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Premio alla memoria per una suora pakistana che per oltre cinquant’anni si è dedicata ai bambini con disabilità

Madre dei dimenticati

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17 aprile 2021

«È motivo di soddisfazione e orgoglio il fatto che il governo del Pakistan abbia assegnato a suor Ruth Lewis, come premio postumo, la Sitara-e-imtiaz (“Stella di eccellenza”), in riconoscimento dei suoi servizi alla società e al Paese. È tra le più alte onorificenze civili ed è assegnato per servizi meritori resi alla nazione, nel campo della cultura e della vita pubblica»: parole colme di gratitudine quelle pronunciate dal cardinale Joseph Coutts, arcivescovo emerito di Karachi, in merito al riconoscimento conferito a suor Ruth Lewis, religiosa della congregazione religiosa delle francescane missionarie di Cristo Re (Fmck) scomparsa lo scorso luglio dopo cinquantadue anni della sua vita dedicati ai minori disabili, emarginati e senza famiglia. Anche lei, come tanti religiosi, vittima del coronavirus che aveva contratto durante il suo instancabile operato verso i suoi amati piccoli.

«Siamo grati alla religiosa — ha affermato il porporato che ha celebrato una liturgia in memoria di suor Ruth — e alle suore di questa congregazione per la loro grande opera con i bambini abbandonati». Fin dal 1959, ha sottolineato Coutts, le religiose hanno risposto al crescente bisogno che si registrava nella città portuale di Karachi accettando di occuparsi e di servire i bambini mentalmente e fisicamente disabili. Dopo la morte della fondatrice della casa di accoglienza, suor Gertrude Lemmens, suor Ruth ha assunto la responsabilità di gestire la casa Dar-ul-Sukun - Centro di pace e amore, che dipendeva dalle donazioni di benefattori e sostenitori. Grazie alla sua paziente e costante opera, quella struttura è cresciuta negli anni fino a diventare una delle più grandi istituzioni del suo genere in questa città di oltre ventuno milioni di abitanti. Significativo che il premio dedicato alla suora sia stato ritirato da Cookie, un tempo bambina abbandonata accolta nella casa e ora membro dello staff di Dar-ul-Sukun. Dopo aver definito la religiosa "sua madre", la donna ha ribadito che suor Ruth era anche «la madre di tutti i bambini di Dar-ul-Sukun. Si è presa cura di tutti noi come una madre amorevole si prende cura dei suoi figli».

Il cardinale ha poi ricordato gli aspetti essenziali della personalità della missionaria e il suo fedele servizio alla Chiesa, raccontando di come suor Ruth fosse una persona molto tranquilla e umile, dotata di un’enorme energia che metteva al servizio delle persone mentalmente e fisicamente disabili. «Era ben nota nella società civile — ha osservato il porporato — e tra le ong che lavorano della metropoli pakistana. Il governo della provincia del Sindh. di cui Karachi è capitale, nutre profonda stima e apprezzamento per le sue buone opere che ha svolto per cinquantadue anni. In città era conosciuta come la “madre dei dimenticati” e lo ha dimostrato fino all’ultimo respiro». Dello stesso tono il ritratto che della religiosa scomparsa ha fatto il segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dell’episcopato pakistano, Qaisr Feroz, che ha lavorato con suor Ruth da seminarista per due anni. «Autentica testimone dell’amore di Dio verso ogni persona e ogni creatura — ha osservato — aveva uno sguardo evangelico di amore verso questi bambini con disabilità, visibile in ogni istante della sua vita. La sua scomparsa è una grande perdita per la missione della Chiesa».

Per la sua dedizione ultracinquantennale rivolta esclusivamente ai “bambini speciali”, Ruth Lewis ha ricevuto anche il premio Pride of Karachi nel 2014 mentre nel 2018 è stata insignita dell’Hakim Mohammad Saeed dal governatore del Sindh quale riconoscimento del suo contributo all’umanità. L’esecutivo del Sindh, inoltre, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione di Dar-ul-Sukun, ha finanziato la costruzione di un edificio di tre piani per accogliere il crescente numero di bambini bisognosi.

di Rosario Capomasi