· Città del Vaticano ·

San Riccardo Pampuri

Un medico esemplare

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04 maggio 2021

Il mondo oggi ha bisogno di testimoni come san Riccardo Pampuri., che fanno divenire il Vangelo, azione. Una figura come quella del medico santo, entrato nell’ordine dei Fatebenefratelli nel 1927, riesce a indicare la strada affinché gli insegnamenti di Gesù non rimangano solo caratteri tipografici su delle pagine. Eppure di letture — oltre al Vangelo, ovviamente — Riccardo ne coltivava molte altre («La Civiltà Cattolica», «L’Osservatore Romano», «L’Italia») perché voleva essere al passo con i tempi. Vivo, in lui, lo studio non solo delle pubblicazioni mediche, ma di tutto ciò che poteva accrescere l’intelletto.

Il volume San Riccardo Pampuri. Un medico cristiano esemplare. Un Santo contemporaneo lombardo (Editrice Velar, 2021), curato dal professor Eugenio Russomanno (con la pregevole prefazione di Andrea Tornielli e la postfazione di fra Massimo Villa, superiore della provincia lombardo-veneta dei Fatebenefratelli), fornisce una preziosa occasione per immergersi nella vita del santo, ma — soprattutto — fa riflettere su quanto ci sia bisogno di uomini come lui. «In un mondo dove, dopo il peccato originale, fare il male è fin troppo facile ed è difficilissimo fare il bene, lui è di quelli di cui nessuno si accorge, ma il cui albero di senape sboccia rigoglioso». Le parole di Rino Cammilleri, citate da Russomanno nell’introduzione, pongono di riflesso importanti quesiti sulla nostra vita. Ci interrogano: cosa faccio, io, per essere strumento del bene? E, in questo periodo di pandemia, la domanda risuona ancora più potente. Se poi, come testimonianza viene offerta la figura di un giovane medico come Pampuri, ci rendiamo conto di quanta strada dobbiamo fare. L’unica via che possiamo percorrere è essere sollievo l’uno per l’altro. Nella semplicità, nella quotidianità e nelle piccole cose che fanno grandi miracoli.

Sono interessanti le descrizioni delle persone che lo hanno conosciuto. Il libro infatti, non è solo una biografia. È uno scrigno di ricordi, testimonianze, aneddoti che restituiscono un ritratto vivo del santo. I racconti della sorella Margherita, del nipote Alessandro e del fratello Agostino ne dipingono — con tratti veloci ma efficaci — la figura. Leggendo, infatti, queste pagine, Pampuri sembra quasi che ci sia accanto. Che ci parli delle sue giornate così scandite: «Ore 7 levata. Messa. Si confessava tutti i giorni. Comunione, colazione, visita ai malati per la condotta. Ore 12 tornava. Visita al SS. Sacramento, pranzo, lettura o studio (tranne che non vi fossero molti ammalati da visitare, nel qual caso riprendeva subito il giro). Verso sera, secondo il lavoro, tornava. Visita al SS. Sacramento, cena, Rosario, Benedizione Eucaristica in chiesa, studio, Rosario insieme a me». Queste parole della sorella Margherita descrivono bene la santa quotidianità di Pampuri.

Nello studio, sulla scrivania, aveva un piccolo crocifisso poggiato su tre gradini di legno. Su ciascun gradino, una frase. Aveva scritto di suo pugno, facendola propria, la frase dell’apostolo Giovanni: «A concupiscentia carnis, concupiscentia oculorum et superbia vitae, libera me Domine». È la scala verso il cielo, verso la santità.

di Antonio Tarallo