· Città del Vaticano ·

Il vescovo Carlassare

«Perdono
dal profondo del cuore»

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27 aprile 2021

«Perdono queste persone dal più profondo del cuore». Padre Christian Carlassare, il vescovo eletto della diocesi di Rumbek ferito alle gambe, nella notte tra domenica e lunedì, in un agguato in Sud Sudan mentre si trovava nella propria abitazione, risponde al telefono dal suo letto nell’ospedale di Nairobi, in Kenya. Nella notte ha subito una nuova operazione per ripulire le ferite dalle schegge di proiettile e il suo stato d’animo è tranquillo, quasi del tutto sereno. Alla domanda se, nel più profondo del cuore, si sente di condannare gli autori di un così terribile atto, risponde di no: «Perché sono giovani e certamente non l’hanno fatto per una ragione contro di me. Sospetto che qualcuno gli abbia commissionato questo gesto. Dunque, mi sento di perdonare come perdono chi li ha spinti ad agire. E lo faccio a nome di tutta la gente di Rumbek che, quando sono stato colpito, era fuori dall’ospedale cittadino e dall’aeroporto, dicendomi: padre non abbandonarci, padre ritorna. Non volevano lasciarmi partire per non perdere il loro vescovo».

Il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha informato che Papa Francesco è vicino con la preghiera al giovane pastore.

Il dubbio lacerante sul perché aggredire un missionario impegnato nella pacificazione nazionale e nella ricomposizione degli scontri tra etnie, non spaventa più di tanto Carlassare che ipotizza, però, come la vicenda «possa essere legata ad un avvertimento, un atto intimidatorio, dato che, se avessero voluto ammazzarmi, avrebbero potuto farlo con estrema facilità mentre la motivazione del furto la posso escludere con sicurezza». Una cosa è certa: il suo ferimento non cancellerà il profondo desiderio di portare avanti la sua azione pacificatrice nel tentativo di far cessare ogni odio etnico. «Questa — risponde più sicuro — non è la mia azione ma l’azione della Chiesa. È il messaggio del vangelo che non può cambiare davanti agli ostacoli e alle difficoltà. La situazione di croce che stiamo vivendo ci costringe, anzi, ad essere più fedeli ancora al messaggio del vangelo sapendo anche che si potrà pagarne il prezzo».

di Federico Piana