· Città del Vaticano ·

La missionaria laica Nadia De Munari uccisa in Perú

Il cuore per il prossimo

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26 aprile 2021

«La sua sensibilità e delicatezza non avevano confini, era sempre attenta ai bisogni degli altri, soprattutto dei bambini, che contavano più di ogni altra cosa nel suo cuore». È il ricordo di Massimo Casa, membro di Operazione Mato Grosso e amico da oltre trent’anni di Nadia De Munari, la missionaria laica cinquantenne morta sabato scorso in seguito alle gravi ferite riportate dopo essere stata aggredita a colpi di machete nella sua abitazione di Nuevo Chimbote, in Perú, mentre dormiva. Giunta nel Paese andino nel 1995, gestiva sei asili, una scuola elementare con 500 bambini sorta in una baraccopoli e una casa famiglia dove accudiva alcune ragazze disagiate, attività rientranti nei programmi di Operazione Mato Grosso. Era tutta la sua vita, la sua vocazione, sorta a 16 anni, ci racconta Casa, quando iniziò a maturare interesse per l’attività del movimento di volontariato di ispirazione cattolica fondato dal salesiano Ugo De Censi nel 1967. Maestra elementare, si recava spesso nelle case a portare aiuti alimentari e si occupava della formazione delle insegnanti, «attenta alle esigenze che ogni situazione familiare richiedeva, cercando sempre soluzioni per risolvere i disagi dei più piccoli, ben consapevole dei rischi cui andava incontro», sottolinea il membro del movimento. In questo periodo aiutava le maestre mandando i programmi via telefono ai bambini che non potevano recarsi a scuola a causa del lockdown.

Nuevo Chimbote, sulla costa centro-settentrionale del Perú, è conosciuto in tutto il Paese per l’alto tasso di pericolosità. Si tratta infatti di una baraccopoli cresciuta a dismisura e senza regole con l’arrivo continuo di disperati in cerca di fortuna dai poverissimi villaggi delle Ande. Quegli stessi disperati che difese con coraggio anche Giulio Rocca, missionario laico, anche lui di Operazione Mato Grosso, che fu barbaramente assassinato nel 1992 dai guerriglieri di Sendero Luminoso: nel taschino della sua camicia venne trovato un biglietto della spesa con, da una parte, la lista delle vettovaglie e viveri da comprare per sfamare i poveri, e dall’altra a chiare lettere il nome «Gesù».

Nella serata di sabato 24 si è tenuto a Schio, la cittadina in provincia di Vicenza dove la missionaria era nata, un momento di preghiera nel quale tutti hanno ricordato la sua instancabile dedizione verso il prossimo. «Siamo stretti al dolore della famiglia di Nadia che da trent’anni lavorava in prima linea a fianco dei poveri», ha dichiarato il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal vescovo di Chimbote, Ángel Francisco Simón Piorno, che ha auspicato giustizia di fronte al dolore di un popolo.

di Rosario Capomasi