· Città del Vaticano ·

Nei libri di Simona Čechová e Sophie Rigal-Goulard

Viaggio nella compostiera

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27 aprile 2021

«Nel giardino ognuno ha un compito ben preciso. Frankie invece non sa che fare». Si trova bene a vivere dove vive, sarebbe anche felice, se non si sentisse così diverso dagli altri. Perché c’è chi è bravissimo a suonare, e allieta tutti con la sua musica; c’è chi si prende cura delle pianticelle che crescono; c’è chi pulisce con passione e competenza; e c’è chi aiuta gli altri a costruirsi una casa. Sia chiaro: Frankie non è pigro, ha voglia di fare e ci prova a imitare i suoi amici, ma è tutto inutile. Finché un giorno nota quel che lascia dietro di sé, scoprendo così di avere anche lui — l’ultimo, lo scarto, il fardello — un suo dono. Che è quello di scavare lunghe, interminabili gallerie che, ammorbidendolo, fanno molto bene al terreno.

Perché Frankie è un lombrico. Vive nella compostiera in giardino tra gusci di uova, residui di carta, bucce di mela, fondi di caffè e avanzi di verdure. Vive circondato da api, grilli, ragni, formiche, e con loro e grazie a loro impara che anche lui dà un contributo importante per le sorti della natura. È un libro che insegna tante cose ai più piccoli Frankie e il bello dei rifiuti (Milano, Jaca Book 2021, pagine 48, euro 18, traduzione di Laura Molinari e Vera Minazzi) di Simona Čechová. Insegna l’importanza di guardarsi davvero, senza cercare di imitare pedissequamente chi ci circonda; insegna che ognuno ha il suo talento, da far fruttare e combinare con quello di chi ci vive accanto; insegna che ognuno è indispensabile per la salvaguardia del pianeta, e che c’è vita anche dove saremmo portati a non vederla. Come nella compostiera che non è un luogo di scarti, ma di profumi, «una vera bomba vitaminica» per fiori, piante, frutta e verdura.

Non è solo poesia, però, la delicata storia di Frankie: essa infatti insegna anche a fare qualcosa di molto concreto e indispensabile. La raccolta differenziata. Perché a chiusura del libro Simona Čechová, illustratrice e autrice slovacca, fornisce — sempre a misura di bambino — una serie di dati tecnici e di risposte («Perché il lombrico è un animale così utile? Cos’è il compost?») che, con il tono lieve e incuriosente che caratterizza i suoi libri, guidano i piccoli alla scoperta di un mondo solo in apparenza di serie B. Quello dei rifiuti.

E sempre di scarti, immondizia e tutela del pianeta parla Sophie Rigal-Goulard nel suo Trenta giorni senza rifiuti (Trieste, Einaudi ragazzi, 2021, pagine 158, euro 12, traduzione di Martina Sala). Il libro è rivolto a lettori un po’ più grandicelli, ma i protagonisti sono gli stessi: dei piccoli che cercano la loro strada, una compostiera e il mondo da salvare.

Perché a casa di Austin, che ha 10 anni, la pattumiera trabocca di rifiuti, la plastica si accumula e il frigo è pieno zeppo di cibo scaduto. Di contro i Delamarre, i loro insopportabili vicini perfettini, finiscono regolarmente sul giornale come esempio da imitare per la tutela dell’ambiente. Austin non ne può più e decide di reagire: sente che anche per la sua famiglia — composta da madre, padre, sorella maggiore e dall’amatissimo zio Pierrick — è arrivata l’ora di dimostrare qualcosa. Ed ecco l’idea della sfida: vivere per trenta giorni a “zero rifiuti”.

Anche quello di Rigal-Goulard è un libro che suggerisce uno sguardo diverso sul nostro quotidiano. Sembra impossibile e assurda da principio l’impresa in cui Austin si vuole imbarcare, un’impresa che, tra l’altro, non può affrontare da solo. Perché occorre cambiare tutti, e tutti insieme; tutti e tutti insieme per sovvertire abitudini radicate e assetti collaudati. «Dopo aver passato quasi un anno a riflettere sui rifiuti che produco — confida al lettore la sorella Madison al giorno 339 dell’impresa — oggi non sono più la stessa… mio malgrado! Analizzare la propria pattumiera può essere interessante».

Anche Trenta giorni senza rifiuti si chiude con una dettagliata scheda che suggerisce accorgimenti concreti da adottare nel quotidiano, spiegando così ai giovani lettori — sempre così avidi di scoprire — il come e il perché di tante cose.

Con garbo, decisione e dati alla mano insomma, dalla Francia alla Slovacchia le due autrici raccontano che, forse, qualcosa è possibile fare per salvare questo pianeta. Ridurre, riciclare e riutilizzare possono davvero fare la differenza. I bambini stanno imparando: forse siamo noi adulti quelli veramente duri da convertire.

di Silvia Gusmano