· Città del Vaticano ·

Nel ricordo del «Metz Yegern» degli armeni

Oggi i cristiani sono
i più perseguitati al mondo

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26 aprile 2021

Oggi ci sono più martiri che «durante la persecuzione dei cristiani nei primi secoli». Lo ha sottolineato il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, presiedendo la celebrazione ecumenica per la pace nel mondo, nella memoria del Metz Yegern, il “Grande crimine” che devastò il popolo armeno 106 anni fa. Il rito si è svolto domenica pomeriggio, 25 aprile, nella basilica romana di San Bartolomeo all’isola Tiberina.

«L’ottanta per cento di tutti coloro che vengono perseguitati per la loro fede — ha aggiunto il porporato — oggi sono cristiani». Una considerazione risuonata di drammatica attualità all’indomani dell’uccisione Nadia De Munari, la missionaria laica italiana massacrata a colpi di machete a Nuevo Chimbote, in Perú.

Proprio sabato 24, anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, durante la divina liturgia in rito armeno svoltasi presso il Pontificio Collegio Armeno, aveva commemorato l’anniversario del «Grande male», ricordando i cristiani che hanno subito «immani violenze fino alla morte a motivo della loro appartenenza a un popolo» che è entrato nella storia «perché fu la prima nazione a ricevere il battesimo, nel 301, tramite l’opera di san Gregorio l’Illuminatore». Il porporato ha sottolineato che il dramma di centosei anni fa «è stata una macchia nella storia dell’intera umanità, non solo di chi è stato protagonista in negativo di quei giorni o di chi ha per indifferenza o complicità taciuto». Coloro che hanno subito violenza, «attraverso i loro discendenti, non hanno smarrito però il tesoro della fede» e continuano «a proclamarlo e a celebrarlo, rendendo visibile» la «consolazione di Dio». Di fronte alla «sofferenza sistematicamente pianificata del popolo armeno», ha osservato il cardinale, l’uomo è chiamato a «fare i conti con la domanda sul male dentro la storia umana ma soprattutto dentro la nostra storia personale» allorché si allontana da ogni riferimento a Dio e scende a compromessi con l’indifferenza.