· Città del Vaticano ·

La prima vicepresidente

Kamala Harris e le crisi
che devono diventare «opportunità»

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30 aprile 2021

La prima donna in carica. La prima afro-indiana a portare il peso della differenza di genere, oltre che di discendenza etnica, così in alto nella piramide del potere.

Kamala Harris è al suo centesimo giorno alla Casa Bianca, alle spalle ma non nell’ombra del presidente Biden che l’ha scelta come vice e che appare molto spesso assieme a lei in una studiata indicazione di continuità. Harris ne esce, al bilancio dei tre mesi, come un’acting vicepresident. Una figura che può lasciare le impronte digitali in due dossier fondamentali. Uno è imposto dalla crisi umanitaria che sale dall’America Latina, devastata da tifoni, siccità, crisi economica, narcomafie e in più dal covid che amplifica l’immane sofferenza che spinge carovane ed individui verso le frontiere con il nord. Un’altra tappa della migrazione globale dove sono intrappolati a decine di migliaia, dei quali ventimila bambini arrivati da soli. Un dossier esploso fra le mani della Casa Bianca e che le è stato affidato perché ricostruisca l’infrastruttura diplomatica e di assistenza che occorre. Harris ha già avviato il confronto con il Messico ed i paesi di transito, come Guatemala, Honduras ed El Salvador. Fra pochi giorni sarà in Messico, a giugno in Guatemala, paese con il quale ha già concordato aiuti umanitari — ma anche per il controllo dei confini — per 800 milioni di dollari. Presto per dire come la vicepresidente lascerà la sua impronta, se saprà trovare «l’opportunità nella crisi»: di certo le sono state affidate le chiavi.

Il secondo dossier sul quale può incidere è indicato dalla parola pronunciata ben 43 volte dal presidente Biden nel suo discorso al Congresso: job, lavoro. Un ordine esecutivo di Biden ha istituito una task force per sostenere i lavoratori con «politiche, programmi e prassi federali» che agevolino i sindacati. Kamala Harris la guiderà. Ed anche questo ne rafforza il profilo. Giorni fa, inoltre, in un incontro delle Nazioni Unite, ha portato il pensiero dell’amministrazione sulla pandemia: discorso a porte chiuse, quindi schietto, e riferito poi per brani autorizzati. La chiave del pensiero della Casa Bianca, affidato ad Harris, è: occorre prepararsi alla futura pandemia che inevitabilmente è già nelle fragilità di sistema, climatiche e sociali. Il quaderno dei cento giorni ha ancora mille pagine bianche.

di Chiara Graziani