· Città del Vaticano ·

Il segretario di Stato a Gibilterra ha ordinato vescovo il nunzio Miles

Tracciare nuove vie di pace

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26 aprile 2021

Parare viam Domini. Le parole tratte dal Cantico di Zaccaria che descrivono il ministero di Giovanni Battista — il precursore venuto per «preparare la via al Signore» (Lc 1, 76) — sono state scelte come motto da monsignor Mark Gerard Miles, nominato di recente da Papa Francesco arcivescovo titolare di Città Ducale e nunzio apostolico in Benin e in Togo. A rievocarle è stato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, durante la messa per l’ordinazione episcopale del nuovo rappresentante pontificio nato nel 1967 a Gibilterra, svoltasi proprio nel territorio britannico d’oltremare con le mitologiche “colonne d’Ercole” il 25 aprile, festa onomastica del presule, iv domenica di Pasqua e Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

Co-consacranti l’arcivescovo Arthur Roche, segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il vescovo Carmel Zammit, ordinario locale, erano presenti tra gli altri il cardinale Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, gli arcivescovi Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e Gugerotti, nunzio apostolico in Gran Bretagna, e monsignor Cona, assessore della Segreteria di stato.

Il motto di monsignor Miles ricorda «che oggi, come sempre, menti e cuori devono essere preparati per ascoltare il Vangelo e il suo messaggio salvifico» ha spiegato Parolin all’omelia pronunciata in lingua inglese. «Il Vangelo deve essere predicato non solo con le parole — ha aggiunto — ma anche con la testimonianza profetica di vite trasformate dalla luce di Cristo». Dunque, «vite attraenti, capaci di vincere l’indifferenza e l’ostilità e di ispirare gli altri a scoprire la fonte della nostra gioia, della nostra speranza e della nostra fecondità spirituale», ha raccomandato il celebrante.

Significative alcune coincidenze con la data del rito, che sono state evidenziate da Parolin: anzitutto la memoria liturgica dell’evangelista che «servì come “segretario” san Pietro durante il suo soggiorno a Roma», visto che monsignor Miles ha in diverse circostanze fatto da interprete a Papa Francesco e a Benedetto xvi in occasione di viaggi pontifici o di incontri in Vaticano; e, in secondo luogo, la domenica in cui la liturgia della Chiesa parla di Gesù come buon pastore, la medesima in cui lo stesso segretario di Stato fu ordinato sacerdote. In proposito il cardinale ha rilanciato l’identikit contenuto nel messaggio del Papa per la Giornata vocazionale ispirato alla figura di san Giuseppe, sollecitando monsignor Miles e tutti i sacerdoti e vescovi intervenuti ad avere «cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze».

Infine, ricostruendo il servizio svolto in precedenza dal nuovo vescovo nelle nunziature apostoliche in Ecuador e Ungheria, poi in Segreteria di Stato e più di recente come osservatore permanente presso l’Organizzazione degli Stati americani, così come gli anni della sua formazione, Parolin lo ha esortato a «riflettere sulle complesse sfide che devono affrontare la Chiesa e la società nel suo insieme» e a non perdere di vista «il grande bisogno che il mondo ha di verità, di fraternità e di genuina solidarietà». Da qui la consegna conclusiva per la nuova missione, affinché come nunzio apostolico in Africa occidentale, testimoni che la Santa Sede «agisce esclusivamente a favore della dignità di ogni essere umano e per edificare un mondo in cui prevalgono solidarietà e cooperazione fraterna» e indichi «con imparzialità e fermo impegno per la giustizia e la pace, Colui che ispira ogni tua azione e parola, cioè Gesù, fonte di tutta la nostra gioia e roccia della nostra salvezza», ha concluso il segretario di Stato con un riferimento al promontorio che dalla penisola iberica si protende verso il continente africano noto proprio come Rock of Gibraltar, “La Rocca di Gibilterra”.