· Città del Vaticano ·

La settimana di Papa Francesco
Un maggio di preghiera in trenta santuari del mondo per invocare la fine della pandemia

Con la corona fra le mani

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06 maggio 2021

La Chiesa di Pompei ha accolto con gioia l’iniziativa di Papa Francesco per una preghiera incessante da elevare nel mese di maggio con la recita del santo Rosario in trenta santuari di tutti i continenti. Il Papa ha voluto che, a guidare il Rosario fossero i fedeli raccolti nei diversi santuari del mondo, in ognuno dei quali si pregherà con una speciale intenzione. A Pompei, il 30 maggio, eleveremo l’invocazione per la Chiesa, con il pensiero rivolto in particolare a quanti tra il popolo di Dio — sacerdoti, religiosi, religiose, laici — hanno continuato, con coraggio e generosità, a svolgere, in tempo di pandemia e a rischio della vita, il loro ruolo per l’edificazione del regno di Dio e la salvezza delle anime. Sono testimoni di una fede così forte da non lasciarsi intimorire da un virus crudele. Il loro esempio è più potente di tante parole.

Esempio e testimonianza sono anche le parole con cui potremmo sintetizzare la vita del beato Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompei. Fu scrittore, giornalista, autore di celebri preghiere ma, più ancora delle parole, convertì con la testimonianza di vita. Nell’ottobre 1872, mentre camminava per le strade sterrate dell’allora Valle di Pompei, abitata da pochi contadini e resa pericolosa dai briganti e dalla malaria, sentì un’ispirazione interiore: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!». Decise di seguire la strada indicatagli dalla Vergine, impegnandosi per sempre in quella che divenne la sua missione. Poco meno di quattro anni dopo, l’8 maggio 1876, sarà posta la prima pietra del nascente santuario. Le vere fondamenta della basilica non sono le pietre nel terreno, ma la corona del Rosario, che vediamo tra le mani della Madonna e di Gesù nella nostra icona, venerata in tutto il mondo.

La preghiera è sempre necessaria, ancor di più in questo momento così difficile che tutta l’umanità sta vivendo. E il santo Rosario è una preghiera quanto mai efficace. Nel 2002, san Giovanni Paolo ii , che ha visitato Pompei due volte e ha beatificato il nostro fondatore, pubblicò la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, per dare un nuovo slancio alla preghiera mariana. Il Papa diceva, tra l’altro: «A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza» (39). Grazie anche a questo documento magisteriale, il Rosario è stato riscoperto come un vero e proprio itinerario di spiritualità e di santità e una mirabile sintesi del Vangelo.

Seguendo il suggerimento di san Giovanni Paolo ii , a Pompei il Rosario viene recitato con l’aggiunta della clausola che, al termine della prima parte dell’Ave Maria, evidenzia il mistero che si sta contemplando, rimarcandone la dimensione cristologica. Mentre preghiamo Maria, è Lei, infatti, che ci guida alla contemplazione del Figlio, ce lo fa conoscere, come solo una madre sa fare, e ci aiuta ad accoglierne la parola e a seguirlo.

Secondo la nota affermazione del beato Bartolo Longo, il Rosario è la catena dolce che ci annoda a Dio, il vincolo di amore che ci unisce agli angeli, la catena che ci fa fratelli. In questo mese di maggio, pregando il Rosario stiamo sperimentando una profonda esperienza di comunione ecclesiale, assieme a fratelli e sorelle di tutto il mondo. La preghiera ci unisce e ne abbiamo bisogno più che mai, per superare insieme i danni morali, spirituali e sociali, oltre a quelli dell’emergenza sanitaria. Tante famiglie sono state duramente colpite da questa pandemia, hanno subìto lutti e sopportato grandi sofferenze. Numerose sono, poi, le persone che hanno perso il lavoro o che hanno visto ridurre sensibilmente il proprio reddito. Ce ne rendiamo conto ogni giorno nella nostra mensa per i poveri intitolata a Papa Francesco. Tra le persone in fila per ricevere il cibo d’asporto distribuito dai volontari ci sono tanti volti nuovi. Ma, qui a Pompei, la carità non si ferma mai. Le opere sociali, fondate oltre 130 anni fa dal beato Bartolo Longo, rinnovate, nelle strutture e nelle modalità di accoglienza, per stare al passo con i cambiamenti della società, non si sono mai fermate, neanche nei giorni del lockdown più duro. Attraverso la distribuzione di generi di prima necessità, contatti telefonici e online abbiamo sostenuto moralmente e materialmente i minori dei centri diurni. E oggi che sono tornati a frequentarli il loro entusiasmo è incontenibile. Le case famiglia hanno continuato ad accogliere bambini e altre persone in difficoltà, nel rispetto delle regole. Il 30 maggio la nostra preghiera sarà anche per loro e con loro.

E pregheremo in modo speciale per Papa Francesco. Il vincolo tra Pompei e il successore di Pietro è profondissimo, come quello tra un figlio e la madre. L’avvocato Bartolo Longo, il 5 maggio 1901, giorno dell’inaugurazione della facciata del santuario, disse: «Un giorno da quella Loggia noi vedremo la bianca figura del Rappresentante di Cristo benedire le genti accolte in questa piazza, acclamanti la Pace Universale». E furono parole profetiche che si concretizzarono il 21 ottobre 1979 quando san Giovanni Paolo ii visitò per la prima volta la città mariana. Vi tornò il 7 ottobre 2003 per concludere l’Anno del Rosario. E hanno visitato Pompei anche Benedetto xvi , il 19 ottobre 2008, e Papa Francesco, il 21 marzo 2015. Tutti sono venuti con la corona tra le mani.

di Tommaso Caputo
Arcivescovo prelato di Pompei Delegato pontificio per il santuario