la Sauders fa una cosa che nella scuola di Maleeka non ha mai fatto nessuno. Confrontarsi con la madre.

Flake è particolarmente brava nel raccontare il rapporto tra figlia e madre. Un rapporto di grande amore e protezione («Un sacco di gente pensa che mia madre non sia tutta giusta. Lo capisco dal modo in cui le parlano, a voce più alta del normale — come si fa con i pazzi — e con un sorrisetto appena accennato, come se conoscessero un segreto di cui lei è all’oscuro. Ma si rendono solo ridicoli») e che nemmeno il bullismo dovuto alle stranezze materne è in grado di incrinare. Maleeka, del resto, ha dovuto prima lottare contro bulli molto più forti e pericolosi, quando è riuscita a impedire che la donna venisse rinchiusa in istituto per la grave depressione seguita alla morte del marito. In modo diverso, dunque, sia la madre che la professoressa saranno preziose perché Maleeka possa ricostruirsi, possa sentirsi finalmente bene nella sua pelle e nei suoi panni («Alcuni di noi sono del colore sbagliato. Altri hanno misure sbagliate. Qualcuno ha la faccia sbagliata. Ma questo non ci rende persone sbagliate»). Ma v’è nella storia un’altra figura che è assolutamente indispensabile perché la tredicenne si senta finalmente “giusta”. Suo padre.

Le parole e gli insegnamenti dell’uomo sono lì, sempre presenti nei momenti topici; sempre lì, a distanza di tempo, a interrogare e stimolare sua figlia, a suggerirle in qualche modo la via. In un altro libro recentemente uscito troviamo raccontato il ruolo di un padre lontano (ma non defunto) nella crescita del figlio, e cioè Marco Polo e l’incredibile Milione (Firenze, Editoriale Scienza, 202o, pagine 128, euro 9,90) di Luca Novelli; anche qui l’assenza del genitore sarà motore di tante cose.

Tornando a Maleeka e alla sua storia di accettazione (con tante riflessioni scaturite proprio davanti allo «specchio di papà»), le parole dell’uomo sono dunque uno dei grimaldelli per ricostruire. «Mi torna in mente che una volta papà aveva detto che non bisogna mai vedersi con gli occhi degli altri». Maleeka cresce perché impara a metterlo in pratica, ma è servito qualcuno che le indicasse il percorso.

di Silvia Gusmano