· Città del Vaticano ·

Spagna: il carisma
di seguire Cristo

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27 aprile 2021

«Da un lato, risvegliare in tutti i giovani il tema della loro vocazione, dell’aprirsi alla chiamata di Dio per rispondervi con l’essere per gli altri, che sia una famiglia, un lavoro o una consacrazione speciale; dall’altro, promuovere nella comunità cristiana e nella società in generale le vocazioni cristiane attraverso la preghiera e l'accompagnamento». Sono questi i due obiettivi che si propone di raggiungere la Giornata delle vocazioni native celebrata in Spagna lo scorso 25 aprile, quarta domenica di Pasqua nonché domenica del Buon Pastore, in concomitanza con la cinquantottesima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, così come vengono indicati da un dossier disponibile sul portale della Conferenza episcopale spagnola (Cee). L’evento — dal titolo «Per chi sono io?», una domanda che è anche il motto per la quale Papa Francesco ha diffuso un messaggio dal titolo «San Giuseppe: il sogno della vocazione» — è stato organizzato dalla Cee insieme a Confer, la Conferenza dei religiosi, Cedis (Conferenza degli istituti secolari) e Pontificie opere missionarie. Nello specifico delle vocazioni native, i vescovi iberici spiegano che si tratta di quelle che nascono nelle terre di missione e che spesso hanno difficoltà materiali che ne impediscono la maturazione. «Queste vocazioni hanno ricevuto il vangelo dai missionari che si è radicato nelle loro culture per diventare una chiave per il futuro delle Chiese locali», sostengono i presuli sottolineando l’importanza della Giornata a loro dedicata. Quanto al tema scelto per l’evento — «Per chi sono io?»— vescovi e religiosi sottolineano che «si tratta di una domanda che Papa Francesco invita ogni giovane a porsi, perché il cristiano è chiamato ad essere “per Qualcuno”, per Colui che è in grado di riempire il suo cuore e la sua vita, cioè Dio». La vita cristiana, dunque, rappresenta «lo sviluppo di quel dono di sé» che nessuno deve perdere, puntualizzano i vescovi e religiosi spagnoli, auspicando che tutti i giovani che «desiderano consacrare la loro vita al Padre trovino il coraggio, l’aiuto spirituale, l’accoglienza della comunità e le risorse necessarie per poter realizzare il piano di Dio nella loro vita». Per questo, si rimarca, è necessario «far sì che i seminari e i noviziati delle giovani Chiese, dove operano i missionari, possano svolgere il loro compito provvedendo a ogni loro esigenza». La Giornata delle vocazioni native, osservano infatti i presuli, «cerca di fare in modo che, nelle terre di missione, non manchino i mezzi umani e materiali per realizzare la vocazione sacerdotale e religiosa dei giovani».

Una ricerca sempre viva del senso della vita incamminandosi sul sentiero dell’evangelizzazione, nonostante alcuni indici di flessione indicati in dati riportati nel portale dell’episcopato sulle vocazioni in Spagna e nel mondo nel 2021: attualmente sono 1.006 i seminaristi maggiori in tutte le diocesi iberiche (62 in meno dell’anno precedente) e 126, due in più, sono stati ordinati sacerdoti. Nei seminari minori spagnoli, invece, sono presenti 827 seminaristi (l’anno scorso erano 890), dei quali 25, ovvero tre in più, sono passati al seminario maggiore. Per quanto riguarda gli istituti religiosi e le società di vita apostolica, secondo le statistiche dell’ottobre 2020 si contano 37.286 membri: 28.323 religiose da 302 congregazioni e 8.963 religiosi da 109 congregazioni. Ciò significa una diminuzione di 1.402 unità rispetto al 2019. Ma le prospettive sono rosee: si sono registrati, infatti, ulteriori 207 novizi e 90 novizie non inclusi nel conteggio precedente. Altri numeri, presentati dalla Conferenza spagnola degli istituti secolari (Cedis), parlano di 2.354 membri. Di questi istituti, 26 sono di fondazione spagnola mentre altri 14, fondati fuori dai confini iberici, hanno membri presenti sul territorio nazionale. Ma «in tutti i casi — conclude il dossier — il loro carisma è seguire Cristo e vivere il loro impegno apostolico inserito nel mondo».

di Rosario Capomasi