· Città del Vaticano ·

Nella devozione popolare

Amico e intercessore
in tempi difficili

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03 maggio 2021

San Giuseppe è considerato da molti un amico fedele ed un intercessore. Chiese, scuole, congregazioni religiose, ospizi e ospedali portano il suo nome testimoniandone così lo speciale legame con i fedeli.

Nella devozione popolare il Santo ha sempre avuto un posto di rilievo come mostrano le «Litanie in onore di San Giuseppe», approvate dalla Santa Sede sin dal 1909.

Il 1° maggio 2021 sette nuove invocazioni si aggiungono al corpus del 1909 sottolineando il ruolo di cura e protezione da sempre avuto da Giuseppe. Egli infatti, che curò e protesse con amore la Vergine Maria e Gesù Bambino, continua a prendersi cura ed a proteggere amorevolmente i più vulnerabili nel nostro mondo. È questo che le nuove invocazioni rammentano.

La prima invocazione, «Custos Redemptoris», tratta dall’esortazione apostolica Redemptoris custos, ci ricorda come san Giuseppe venne chiamato da Dio ad esercitare «amorevole cura» verso Maria e il bambino Gesù e ad essere «il primo custode del mistero divino». E, se come “Custode del Redentore” si dedicò all’educazione di Gesù Cristo, da quel tempo ad oggi e sempre «custodisce e protegge il Corpo Mistico di Cristo, cioè la Chiesa» (Redemptoris custos, 1).

A ciò intimamente legata è la seconda invocazione, «Serve Christi». Giuseppe «è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità» (Redemptoris custos, 8). San Paolo vi , nota, in un discorso del 19 marzo 1966, che la paternità di Giuseppe si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; nell’aver usato dell’autorità legale, che a lui spettava sulla sacra Famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; nell’aver convertito la sua umana vocazione all’amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e di ogni capacità, nell’amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa» (Insegnamenti di Paolo vi , iv [1966] 110). Ed a tale titolo fanno riferimento sia san Giovanni Paolo ii nella Redemptoris custos che il Santo Padre Francesco nella Patris corde.

La terza invocazione, «Minister salutis», si concentra sulla sua vocazione «a servire la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente “ministro della salvezza” (cfr. San Giovanni Crisostomo)», come riportato in Redemptoris custos, 8. Egli può essere considerato, in tal senso, un “servitore della salvezza”: «La grandezza di San Giuseppe — spiega il Santo Padre — consiste nel fatto che gli fu lo sposo di Maria e il padre di Gesù». In quanto tale, «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico», come afferma ancora San Giovanni Crisostomo» (Patris corde, 1).

Le successive quattro invocazioni, tratte dalla lettera apostolica Patris corde del Santo Padre Francesco, ci ricordano che san Giuseppe è il «Fulcimen in difficultatibus», un sostegno nelle difficoltà, come anche «Patrone exsulum, afflictorium, pauperum» (Patris corde, 5), il protettore degli esuli, degli afflitti e dei poveri. Durante la fuga in Egitto, rammenta Papa Francesco, «La santa Famiglia dovette affrontare problemi concreti come tutte le altre famiglie, come molti nostri fratelli migranti che ancora oggi rischiano la vita costretti dalle sventure e dalla fame». Proprio per tale ragione il Pontefice ritiene «che San Giuseppe sia davvero uno speciale patrono per tutti coloro che devono lasciare la loro terra a causa delle guerre, dell’odio, della persecuzione e della miseria» (Patris corde, 5).

In questo tempo di pandemia, durante il quale tra i più vulnerabili si contano gli esuli, gli afflitti e i poveri, l’intercessione di san Giuseppe è una autentica fonte di consolazione per coloro che sono stati colpiti dalla perdita di persone care, dalle difficoltà economiche, dall’intensa solitudine e isolamento, dai molteplici disagi. Sentiamo il bisogno ed abbiamo bisogno di stare vicino a san Giuseppe, il quale ci insegna due passi fondamentali e vitali: avere un orecchio attento alla Parola di Dio, capace di raggiungerci o giungerci in modi sorprendenti; agire con coraggio, seguendola, pur ignorando — parzialmente — dove ci stia conducendo ed a quale costo.

Quando Papa Francesco ha pubblicato la lettera apostolica Patris corde, il suo scopo non era semplicemente quello di “accrescere l’amore” verso san Giuseppe, ma anche volgere a lui lo sguardo per «implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio».

Oggi, con queste sette nuove invocazioni aggiunte alle «Litanie in onore di San Giuseppe», ci viene ricordato ancora una volta di rivolgerci a lui, compagno fedele nei tempi difficili, e di implorarne l’intercessione per coloro che sono nel bisogno, specialmente i più vulnerabili.

Non basta, però, pregare: siamo anche invitati a imitarlo attraverso una vita di servizio e di solidarietà.

Mentre “andiamo a Giuseppe” (Ite ad Ioseph) con sulle labbra e nel cuore queste invocazioni aggiunte che lo ricordano Custode del Redentore, Servitore di Cristo, Servitore della salvezza, Sostegno nelle difficoltà, Protettore degli esuli, Protettore degli afflitti e Protettore dei poveri, chiediamo anche la grazia, come san Giuseppe, di donare attenzione amorevole al nostro Redentore e Signore e di servire generosamente gli altri, in particolare coloro che sono più fragili.

Più che mai, questo è ciò di cui il mondo ha bisogno ora.

di Donna Lynn Orsuto
Docente, Istituto di spiritualità, Pontificia Università Gregoriana Director, The Lay Centre at Foyer Unitas