· Città del Vaticano ·

Nato e Russia: nuove tensioni

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30 aprile 2021

Le ultime settimane hanno segnato un risveglio nelle tensioni fra la Russia e la Nato. In particolare, è tornata all’attenzione la complessa situazione del confine fra Ucraina e Russia, di nuovo al centro di controversie dopo un periodo di relativa distensione.

Le imponenti esercitazioni militari intraprese ad aprile dall’esercito russo hanno mobilitato circa 100.000 soldati, costituendo il maggiore movimento di truppe sul territorio dopo le azioni intraprese nella Crimea nel 2014 e suscitando forti preoccupazioni da parte dell’Unione europea e della Nato.

L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Joseph Borrell ha chiesto il ritiro dei battaglioni, definendo la situazione «pericolosa» e ricevendo sostegno attivo da parte di Francia, Germania e Regno Unito, mentre il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha bollato le esercitazioni russe come «ingiustificate, inspiegabili e profondamente preoccupanti». Dall’altro lato, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha definito le manovre come una reazione ai movimenti della Nato nella regione, aggiungendo che sarebbero terminate entro la fine del mese. Le esercitazioni – come confermato dai media locali – si sono poi effettivamente concluse lo scorso 23 aprile, quando i soldati hanno iniziato un progressivo ritiro dalla zona.

Sebbene le truppe russe abbiano lasciato il confine da più di una settimana, la tensione sembra tuttavia persistere nella regione. Lo stesso Shoigu ha specificato che il ritiro delle unità non è stato dovuto alle pressioni esterne ricevute, ma semplicemente alla durata prevista dell’esercitazione, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha recentemente espresso in pubblico il suo scetticismo riguardo al carattere definitivo del ritiro russo. Secondo quanto riferito dai soldati ucraini di stanza al confine, inoltre, l’equipaggiamento militare russo non sarebbe stato interamente smantellato. Lo scorso 27 aprile, invece, una nave della guardia costiera statunitense è entrata nel Mar Nero durante un’esercitazione della marina militare russa, provocando accese critiche da parte di Shoigu.

La riaccesa tensione fra Russia e Nato non si ferma però al confine ucraino.

Nel corso dell’ultimo mese si sono infatti verificati dei rilevanti contrasti diplomatici fra il Cremlino e alcuni Paesi dell’Europa orientale. Lo scorso 17 aprile, la Repubblica Ceca ha espulso 18 funzionari di ambasciata russi, in seguito alla scoperta del coinvolgimento del Gru (Direttorato principale per l’informazione, l’intelligence militare russa) nell’esplosione di un deposito di munizioni ceco nel 2014, costata la vita a due soldati. La mossa del governo ceco, definita criticamente dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov «una provocazione», ha poi avuto seguito in una richiesta di solidarietà verso gli altri Paesi membri della Nato e dell’Ue. A rispondere prontamente all’appello della Repubblica Ceca sono stati diversi Paesi: Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria e Slovacchia, che hanno espulso diversi diplomatici russi dalle rispettive ambasciate in seguito alle accuse di spionaggio.

Oltre alla Crimea e al Mar Nero, l’attuale tensione fra la Russia da una parte e la Nato e l’Ue dall’altra sembra quindi investire anche altri scenari, coinvolgendo in particolar modo i Paesi europei entrati più recentemente nell’Unione e nell’Alleanza atlantica. Un esempio a questo riguardo è il caso della Repubblica di Macedonia del Nord. Il Paese balcanico, ultimo entrato nel Patto Atlantico a marzo 2020, è stato infatti fortemente criticato dal ministro Lavrov per avere recentemente intrapreso un intensivo programma di modernizzazione delle forze armate. Il 27 aprile scorso, Shoigu ha inoltre definito le manovre militari in Europa svolte dalla Nato e dagli Stati Uniti come «peggiorative della situazione di tensione», e ha inoltre ribadito l’impegno della Russia per un’appropriata tutela dei suoi confini.

di Giovanni Benedetti