· Città del Vaticano ·

Papa Francesco e i «Racconti di un pellegrino russo»

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22 aprile 2021

PER L’ONOMASTICO DEL PAPA


Nel secondo dei «Racconti» il pellegrino suggerisce a un castaldo di leggere un passo della Filocalia, il «trattato di Simeone il Nuovo Teologo sul giovane Giorgio». È il racconto intimo e delicato della scoperta da parte di un ventenne di Costantinopoli della bellezza, della ricchezza, e della profondità della “preghiera del cuore”. Ci piace cogliere questa “casuale” corrispondenza del nome, citato proprio nel libro suggerito da Papa Francesco, per far giungere al Pontefice i nostri auguri per il suo onomastico, venerdì 23, memoria liturgica di san Giorgio.
 

Il giovane Giorgio e la «Filocalia» 


Viveva a Costantinopoli un giovane ventenne di nome Giorgio. (...) Divenne familiare di un monaco, uomo di santi costumi, che viveva in un monastero di Costantinopoli. A lui manifestò i segreti reconditi del cuore, il suo vivo desiderio di salvare la propria anima, il suo sogno di abbandonare il mondo facendosi monaco. Il venerando anziano dopo averlo opportunamente incoraggiato e dategli le necessarie istruzioni gli porse il libro di san Marco l’asceta col quale tracciò le sue direttive spirituali.

Il giovane accolse il libro con avidità e rispetto come se Dio stesso glielo avesse affidato; ripose in esso la fiducia di trarne grande beneficio e abbondante frutto... La sua speranza non fu delusa da quel libro. Scelse tre paragrafi sulla vita monastica, e li impresse nel suo cuore proponendoseli come modello e sforzandosi di sperimentarli volendo progredire nella vita intrapresa. Il primo paragrafo diceva: «Se cerchi la guarigione dell’anima abbi cura della tua coscienza, fa’ quello che ti suggerisce e ne avrai un grande vantaggio». Il secondo diceva: «Chi cerca la grazia attiva dello Spirito Santo prima di aver adempiuto i comandamenti divini, è simile a quello schiavo che, nello stesso momento del suo acquisto, reclama e il prezzo del riscatto e le lettere di emancipazione». Il terzo era questo: «Chi prega con le labbra senza aver prima la scienza spirituale, non conoscendo la preghiera cosciente, è simile al cieco che gridava: “Figlio di David abbi pietà di me”. Quando però avrà acquisito la scienza spirituale e la preghiera cosciente e avrà aperti gli occhi dell’anima, è paragonabile all’altro cieco che guarito dalla cecità e riavuta la luce degli occhi vide il Signore, non lo chiamò Figlio di David, ma lo venerò come Figlio di Dio».

Questi tre paragrafi piacquero molto al nostro giovane, e fu persuaso che con l’attenzione alla sua coscienza i mali della sua anima sarebbero stati guariti; che avrebbe ricevuto le energie attive dello Spirito Santo con l’obbedienza ai comandamenti di Dio; e che infine la grazia dello Spirito Santo gli avrebbe dischiuso gli occhi interiori sì da poter vedere con la mente purificata il Signore. Egli fu ferito dall’amore di questa inesprimibile bellezza, e pur non potendola ancora contemplare, era mosso verso di essa da un desiderio intenso e la ricercava assiduamente nella speranza di finalmente incontrarla. Non fece niente di eccezionale, come lui stesso mi assicurò con giuramento, ogni sera, senza eccezione, praticò, e giammai andò a letto senza averle compiute, quelle preghiere e prostrazioni che gli erano state consigliate da quel santo anziano.

Dopo qualche tempo la coscienza cominciò a suggerirgli di aumentare di poco il numero delle prostrazioni e dei salmi e di ripetere “Signore Gesù abbi pietà di me”, un maggior numero di volte. Egli obbedì con slancio e fece quanto gli veniva suggerito come se Dio stesso glielo comandasse.

(...)

Dopo non molto tempo mentre era in preghiera e con mente consapevole ripeteva: “Dio abbi pietà di me peccatore”, una luce divina illuminò la stanza e l’orante. Giorgio in stato di estasi non sapeva se fosse nella sua stanza, o sotto un tetto, non vedeva altro che luce da tutti i lati, dimenticò di essere sulla terra. Le preoccupazioni terrene si dileguarono, i pensieri propri dell’uomo ancora rivestito di carne scomparvero. Divenne totalmente dissolto in questa luce transustanziale, ed ebbe l’impressione di essere lui stesso diventato luce. Dimenticò il mondo e si trovò immerso nelle lacrime ed in una gioia ineffabile. La sua mente si innalzò verso il cielo e vide un’altra luce, più splendida di quella che l’avvolgeva, e in mezzo a questa luce vide il santo anziano che gli aveva dato il libro di San Marco l’eremita e i precetti sulla preghiera...