· Città del Vaticano ·

Lo stretto rapporto tra Giovanni Paolo II e i Musei Vaticani

Una feconda alleanza
tra fede e arte

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06 maggio 2021

Si è finalmente aperta il 4 maggio al Castello Reale di Varsavia, dopo un anno di rinvii per la situazione sanitaria, un’importante mostra celebrativa che intende onorare il centenario della nascita di Giovanni Paolo II focalizzando l’attenzione sulle opere vaticane legate al Pontefice polacco. Il fulcro dell’iniziativa ruota intorno agli otto importanti dipinti dei Musei Vaticani, selezionati dalle sale della Pinacoteca Vaticana (fra i quali la delicatissima Madonna col Bambino di Beato Angelico, il Redentore del Correggio e le Osservazioni astronomiche di Donato Creti). In mostra fino al 13 giugno sono esposte anche opere d’arte provenienti da altre istituzioni vaticane come la Fondazione Giovanni Paolo II, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino - Angelicum e il Pontificio Consiglio della cultura.

«Quando, sul finire del xviii secolo, i Papi Clemente xiv e Pio vi fondarono i Musei Vaticani nel senso moderno del termine, i visitatori erano una strettissima élite. Oggi essi sono migliaia al giorno, di ogni estrazione sociale e culturale e provengono da ogni parte del mondo. Davvero si può dire che i Musei costituiscono, sul piano culturale, una delle più significative porte della Santa Sede aperte sul mondo». Questa frase, pronunciata da Giovanni Paolo ii il 7 febbraio del 2000 in occasione dell’inaugurazione del nuovo ingresso dei Musei Vaticani, ben chiarisce la considerazione che il Santo Padre aveva dei “suoi” Musei e delle collezioni che i suoi predecessori avevano formato, mantenuto e tramandato. Chiarisce oltremodo la consapevolezza del cambiamento che i Musei Vaticani hanno subito alla soglia del Terzo Millennio, divenendo quella “porta aperta” al mondo intero.

La missione dei Musei Vaticani è quella di far conoscere, preservare e condividere quello straordinario lascito di cultura, di storia, di bellezza e di Fede che i Pontefici romani hanno raccolto e custodito per secoli. Sono i musei che i Pontefici hanno costruito e portato avanti nel tempo per metterli a disposizione non soltanto dei pellegrini ma anche di tutti i visitatori, senza preclusione razziale, sociale, culturale, religiosa di sorta. Declinati inevitabilmente al plurale sono un “sistema” di collezioni, che spaziano dall’arte egizia al contemporaneo in un insieme pressoché infinito di ambienti museali che compongono un percorso di visita della lunghezza stimata di oltre sette chilometri.

Quale è stato il rapporto fra Giovanni Paolo ii e i suoi Musei? Quale il suo apporto? Cosa sono i Musei Vaticani oggi grazie a lui? Difficile riassumere in poche righe 27 anni di proficuo pontificato e di attenzione di un Pontefice del calibro di Giovanni Paolo ii verso i suoi Musei. Modernizzazione, informatizzazione, grandi restauri, mostre, legislazione e provvedimenti volti alla tutela e alla valorizzazione di quelle collezioni. Questi i punti fondamentali.

Fra il 1978 e il 2005 è avvenuto un processo straordinario di modernizzazione di tutta l’istituzione, che ha permesso di aprire le porte e dare accesso a migliaia di visitatori, una media giornaliera di oltre 20.000 persone. Il numero così vasto di tipologie di visitatori, portatori di istanze culturali estremamente differenti, ha ampliato a dismisura il punto di vista sul patrimonio, che è diventato sempre più strumento privilegiato di evangelizzazione e di promozione di quel dialogo interculturale e interreligioso, che rappresenta il focus della missione universale della Chiesa.

Giovanni Paolo ii ha ben compreso come i Musei Vaticani fossero anche un importante centro di ricerca multidisciplinare, produttore di attività scientifica in tutti i campi delle sue collezioni, e organizzatore di mostre e impegnativi restauri. Negli anni del suo pontificato l’istituzione è stata completamente riorganizzata e tutto il personale è stato ampliato.

In quegli anni si è avuto il coraggio di affrontare lo storico restauro della Cappella Sistina che ha ridato un nuovo volto, non solo a Michelangelo ma a quel luogo universale dell’arte, della storia e della Fede che è quella cappella. L’11 dicembre del 1999, con una solenne cerimonia alla sua presenza, venne celebrata il termine di quel restauro iniziato venti anni prima. Nel suo discorso il Pontefice ricordò la Cappella Sistina quale «luogo (…) caro non soltanto per i capolavori che custodisce, ma anche per il ruolo che riveste nella vita della Chiesa». Il suo auspicio fu quello «che, nel solco di quanto è testimoniato in questo “santuario” unico al mondo, si ristabilisca nel nostro tempo la feconda alleanza di fede ed arte, perché il “bello”, epifania della bellezza suprema di Dio, possa illuminare l’orizzonte del Millennio che sta per iniziare».

Negli anni del suo pontificato al di là dei visitatori, si è arrivati alla presenza nei Musei di centinaia di professionisti, dai curatori dei diversi reparti (egittologi, etruscologi, archeologi, storici dell’arte, epigrafisti, etnografi, storici) al personale scientifico del Laboratorio di diagnostica per la conservazione e il restauro, dai restauratori di sette laboratori specializzati nei più diversi ambiti di competenza (pittura, materiali lapidei, arazzi, mosaici, carta, metalli, terrecotte) agli addetti a inventario, archivi, documentazione fotografica, mostre, didattica, i tecnici informatici, quelli dell’accoglienza, i custodi e le guide, che portano avanti una istituzione che va annoverata fra i grandi musei universali.

Un momento importante legato alla sua figura per la storia dei Musei è stata la devoluzione delle collezioni d’arte della Biblioteca Apostolica Vaticana ai Musei Vaticani. Una devoluzione disposta con Rescriptum ex Audientia di Giovanni Paolo ii , avvenuto il 1° ottobre 1999, in previsione del Grande Giubileo dell’anno Duemila che avrebbe portato milioni di visitatori ai Musei. Un’unificazione che, se da una parte ha interrotto una tradizione storica, dall’altra ha razionalizzato la gestione di un’istituzione che stava diventando sempre più complessa.

Sempre in occasione del Giubileo del Duemila sono stati affrontati i lavori per un nuovo ingresso, relegando quello degli anni Trenta a uscita, e la costruzione ex novo di quell’entrata e di diversi altri ambienti e strutture a uso delle nuove esigenze di vasto pubblico.

L’auspicio di accogliere al meglio i diversi milioni di visitatori annui ha comportato un imponente sforzo di ampliamento dell’accessibilità nella più ampia accezione del termine, inerente barriere fisiche, sensoriali, cognitive, linguistiche, economiche, psicologiche. In primis in termini di tempo, con il prolungamento dell’orario di visita giornaliero, e le visite in esclusiva prima o dopo l’ingresso del pubblico e, per non escludere nessuno, l’ingresso gratuito ogni ultima domenica del mese.

Per facilitare l’accesso al patrimonio dal punto di vista dei contenuti ci si è dotati di aggiornati e plurimi strumenti: segnaletica interamente riqualificata, elaborazione di nuovi pannelli didattici con approfonditi contenuti scientifici; audioguide in diverse lingue (tra cui coreano, giapponese, cinese, russo); l’incremento del numero di operatori didattici e di guide plurilingui con un’infinità di percorsi di taglio differenziato per visitatori singoli, famiglie, gruppi; moltiplicarsi di pubblicazioni divulgative e scientifiche, prodotti multimediali, ecc.

Si sono abbattute altre barriere con l’offerta, a titolo gratuito, di itinerari in lingua dei segni per visitatori sordi condotti da guide sorde formate ad hoc presso i Musei e per i visitatori non vedenti e ipovedenti.

Tutto questo anche con un occhio all’informatizzazione che ha preso avvio in quegli anni e che ha riguardato non solo la contabilità ma, l’Inventario generale e gli archivi e tanti altri settori dei Musei. In quegli anni è stato aperto il sito dell’istituzione (www.museivaticani.va), oggi rinnovato e fortemente arricchito nei suoi contenuti scientifici.

Tanti sarebbero ancora i punti da trattare per la ricchezza di attenzione riservata ai Musei da parte di Giovanni Paolo ii , tante le grandi mostre intraprese in quegli anni, in Vaticano e anche in giro per il mondo, ma mi piace terminare con il riferimento alla Legge sulla tutela dei beni culturali n.
 ccclv del 25 luglio 2001 che ribadisce l’affidamento e precisa il ruolo dei Musei Vaticani nella tutela del patrimonio artistico distribuito nello Stato della Città del Vaticano, nelle Basiliche Maggiori e nei siti monumentali extraterritoriali, riaffermando con ancora più energia che la missione dei Musei Vaticani è quella di preservare e condividere, e tramandare alle generazioni future lo straordinario patrimonio di storia, di arte e di Fede.

di Barbara Jatta