· Città del Vaticano ·

A rischio le relazioni con la Francia

Sale la tensione in Pakistan

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24 aprile 2021

L’accordo raggiunto tra il governo pakistano e il gruppo islamista Tehreek-e-Labaik Pakistan (Tlp) rischia di minare le relazioni con la Francia. Il Tlp ha organizzato, nel corso degli ultimi mesi, manifestazioni popolari che chiedono l’espulsione dell’ambasciatore francese ed il boicottaggio dei prodotti commerciali di Parigi.

Le proteste sono recentemente cresciute di intensità e sono sfociate in scontri tra la folla e le forze dell’ordine. Islamabad ha dapprima scelto la linea dura bandendo il Tlp ai sensi della legge anti-terrorismo ed arrestandone il leader Saad Rizvi ma poi, nel tentativo di placare le masse, ha stretto un accordo con il gruppo ed ha reso noto che consentirà al Parlamento di esprimersi in merito all’espulsione del diplomatico. L’ambasciata francese in Pakistan ha chiesto a tutti i concittadini di lasciare, almeno temporaneamente, il Paese mentre Parigi, il 18 aprile, ha richiamato in patria 15 diplomatici impiegati nei dipartimenti culturali e diplomatici dell’ambasciata.

Tehreek-e-Labbaik Pakistan ha proclamato la fine delle manifestazioni dopo che il Parlamento ha scelto di occuparsi del caso dell’ambasciatore francese ed il ministero dell’Interno pakistano ha reso noto che cadranno tutte le accuse mosse contro gli attivisti del Tlp arrestati nel corso delle violenze e lo stesso varrà per gli esponenti più importanti del gruppo. Il Tlp vuole che Islamabad espella l’ambasciatore a causa delle vignette blasfeme nei confronti della religione islamica che sono state pubblicate in Francia nel corso del 2020 ma non è detto che, alla fine, questo sviluppo potrà avere luogo. Il primo ministro Imran Khan ha dichiarato che le tattiche del Tlp «rischiano di danneggiare» il Paese e sembra improbabile che possa lasciare il pallino dell’iniziativa politica in mano ai dimostranti. Il Tlp si era già scontrato con le autorità nel 2017 quando i suoi sostenitori avevano organizzato un blocco stradale, durato alcune settimane, nei pressi della capitale Islamabad. Le proteste avevano provocato la morte di diverse persone e si erano concluse solamente dopo l’intervento dei militari. Questi ultimi avevano stretto un accordo con gli attivisti che aveva portato alle dimissioni del ministro per la legge federale, inviso al Tlp ed all’immunità per le violenze commesse durante il blocco.

Nel 2018 il Tlp si è presentato alle elezioni generali ottenendo ottimi riscontri in termini di voti e piazzandosi al terzo posto in Punjab. Il complesso sistema elettorale pakistano aveva però impedito che i voti si trasformassero in seggi ed il partito era riuscito ad ottenere appena due scranni all’Assemblea del Sindh e nessuno in Punjab. La prestazione elettorale degli ultra-conservatori ha evidenziato quanto il movimento sia radicato a livello popolare e quanto le prossime elezioni potranno rivelarsi importanti per consolidare i risultati ottenuti.

Il Pakistan, che con duecentosette milioni di abitanti è tra le nazioni musulmane più popolose del mondo, è afflitto da gravi problemi di instabilità ed ingovernabilità. L’esercito ha governato questa nazione per più della metà della sua storia ed ha esercitato una forte influenza sulla politica estera e su quella della sicurezza anche quando al potere c’erano esecutivi retti da civili. Gli esecutivi risentono delle pressioni dell’esercito ma non possono prescindere dalle forze armate, vitali per contrastare quei gruppi di radicali islamici che minacciano direttamente il potere centrale. Sullo sfondo, poi, ci sono anche le tensioni con l’India in Kashmir dove, secondo Nuova Delhi, Islamabad finanzierebbe gruppi terroristici per destabilizzare la regione.

di Andrea Walton