· Città del Vaticano ·

In dialogo
Quello che insegna il dramma della pandemia

Tempi nuovi
per il Regno di Dio

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21 aprile 2021

Come umanità negli ultimi anni abbiamo compiuto grandi progressi — più che nei secoli passati — su temi quasi invisibili e impercettibili, ma al tempo stesso tangibili sul piano utilitaristico. La velocità inconsueta di internet, l’esponenziale crescita della realtà virtuale, la precisione nella scienza robotica o l’iperinformazione invasiva con l’uso degli algoritmi sono solo alcuni esempi. Molti hanno cercato di associare questi progressi, che esaltano l’ingegno quasi infinito dell’essere umano, con cambiamenti di epoca, era o tempo. Può essere. Ma è anche probabile che questi sfolgoranti sviluppi, per il loro uso quotidiano quasi frenetico, ci abbaglino impedendoci di vedere i veri e profondi mutamenti presenti. È ancora valida qui la dura diagnosi di Gesù su questa contraddittoria capacità che abbiamo, anche e soprattutto noi uomini di fede, d’intendere i cambiamenti di epoca. «Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?» (Luca, 12, 56).

Abbiamo già imparato dalla storia universale che i cambiamenti di epoca hanno poco a che vedere con calendari ed eventi prevedibili o attesi. Per constatarlo, non abbiamo bisogno di andare tanto indietro nel tempo, come, per esempio, al passaggio dal Medioevo all’età moderna dopo la presa di Costantinopoli da parte dei turchi ottomani nel 1473. I cambiamenti attuali avvengono più velocemente e molto spesso in modo drammatico e impensabile. Nella nostra storia contemporanea tutti ci aspettavamo il cambiamento di millennio con il semplice giro di pagina del calendario nel 2000. Non pochi analisti individuano invece il vero cambiamento di millennio e di epoca nell’11 settembre 2001, con l’attentato che provocò il crollo delle Torri Gemelle. Che ne siamo consapevoli o meno, poiché viviamo obnubilati nell’immediatezza, ora stiamo assistendo a un cambiamento di epoca storico profondo e drammatico dovuto alla pandemia mondiale del covid-19. Questa pandemia non solo ha fatto emergere un mondo di disuguaglianze e un’umanità indifesa, ma ha anche dimostrato che nulla di ciò che conoscevamo e che ci orientava nel tempo e nello spazio tornerà a essere come prima. Che cosa ha a che vedere la nostra comprensione del kairos del Regno di Dio con questo cambiamento di epoca in tempi di pandemia? Molto! Per lo meno in tre aspetti, per il cui sviluppo tematico utilizzerò un acrostico semplificatore. Dobbiamo analizzare questi cambiamenti di epoca ampliando la nostra CO-noscenza, il nostro VI-ssuto e la D-iffusione del regno di Dio in questo momento.

Nei Vangeli vediamo che, nel presentare il Regno di Dio, il Signore fece un uso didattico molto speciale del genere parabolico. La metà delle parabole dei sinottici — quattordici su ventotto — sono dedicate al Regno dei Cieli. La dinamica di conoscenza, vissuto e diffusione crescente del Regno di Dio si vede chiaramente nella parabola del seme (Marco, 4, 26-29). La parabola simboleggia un contro sistema divino che si radica e si sviluppa impercettibilmente, segnando al tempo stesso nuove epoche di grano buono in un mondo infruttuoso e pieno “di zizzania” (Matteo, 13, 24-30). Il ciclo di sviluppo agricolo che passa da seme a frutto, fusto, spiga e grano, ci istruisce sulla crescente crescita di un regno del bene, che risulta invisibile a un mondo arido di immediatezza e di ricerca di successo. L’esito del raccolto del grano maturo ci ricorda la tensione costante tra l’“ora” e il “non ancora” del Regno di Dio. È questo dinamismo esperienziale che ci spinge a rileggere i tempi in modo costante, alla luce di quei segnali che Gesù ci indica nei Vangeli.

In questo tempo di pandemia siamo testimoni del fatto che quando i regni di questo mondo, con il gelido soffio del dio Mammona, mostrano apertamente tutto il danno e la denigrazione umana di cui sono capaci, è necessario conoscere la dinamica del Regno di Dio e la sua giustizia. Il denaro e i suoi derivati, nelle mani di un sistema egoistico, utilitaristico e usa-e-getta, hanno segnato la fine dell’ingenua epoca delle teorie dell’ordinamento economico automatico. Questo regno senza Dio ha lasciato buttati sul ciglio della strada i più vulnerabili, dando la priorità al commercio e alla salute umana e abbandonando alla loro misera sorte interi popoli e Paesi nel bel mezzo della più grande tragedia sanitaria contemporanea. Nella visione del Regno di Dio sono però emersi, come paradigma di un tempo nuovo, medici, infermieri e assistenti sociali. Questi, come la donna che con la sua semplicità paesana accende la lucerna e spazza tutta la sua umile casa per trovare la dramma perduta (Luca, 15, 8-10), hanno attinto risorse umane da dove sembrava impossibile farlo, rendendo attuale la parabola del Regno dei Cieli che Gesù ci ha insegnato. D’altro canto, la parabola dei lavoratori della vigna (Matteo, 20, 1-16) ci rivela che esistono ancora un salario minimo universale che va oltre una scarna meritocrazia e la suprema dignità di ogni lavoratore che trascende qualsiasi sistema di selezione discriminatoria e disumana. Le parole finali del racconto, «così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi», sono un chiaro appello ai potenti a gestire i vaccini privilegiando i più vulnerabili. Sono loro “gli ultimi”, gli scartati da un sistema che li ha gettati in questa situazione e che li condanna nuovamente impedendo loro l’accesso ai vaccini, mentre i Paesi “primi” moltiplicano la quantità di dosi per la loro popolazione. La piramide di priorità nelle vaccinazioni in tempo di pandemia per il Regno di Dio è esattamente inversa. Un’analisi sincera e attuale dell’esperienza dei valori del regno di Dio dovrebbe spingere noi figli di questo regno a diffonderlo e proclamarlo incessantemente. Giovanni annunciò l’avvento del Regno di Dio nel Giordano e con il battesimo. Il suo fu un annuncio duro per un pentimento imprescindibile, (un drammatico cambiamento di rotta), che non fosse un mero gattopardismo, ma che simboleggiasse un nuovo ingresso nella rinnovata terra promessa con i lavacri santi di una nuova era (Matteo, 3, 1-12).

di Marcelo Figueroa