· Città del Vaticano ·

L’universalità della preghiera

Come uscire migliori
dalla pandemia

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08 maggio 2021

È davvero carica di significati la partecipata “maratona” mondiale di preghiera alla Vergine voluta da Papa Francesco in questo maggio, per implorare la liberazione dell’umanità dalla pandemia.

Risalta nella preghiera universale il destino comune del mondo, unito dal flagello. Un’universalità che è il marchio della nostra epoca. Si esprime nella preghiera, anche, l’intenzione espressa più volte dal Papa: che l’umanità esca da tale terribile prova migliore. Ma che cosa questo auspicio deve davvero significare? Ecco la domanda fondamentale che deve accompagnarci in questo mese.

Le letture liturgiche di questo tempo di Pasqua ci richiamano continuamente a sentirci figli di Dio. «Rimanete in me e io in voi», come i tralci alla vite, chiede, quasi implora Gesù nel Vangelo della quinta domenica. «Perché senza di me non potete fare nulla».

È un doppio movimento: mentre lascia i suoi apostoli Gesù chiede loro di rimanere in Lui. Qualcosa difficile da comprendere. Ma che può costituire un messaggio speciale in questa Pasqua. Noi uomini siamo, oggi come non mai, soli nel mondo. Possiamo però far frutto se “rimaniamo in Lui”. La pandemia così come l’emergenza ecologica indica che il mondo è sempre più nella disponibilità della nostra tecnica, della nostra civiltà globalizzata. Lo è nelle sue prodigiose potenzialità ed energie così come nella sua fragilità. E tanto più l’una quanto più si dispiegano le altre. Mai l’uomo è stato così potente verso il mondo e mai, a causa di ciò, così in pericolo. Destinato ormai ad esserlo sino alla fine dei tempi.

Siamo esseri arrischiati, diceva Rainer Maria Rilke. «E più che pianta o animale con questo rischio andiamo, lo vogliamo». Lo vogliamo perché siamo figli di Dio e quindi liberi. Chiamati dall’inizio a esser signori, non padroni, del mondo.

Dobbiamo allora rimanere e riscoprirci figli per essere all’altezza del dominio del mondo al quale siamo chiamati, nutrirci di quella linfa che ci viene dall’essere tralci di quella vite. Altrimenti “non possiamo far nulla”. Oggi più che mai.

Viene in mente quanto scriveva Romano Guardini nel suo saggio Il potere. Ancora più che nel suo tempo, è urgente per l’uomo «avere potere sul proprio potere». Identificare «un’etica della potenza». Non è questo, forse, il senso ultimo racchiuso nella vicenda della pandemia?

Come esser signori del nostro potere? Direbbe ancora Guardini: Essendo anzitutto umili. Imitando Gesù che pur essendo nella condizione di Dio umiliò se stesso. L’intera esistenza di Gesù è stata una traduzione della potenza in umiltà e servizio. Anche qui un doppio movimento. Farci “servi” di quella Terra di cui siamo “signori”. È la metànoia necessaria a esercitare un corretto uso della tecnica. La questione non è più l’aumento del potere ma il suo dominio. Governare le strutture mondiali sempre più connesse e interdipendenti. Non dice questo il gigantesco apparato messo in piedi per procurare vaccini, per curare tutti? E gli apparati di controllo degli uomini che ne seguiranno: come saranno gestiti e indirizzati? Ecco. Il modo spirituale con cui l’uomo userà questi dispositivi sarà decisivo in direzione della liberazione o dell’asservimento dell’uomo, di un autentico progresso o della catastrofe. Questo significa oggi responsabilità e uso responsabile del mondo. Ed è l’unico significato e scopo da assegnare oggi alla democrazia. Altrimenti l’uomo si sentirà e sarà sempre più in balìa di automatismi anonimi e appunto irresponsabili. Gli algoritmi della finanza, la tecnica, gli imperativi economici. Questa irresponsabilità sarebbe la cattiva rinuncia. È invece necessaria la buona rinuncia. Rinuncia alla violenza verso le cose e verso gli altri uomini. Rinuncia al primato dell’appropriazione, alla manipolazione e distruzione. A cominciare dagli armamenti. Ecco quel che significa umiliare noi stessi. Tornare a sentirci radicati nella terra e come tralci uniti gli uni gli altri in Lui. Scoprendo così una nuova forza, una nuova potenza e una nuova volontà. Capace di dare buoni frutti. Uscire dalla pandemia migliori: se inizieremo a incamminarci in questa direzione, magari già in questo tempo di Pasqua, sarà possibile.

di Massimo De Angelis