· Città del Vaticano ·

L’ultimo libro di monsignor Mario Toso

Riscoprire la dimensione
sociale della fede

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27 aprile 2021

«Come credenti delle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società». Queste parole dell’enciclica Fratelli tutti possono rappresentare una chiave di lettura del libro Dimensione sociale della fede (Roma, Las, 2021 pagine 669, euro 39), appena pubblicato. Si potrebbe dire che il tema del volume è la costante di tutto il ministero dell’autore, il vescovo salesiano Mario Toso che, prima di essere pastore della Chiesa di Faenza-Modigliana (cui significativamente è dedicata l’opera) e membro della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, fu rettore magnifico della Pontificia Università Salesiana (2003-2009) e segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace (2009-2015).

Scopo fondamentale del volume — come ci spiega lo stesso autore in un colloquio — è «offrire uno strumento per la formazione e l’insegnamento, che non vuole sostituire il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del 2004 ma metterne a disposizione una sintesi aggiornata in un contesto culturale e pastorale in cui la dimensione sociale della fede è poco frequentata». Eppure, come scrive il Papa nella sua ultima enciclica, «benché la Chiesa rispetti l’autonomia della politica, non relega la propria missione all’ambito del privato» (n.276). In effetti, ci racconta il vescovo, nelle prassi delle comunità cristiane «spesso manca la formazione all’impegno sociale e politico: la nostra pastorale assume un volto improntato all’assistenzialismo mentre la tradizione sociale cattolica va alle cause delle varie povertà per risolvere i mali alla radice, come ha ripetutamente invitato a fare lo stesso Papa Francesco».

Si pensa sovente che l’apporto del mondo cattolico non sia più necessario come una volta. «Questa è una posizione — ci dice l’autore — frutto di una grave deficienza teologica, culturale e pastorale. Non viene più apprezzata la capacità innovativa della fede, che non si ritiene capace di generare una nuova cultura per affrontare i vari problemi. Sembra che ci sia una crisi d’identità che porta una disistima nei propri stessi confronti: però se non abbracciamo con entusiasmo la fede crolla tutto». Dopo una parte più fondativa e teoretica il ponderoso e articolato testo si sofferma su situazioni delicate ma ineludibili: la famiglia come cardine della civiltà dell’amore, il lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’economia per la vita di tutti, la politica come servizio e non centro di affari, l’ecologia integrale come principio morale, la comunicazione come ambiente a servizio della crescita globale.

Soffermandosi in conclusione sulla perdurante emergenza sanitaria, il presule ci spiega che «nell’Europa si ravvisano guizzi di ricerca di unità ma l’insieme non è ancora maturato perché l’aspetto politico è azzoppato: nei settori che contano ogni Stato va ancora troppo per sé. La coscienza comune europea è ancora debole: va educata, incrementata e sviluppata ma dobbiamo fare ancora molti sforzi». Tuttavia, si legge nel libro, se «le difficoltà rappresentate dalla mancanza di un collante morale, le spinte centrifughe, i campanilismi nazionalistici coltivati da partiti ad orientamento sovranista o populista, un individualismo neoutilitarista e libertario corrosivo dell’impianto giuridico e dell’ethos pubblico, potevano condurre l’Europa non solo alla irrilevanza negli scenari globali, ma alla stessa disintegrazione», tuttavia di fatto la pandemia «si è manifestata una opportunità di riscatto e di rilancio del progetto europeo». L’impegno in prima linea dei cattolici contro il nuovo coronavirus è inoltre il simbolo di una presenza attiva e credibile del cattolicesimo nella società contemporanea. Insomma, oggi più che mai, come mostra accuratamente l’ultimo libro del vescovo di Faenza-Modigliana, i cristiani non possono far mancare il loro apporto per l’edificazione di una società giusta, solidale, fraterna, rispettosa della dignità di ogni persona, specialmente se povera, bisognosa e indifesa. Come ha recentemente affermato Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Iraq, «nel mondo d’oggi, che spesso dimentica l’Altissimo o ne offre un’immagine distorta, i credenti sono chiamati a testimoniare la sua bontà, a mostrare la sua paternità mediante la loro fraternità». La dimensione sociale della fede consiste precisamente nell’immettere nella storia la forza rinnovatrice della Pasqua e la potenza mite di Cristo risorto che vince l’egoismo, il male, la morte.

di Fabrizio Casazza