· Città del Vaticano ·

Madri del Concilio

Per la Chiesa dei poveri

Margarita Moyano nel suo ufficio
29 maggio 2021

Margarita Moyano l’argentina al Vaticano II


L’8 dicembre 1965, Papa Paolo vi consegnò a Margarita Moyano il Messaggio ai giovani, nella chiusura del Concilio Vaticano ii . Era stata designata uditrice laica, poiché all’epoca era presidente della Federazione Mondiale della Gioventù Cattolica Femminile, e partecipò alla quarta sessione del Concilio. Descriveva così la sua esperienza conciliare: “Ho avuto la sensazione di toccare da vicino parte di questo mistero che è la Chiesa, Popolo di Dio e madre che ci dona la vita, santa e peccatrice, prostituta e fedele, mistero intessuto da uomini e donne in cui irrompe lo Spirito di Dio, esattamente come irrompe nella storia di tutta l’umanità”.

Margarita nacque il 6 agosto 1926 in una famiglia argentina di stirpe creola. Crebbe a Buenos Aires insieme ai genitori e otto fratelli. Donna intelligente, dalla fede incrollabile, vivace e precisa, irradiava un’allegria profonda radicata nella sua spiritualità imperscrutabile. Di corporatura piuttosto minuta, voce dolce, sorriso inalterabile, le piaceva intrattenere i più piccoli della casa. Svolse la sua professione di insegnante. Sin da giovane entrò a far parte dell’Azione Cattolica Argentina e fu presidente del Consiglio Superiore dei Giovani dell’Azione Cattolica dal 1955 al 1961. L’anno successivo fu eletta responsabile per l’America Latina della Federazione Mondiale della Gioventù Cattolica Femminile, di cui in seguito divenne anche presidente.

Questa laica cristiana giudiziosa fece parte delle 23 donne uditrici del Vaticano ii , denominate “madri del Concilio” dalla stampa. Erano tredici laiche e dieci suore, donne battagliere, preparatissime e invitate al Concilio per le loro competenze. Rappresentarono una sicura ricchezza durante i lavori. Anche se non potevano intervenire nella plenaria, anche se non avevano né diritto di parola né di voto, infatti, si fecero sentire nelle commissioni: hanno dato un contributo, ad esempio, alla stesura di parti della Gaudium et spes. E tutte trasferirono l’esperienza del Concilio nel loro impegno nella Chiesa nei decenni a venire.

L’ iniziativa di Margarita Moyano fu specialmente attiva in campo ecumenico. Stabilì con l’osservatore Frate Roger Schutz, fondatore della comunità ecumenica di Taizé, una grande amicizia che continuò durante tutta la sua vita. Fu una delle promotrici degli Incontri Internazionali dei Giovani e del Concilio dei Giovani a Taizé (Francia) dal 1970 al 1974.

Durante quella straordinaria esperienza conciliare, condivise le riflessioni dei vescovi latino-americani sul tema “la Chiesa dei poveri”. Dal momento che erano soliti andare a pregare nelle catacombe, furono chiamati “i vescovi delle catacombe”. Nasce così l’amicizia con vescovi come don Helder Cámara, mons. Enrique Angelelli e altri. Nel 1978 fu chiamata a essere osservatrice all’Assemblea Episcopale Latino-Americana di Puebla (Messico). La sua opzione preferenziale per i poveri fu un sigillo indelebile nella sua essenza e nelle sue azioni.

Margarita in Argentina fu molto attiva all’interno di incupo (Instituto de Cultura Popular), associazione di profonda ispirazione cristiana per l’istruzione popolare degli adulti, creoli e indigeni: taglialegna, piccoli contadini, manovali, lavoratori migranti senza possibilità di sviluppo, condannati dalla povertà e dall’analfabetismo. In questo contesto Margarita si mostrò, come sempre, creativa, lavoratrice, attiva. Fu molto amata da queste famiglie.

Negli anni della dittatura militare, si trasferì a Bruxelles. Per ragioni di sicurezza, in quel periodo di grande violenza istituzionale, scelse di vivere nella città in cui aveva già abitato. Poiché aveva dimostrato con il suo percorso di essere una donna assennata, dalle idee avanzate e con uno sviluppato senso ecclesiale, essendo capace di dissentire ma senza arrivare allo scontro, fu nominata membro della Commissione Nazionale Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Argentina, dal 1988 al 1992.

Nella sua ultima parrocchia, Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, si dedicò alla catechesi degli adulti. Il suo parroco Oscar Ojea, attualmente vescovo di San Isidro e presidente della Conferenza Episcopale Argentina.

la ricorda come una laica con una formazione eccellente, con notevoli capacità di discernere e ascoltare, costruttrice di comunità e piena di allegria. Era l’immancabile animatrice dell’atto principale comunitario dei pellegrinaggi al santuario Mariano di Luján. Lo aiutò a fondare l’Hogar Albisetti, centro per il reinserimento di uomini indigenti. Fu pioniera e segretaria dell’Hogar El Arca nel suo paese, centro per ospitare e accompagnare persone con disabilità. Dimostrò una grande serenità e umiltà nella sua malattia, un cancro al pancreas. Morì il 19 maggio 2003.

di María Lía Zervino
Servidora, presidente umofc - Unione Mondiale Organizzazioni Femminili Cattoliche