· Città del Vaticano ·

La Chimica della Fede

L’uomo misura
di tutte le cose?

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08 maggio 2021

A livello delle legislazioni nazionali, le unità del sistema metrico — più propriamente chiamato Sistema Internazionale di Misura — non sono legalmente in uso in soli tre Paesi: la Liberia, il Myanmar e gli Stati Uniti d’America, anche se per tradizione, moltissime nazioni, soprattutto del Commonwealth, usano ancora varie unità del sistema imperiale, notabilmente: le miglia, le once e le libbre. Il sistema metrico offre molti vantaggi, il più evidente dei quali deriva dal fatto che la relazione fondamentale delle unità segue la rappresentazione numerica in base 10 (1 kg è diviso in 1000 grammi o 103), permettendo calcoli precisi in termini di convertibilità fra le unità, basati su una equipollenza a partire dalla molecola più diffusa sul nostro pianeta, l’acqua (un millesimo di m3 di H2O, uguale a 1 litro e pesa 1 kg). La controparte aritmetica però è che vi sono due denominatori semplici (il 2 e il 5), mentre i sistemi imperiali possono usarne di più (la base duodecimale, 12, permette divisioni intuitive con il 2, il 3, il 4 e il 6) e questo spiega perché nei Paesi di tradizione britannica, si tendono a usare le frazioni (descrivendo le quote di una scommessa, i bookmaker preferiscono i fractional odds — come 5/2 — ai decimal odds – 2,5 a 1).

D’altronde, il sistema metrico non è riuscito a imporsi a tutti i livelli: il più notabile è la misura tempo che viene ancora misurato in un sistema a base mista (un giorno è diviso in 24 ore, divise in 60 minuti, divisi in 60 secondi, che però sono divisi in frazioni decimali: decimi, centesimi e millesimi di secondi). E a livello della vita di tutti i giorni, anche nei Paesi tradizionalmente metrici, vi sono ancora resistenze per certe unità decimali quali le misure delle scarpe e dei guanti: la taglia delle scarpe non è il centimetro ma il 2/3 di centimetro (una signora che calza il 38 ha un piede lungo 25,3 cm) e quella dei guanti, il 8/3 di centimetro (la stessa signora indosserà un guanto taglia 7, avendo una mano di circonferenza di 18,7 cm). Questi due controesempi sono significativi perché incarnano due filosofie diverse nel scegliere le misure di riferimento: quelle oggettive e quella biometriche. I sistemi imperiali, essendo più antichi, nacquero come biometrici (dodici pollici — inches — in un piede — foot). Mentre il sistema metrico, realizzato durante la rivoluzione francese, parte da misure oggettive (originariamente il metro era uguale a 10 milionesimi della distanza dal 45° parallelo all’equatore al polo sul meridiano di Parigi, anche se poi è stato perfezionato seguendo la più universale delle costanti, la velocità della luce, ossia: la distanza percorsa da una luce monocromatica in 1/299.792.458 di secondo).

In un certo senso, la scelta di un sistema di misure parte dalla decisione di fare dell’uomo o della realtà che lo circonda, la misura campione su cui fondare le altre. Si tratta di una scelta filosofica a favore o contraria a uno dei capisaldi dell’umanesimo. L’uomo è veramente la misura di tutte le cose? E, come specificò Protagora: «Di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono»?

di Carlo Maria Polvani