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Multilateralismo

Musei, una situazione sempre più critica

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16 aprile 2021

A breve, se il covid darà tregua, potremo tornare a visitare i musei, che sono lì per preservare l’arte e permetterci di goderne quando ce ne viene voglia. Per questo la loro chiusura, in questo anno di pandemia, è stata una privazione dolorosa come quella dei cinema e dei teatri. Sono state 85.000 le istituzioni museali in tutto il mondo che hanno chiuso i battenti durante la crisi e l'impatto di queste chiusure non è solo economico, ma anche sociale.

L’effetto di questa situazione è stato particolarmente grave in Africa e nei piccoli stati insulari in via di sviluppo dove solo il 5% dei musei è stato in grado di proporre visite virtuali online, come invece è stato fatto dalle più importanti collezioni del mondo. E anche quando la situazione tornerà alla normalità l’Unesco stima che il 13% dei musei non riaprirà più le porte.

Un danno enorme all’economia della creatività e una grave privazione considerato che i musei sono equiparati ad un servizio pubblico essenziale. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, che in questi giorni ha aggiornato la sua relazione sullo stato delle istituzioni museali pubblicata nel 2020, ha definito «sempre più critica» la situazione dei musei nel mondo a un anno dall’inizio della pandemia. Con un calo del 70% delle presenze e una diminuzione media dei ricavi del 40-60%, rispetto ai risultati del 2019, e oltre 155 giorni di chiusura, la pandemia si è abbattuta come uno tsunami sui musei.

In Italia solo gli Uffizi, con una diminuzione del 72% dei visitatori, percentuale identica al Louvre di Parigi e al Reina Sofia di Madrid, hanno subito un crollo degli incassi passati dai 34 milioni del 2019 agli 8,8 del 2020.

Nonostante le misure di sostegno messe in atto (campagne di sensibilizzazione, visite virtuali e l'attuazione di protocolli di sicurezza rafforzati), i sussidi pubblici sono diminuiti per quasi la metà dei musei, con tagli che possono raggiungere il 40% dell'importo dei finanziamenti pre-pandemia. Inoltre le chiusure prolungate e il forte calo dei ricavi stanno pesando sull'organizzazione del settore, rendendo anche più difficile la conservazione delle collezioni e la sicurezza degli edifici. La crisi ha fermato alcune importanti attività di conservazione del patrimonio, mentre le misure di contenimento della pandemia si sono rivelate favorevoli ai furti: una preoccupazione che riguarda molte istituzioni in tutto il mondo. Contrariamente a quanto si può pensare, infatti, gli oggetti preziosi conservati nelle sale così come nei magazzini dei musei non sono sempre al sicuro. Un’ indagine condotta prima della pandemia dall’Unesco aveva rivelato una realtà preoccupante e cioè che circa il 60% delle collezioni museali soffrono di cattiva gestione, mancanza di manutenzione, spazi e misure di sicurezza inadeguate.

Una situazione che mette ad alto rischio di danni, furti o traffici illeciti i quadri e le sculture conservate nei musei. E il covid ha peggiorato la situazione. È per questo che l’agenzia Onu ha rivolto una raccomandazione agli Stati perché si impegnino nell'attuazione di politiche digitali per l'inventario delle raccolte museali e prevedano misure a sostegno dell'istruzione, della ricerca e della formazione del personale. Secondo l’Unesco, infatti, l'importante ruolo che il settore museale ha assunto nelle politiche culturali nazionali nel corso dell’ultimo decennio potrebbe essere messo in discussione senza adeguati interventi di sostegno.

«Il posto che riserviamo ai musei nelle politiche per risollevarci dalla pandemia dice molto dei valori che portiamo avanti come società» ha dichiarato il direttore generale dell'Unesco, Audrey Azoulay. «Nel bel mezzo della crisi, non dobbiamo perdere di vista questo obiettivo fondamentale: l'accesso alla cultura, la conservazione del nostro patrimonio comune, in tutta la sua diversità. Gli Stati — ha aggiunto Azoulay — hanno un ruolo vitale da svolgere nel sostenere i musei in questi tempi difficili, attraverso un'ambiziosa politica culturale, non solo per garantirne la sopravvivenza, ma anche per prepararli al futuro». La sfida, dunque, è duplice: sostenere le istituzioni museali e i professionisti della cultura e promuovere l’accesso alla cultura per tutti.

di Anna Lisa Antonucci