· Città del Vaticano ·

È morto il cardinale Nicholas Cheong Jinsuk, arcivescovo emerito di Seoul

Una vita spesa a costruire
il dialogo tra le due Coree

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28 aprile 2021

Il cardinale coreano Nicholas Cheong Jinsuk, arcivescovo emerito di Seoul, già amministratore apostolico di P’yŏng-yang, è morto alle 22.15 di martedì 27 aprile. Era stato ricoverato il 21 febbraio scorso per l’aggravarsi delle sue già da tempo precarie condizioni di salute. Le sue spoglie sono state subito portate nella cattedrale della capitale, dove il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, suo successore — che lo aveva assistito anche con il conforto dei sacramenti — ha celebrato la messa in suffragio, rivelando che il cardinale Cheong «ha lasciato tutto quello che aveva alla Chiesa e ai poveri» e ha donato i suoi organi. Nato il 7 dicembre 1931 a Supyo Dong, presso Seoul, Nicholas Cheong Jinsuk aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 18 marzo 1961. Nominato il 25 giugno 1970 vescovo di Choongju, il successivo 3 ottobre aveva ricevuto l’ordinazione episcopale. Il 3 aprile 1998 era stato promosso arcivescovo di Seoul e il 6 giugno 1998 era stato nominato amministratore apostolico di P’yŏng-yang. Il 24 marzo 2006 da Benedetto xvi era stato creato e pubblicato cardinale, del titolo di Santa Maria Immacolata di Lourdes a Boccea. Il 10 maggio 2012 aveva rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi. Le esequie si svolgeranno sabato 1° maggio nella cattedrale di Seoul. Sarà poi sepolto nel cimitero cattolico di Yongin, un sobborgo della capitale.

Per aver vissuto in prima persona gli orrori della guerra, Nicholas Cheong Jinsuk è stato per tutta la vita un uomo di pace e di riconciliazione. Impegnato in prima linea soprattutto nella complessa opera di dialogo per l’unità delle due Coree, con iniziative significative. Un obiettivo per il quale ha compiuto ogni sforzo.

La difesa della vita dal suo concepimento — anche attraverso la creazione di alcuni movimenti — e la ferma opposizione a ogni tentativo di manipolazione genetica sono stati, con l’attenzione alla famiglia, alle problematiche giovanili e alle vocazioni sacerdotali e religiose, i punti forti della sua incisiva azione pastorale prima a Choongju e poi a Seoul.

Nato in una famiglia cattolica, era stato battezzato nella cattedrale di Seoul per poi ricevere il sacramento della Confermazione durante il quarto anno della scuola elementare. Da bambino faceva il chierichetto. Nel 1945, quando frequentava il secondo anno della scuola media, la Corea aveva ottenuto l’indipendenza. Nel caos sociale di quel periodo, era stato influenzato dall’ateismo, ma durante quella crisi spirituale, aveva frequentato un corso di speciali catechesi quaresimali attraverso le quali si era riavvicinato alla fede.

Fin da piccolo aveva sognato di diventare un inventore. Nel 1950, proprio alla vigilia dello scoppio della guerra di Corea, aveva iniziato a frequentare la facoltà di Ingegneria chimica della Seoul National University. La guerra però gli aveva impedito di realizzare le sue aspirazioni ed era dovuto restare a lungo nascosto, superando serie difficoltà.

Per l’evolversi delle vicende belliche, era stato poi costretto anche a lasciare Seoul per mettersi in salvo. Quando erano stati creati i corpi di difesa cittadini, aveva ricevuto una formazione di due settimane divenendo secondo luogotenente. Quindi, forte della sua conoscenza della lingua inglese, aveva trovato lavoro presso l’esercito statunitense a Daegu come coordinatore del lavoro degli operai e interprete.

Entrato nel 1954 nel seminario maggiore, dove aveva studiato teologia, era stato ordinato sacerdote nel 1961 nella cattedrale di Seoul. La sua preghiera in quel giorno, aveva ricordato più volte, era stata per la crescita, non solo numerica, della Chiesa in Corea.

Divenuto, nel 1961, vicario cooperatore nella parrocchia di San Giuseppe a Jungrim-dong e poi insegnante e vice rettore del seminario minore, dal 1965 al 1967 era stato segretario dell’arcivescovo e cancelliere della curia, impegnandosi in numerose attività nell’ambito dell’arcidiocesi di Seoul.

Aveva quindi studiato sociologia a Hong Kong e poi conseguito la laurea in Diritto canonico alla Pontificia università Urbaniana nel 1970, dopo due anni di residenza a Roma nel Collegio San Pietro apostolo.

Appena tornato nella sua terra, nel 1970 Paolo vi lo aveva nominato secondo vescovo della diocesi di Choongju. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale nella chiesa della Santa Famiglia da monsignor Paul Maria Kinam Ro, arcivescovo emerito di Seoul. In quel momento era il più giovane vescovo coreano. Omnibus omnia il motto episcopale da lui scelto.

Al momento della sua nomina a vescovo, a Choongju c’erano sei sacerdoti coreani, venti sacerdoti della Società per le missioni estere degli Stati Uniti d’America (Maryknoll) e 22 parrocchie sotto la sua giurisdizione pastorale. Secondo lo stile di preghiera a lui caro, fin dal primo giorno del suo servizio aveva intensificato le sue orazioni perché il Signore donasse «cento sacerdoti alla diocesi». E quando l’aveva lasciata, 28 anni dopo, il numero dei sacerdoti diocesani era 106.

In questo periodo a Choongju aveva dato un aiuto determinante alla nascita del Kkottongnae («Villaggio dei fiori»), dove sono accolte persone con disabilità e in situazione di emarginazione. Nel 2014 Papa Francesco ha personalmente visitato questo centro.

Dal 1975 al 1999 era stato membro del comitato esecutivo della Conferenza episcopale coreana e, dal 1983 fino al 2006, presidente del comitato per gli affari canonici. Dal 1996 al 1999 era stato presidente della Conferenza episcopale.

Nel 1998 san Giovanni Paolo ii lo aveva promosso arcivescovo metropolita di Seoul e, dal 6 giugno dello stesso anno, anche amministratore apostolico della diocesi di P’yŏng-yang, nel territorio della Corea del Nord: una delle tre circoscrizioni ecclesiastiche ormai vacanti dalla fine degli anni Quaranta.

E con la Corea del Nord aveva cercato contatti anche attraverso concrete iniziative di solidarietà. Nel giugno 2004 aveva nominato, per la prima volta, un vicario episcopale per P’yŏng-yang, scegliendo monsignor Matteus Hwang In-kuk, originario proprio di quella città e da lì espulso, quando era piccolo, con tutta la famiglia.

Inoltre, dal 1998 al 2004 era stato a capo della Commissione episcopale coreana per la riconciliazione del popolo coreano. E aveva sostenuto la creazione del Centro nazionale di riconciliazione a Paju, vicino al confine con la Corea del Nord. Nel 2006 Benedetto xvi lo aveva creato cardinale.

Particolarmente amato dal popolo per il suo stile modesto di vita e la sua attenzione ai più deboli, a Seoul aveva eretto 75 nuove parrocchie, dando vita a iniziative pastorali e culturali per una Chiesa più vicina alla gente. Nel 2007 aveva partecipato alla prima Giornata della gioventù coreana.

Nel 1998 aveva preso parte all’Assemblea speciale per l’Asia del Sinodo dei vescovi. Aveva, inoltre, fatto parte del Consiglio di cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede. E nella Curia romana era stato membro del Pontificio Consiglio per la famiglia e del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Aveva rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi nel 2010.

Appassionato scrittore e lettore, aveva tradotto in coreano molti libri e la serie di commenti al diritto canonico da lui redatta è stata la prima del genere in Asia. Nel 2005 aveva curato il volume Moses, the Leader of his People. In tutto aveva pubblicato 58 libri. Tra questi: The Great Mission: Collaborators of the Savior (2019), We Have been Healed through His Wounds (2015) e Annotated Code of Canon Law (1988-2002).

Come ha ricordato il cardinale Andrew Yeom Soo-jung celebrando la prima messa di suffragio, il compianto porporato, in occasione del Congresso eucaristico di Seoul, quindici anni fa, aveva preso l’impegno, con i suoi sacerdoti, di donare i propri organi dopo la morte.