· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

Le nostre radici

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22 aprile 2021

«Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella realtà»; comincia così la seconda lettura. Ed è un richiamo quanto mai opportuno, oggi. Perché dobbiamo riconoscere che prevalgono le parole, i dibattiti, piuttosto che i fatti e gli interventi concreti.

Parole su parole, per spiegare altre parole. Un diluvio di parole. Dobbiamo ammettere: il nostro, spesso, è un amore chiacchierato, cantato, gridato; ma poco praticato. Esperti in chiacchiere; inconcludenti in opere concrete.

Ognuno tragga le conclusioni per la propria vita. Ma cerchiamo di non meritare il rimprovero di Dio!

Nel Vangelo, Gesù ripete più volte: «Rimanete in me, e io in voi...». Anche qui, ci viene ricordato che non serve un attivismo esasperato, un efficientismo a tutti i costi, uno stile manageriale.

È un invito a ritrovare le nostre radici, a ristabilire contatti vitali. «Rimanete in me...». Cioè: riscoprite la bellezza di essere in preghiera, in silenzio, in meditazione, in riposo...

Occorre garantire soste prolungate alla nostra azione, se vogliamo permettere alla linfa vitale di Cristo di scorrere nelle nostre vene e nella nostra vita.

Avete sentito qual è il modo di agire di Dio: lavora la terra, ha cura della vite, la pota, taglia tutto ciò che è inutile, per dare maggior vita alla pianta, e perché porti più frutto.

Si può aver paura di un Dio così? Mai paura, ma fiducia, confidenza. «Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (seconda lettura).

di Leonardo Sapienza