· Città del Vaticano ·

Chirografo del Papa alla vigilia della beatificazione a Caracas

José Gregorio Hernández
Cisneros
compatrono del corso
di Scienze della Pace
alla Lateranense

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29 aprile 2021

Domenica 2 maggio messa di ringraziamento nella parrocchia di Santa Maria ai Monti con la comunità venezuelana residente a Roma


Il medico venezuelano José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919) — che verrà proclamato beato domani, 30 aprile, a Caracas — diventa “compatrono” del ciclo di studi in Scienze della Pace, istituito da Papa Francesco presso la Pontificia università Lateranense nel novembre del 2018. Lo ha stabilito lo stesso Pontefice con un chirografo reso noto oggi, alla viglia del rito di beatificazione, che sarà presieduto, in rappresentanza del Papa, dal nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo Aldo Giordano, dopo che la prevista presenza del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin è stata annullata per cause di forza maggiore, legate soprattutto alla pandemia da covid-19. Sarà invece il sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Edgar Peña Parra, a presiedere la messa di ringraziamento a Roma, nella parrocchia di Santa Maria ai Monti, alle 16 di domenica 2 maggio. Vi parteciperà la comunità venezuelana residente nella capitale, che abitualmente si raduna in quella chiesa per la celebrazione eucaristica.

Considerata la richiesta del Venerato Fratello Signor Cardinale Baltazar E. Porras Cardozo, Amministratore Apostolico della Arcidiocesi di Caracas (Venezuela), con Lettera N. AAC/26-21, del 9 marzo 2021;

accolta la petizione del Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense;

volentieri dispongo

che il Venerabile Servo di Dio José Gregorio Hernández Cisneros, Fedele Laico, nato il 26 ottobre 1864 ad Isnotú (Venezuela) e morto il 29 giugno 1919 a Caracas (Venezuela), la cui Beatificazione è stabilita nella Arcidiocesi di Caracas il 30 aprile 2021 sia Compatrono del Ciclo di Studi in Scienze della Pace, da me istituito nella Pontificia Università Lateranense con la Lettera il desiderio di pace del 12 novembre 2018 (in AAS, CX [2018], 1720—1722), affiancandolo al Beato Giovanni della Pace.

Dal Vaticano, 26 aprile 2021

Franciscus


Sanare le ferite


Nuestra Señora de La Candelaria, Caracas, Venezuela.  Un profumo di fiori — sempre freschi — abbraccia chiunque sosti davanti alla tomba del dottor José Gregorio Hernández Cisneros. Ognuno in quell’abbraccio sente quello fiducioso del medico divenuto simbolo del Venezuela.

José Gregorio è ancora vivo. Lo si comprende bene facendo una semplice passeggiata per le vie di Caracas. Murales, fotografie, stendardi, targhe commemorative che lo celebrano, popolano la città. Questo paesaggio ci offre un’immagine quasi cinematografica: si scorge la figura del dottor Hernández — con la sua immancabile borsa da medico, il cappello sulla testa — camminare  tra quelle vie, tra quei palazzi.  Ma soprattutto, in mezzo alla gente. Quella più povera. È conosciuto da tutti e tutti lo amano. Sono note le sue opere di carità: pagava le medicine di tasca sua e le portava nelle case dei più poveri, che aveva visitato gratuitamente.

A soli ventiquattro anni, nel 1888, si laurea in Medicina presso l’Università centrale di Caracas. È uomo coltissimo, studioso di filosofia e medicina. A trent’anni parla già cinque lingue. Si specializza in microbiologia e batteriologia, istologia normale e patologica e fisiologia sperimentale a Parigi e Berlino. Tornato poi nella sua terra, intraprende la carriera universitaria.  Nel 1891, comincia la sua attività come docente all’Università centrale del Venezuela (Ucv). Prova ad abbandonare il lavoro e la docenza per seguire il progetto di vita consacrata. Sente che Dio lo chiama. Lo attrae la vita contemplativa. La fede per José Gregorio è — soprattutto — Eucaristia quotidiana, preghiera, adorazione. Ma  il Signore ha in riservo per lui altre strade: diventare “medico dei poveri”.

 «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo»: nella vita di Hernández, le parole di Dio rivolte a Geremia sembrano riferirsi a lui. Era scritto — infatti — nelle pagine della sua esistenza che divenisse un medico impegnato in prima linea. Vuole comunque diventare terziario francescano.  Ciò avviene nel  1899.  Nel gennaio 1916 fonda la scuola di Medicina ufficiale, la prima nel Venezuela. Quando l’epidemia della spagnola colpisce il Paese sudamericano, e intere famiglie vengono confinate in casa senza cibo e senza cure, spende ogni singolo istante — rischiando la vita — tra gli ammalati. La spagnola non aveva fermato il camice bianco di Hernández perché sotto quel camice vi era un saio francescano.

«Egli non solamente servia alli lebbrosi volentieri, ma oltre a questo avea ordinato che li frati del suo Ordine, andando o stando per lo mondo, servissono alli lebbrosi per lo amore di Cristo, il quale volle per noi essere riputato lebbroso». Non è un passaggio della biografia del famoso dottore sudamericano, ma è una delle  pagine più note de I fioretti di san Francesco .  José Gregorio incontrando i “suoi” lebbrosi incontrava Cristo sofferente. Curare gli ammalati era —  per lui —  sanare le ferite del costato di Gesù. Con la scienza e la preghiera.

di Antonio Tarallo