· Città del Vaticano ·

È iniziato il Ramadan

Non solo digiuno

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14 aprile 2021

«Digiunerete per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste!» (184). La prescrizione del digiuno (sawm) nel mese di Ramadan — uno dei cinque pilastri dell’islam, dovere di ogni buon musulmano — contenuta in questo passaggio della Sura ii del Corano evidenzia anche un aspetto importante legato al mancato rispetto del precetto che, com’è noto, prevede l’astensione dal mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali dall’alba al tramonto: l’espiazione, per colui che volontariamente viola il comandamento, un tempo avveniva attraverso “la liberazione di uno schiavo”, oggi digiunando 60 giorni consecutivi oppure nutrendo 60 poveri.

Il riferimento all’elemosina, al soccorso dei bisognosi è costante nel Corano e il Ramadan — cominciato il 13 o il 14 aprile a seconda della semplice presenza o dell’avvistamento a occhio nudo della luna nuova nel nono mese del calendario islamico — non sfugge a una vera e propria regola che si applica anche a coloro (malati cronici, anziani debilitati) che per motivi di salute non posso onorare il digiuno: nutrire un povero per ogni giorno non rispettato. La stessa zakat al-Fitr, la colletta che ogni famiglia musulmana deve mettere da parte, prima della preghiera, per la festa della rottura del digiuno (quest’anno 6-7 euro a persona), è destinata ai poveri indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa e, affidata a una moschea o a un’associazione caritativa, raggiunge di solito i bisognosi, anche parenti e amici, del luogo di residenza di quella famiglia. Secondo un noto hadith (aneddoto sulla vita del profeta Maometto), «non è un vero credente chi va a dormire con la pancia piena mentre il suo vicino soffre la fame». Le elemosine, si legge in un passaggio del Corano (Sura iv , 60), «sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per la lotta sul sentiero di Allah e per il viandante». E la zakat, la “tassa sociale”, prelievo di una quota della propria ricchezza (circa il 2,5 per cento) da destinare alle categorie più svantaggiate, non è su base volontaria ma un obbligo, una “purificazione” per essere meritevoli. Altra cosa ancora è la sadaqa, donazione spesso effettuata per sovvenzionare progetti nelle regioni meno fortunate del pianeta.

In occasione dell’Id al-Fitr è tradizione che moschee e associazioni organizzino pasti di rottura del digiuno (iftar) condividendoli con gli indigenti, oltre che con i fedeli di altre religioni. La pandemia — la somministrazione del vaccino non invalida né interrompe il digiuno, si sono affrettati a dire gli esperti — costringerà, come successo l’anno scorso, a pensare a iniziative alternative, ma gli atti di generosità nei confronti dei più vulnerabili sono parte integrante delle opere da compiere in questo mese sacro. E nella notte più importante, la Notte del Destino (Laylat al-Qadr), che «è migliore di mille mesi» (Sura xcvii , 3), quella in cui Allah rivelò il Corano al profeta Maometto, tali pensieri di carità assumono particolare rilievo. In questa notte dispari dell’ultima decade, in genere la ventisettesima di Ramadan (sunniti e sciiti non concordano con precisione su questo), nelle moschee e nelle case dei musulmani si veglia, si legge il testo sacro, si chiede perdono ad Allah, si invocano grazia e misericordia per tutto l’anno a venire. La preghiera notturna (tarawih), occasione per ascoltare collettivamente la recitazione salmodiata del Corano, è forse, in Laylat al-Qadr, il momento spiritualmente più alto dell’intero Ramadan: i giureconsulti musulmani (faqih) raccomandano fortemente di viverlo insieme, in gruppo, in famiglia, accompagnando per esempio i più piccoli in questo percorso di trasmissione dei valori autentici dell’islam.

Se il digiuno materiale — dal quale sono esentati bambini e donne incinte — serve per misurare la sofferenza avvicinandosi a coloro che, nel mondo, patiscono povertà e precarietà, e per padroneggiare i propri istinti elevandosi verso la purezza e la castità, l’astinenza di Ramadan raggiunge l’obiettivo solo con l’esemplarità dell’insieme, corpo e spirito, in una coesistenza armoniosa ed equilibrata di azioni e parole dalle quali vanno allontanate la menzogna, la calunnia, la collera: è un percorso di crescita disseminato di buone intenzioni, da compiere con responsabilità e rigore, che non ha termine se non con il rinnovamento delle stesse. Va poi considerato che, a causa dello sfasamento tra il calendario islamico (anno lunare di 355 giorni) e quello solare (365-366 giorni), ogni anno la data di inizio del Ramadan anticipa di undici-dodici giorni rispetto a quella dell’anno precedente. Ciò significa che, in un arco temporale di circa trentatré anni, un musulmano può vivere il mese di Ramadan in ogni stagione e condizione, anche la più disagevole. Basta pensare cosa significhi non bere in una nazione dal clima torrido o in una stagione assimilabile all’estate. Ma niente esasperazioni. È lo stesso Maometto a ricordarlo: «Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio». Ritiro, raccoglimento, esercizio, prova, guarigione spirituale, ma anche festa da “illuminare” (vanno a ruba nei mercati, soprattutto in Egitto, le tradizionali lanterne fatimidi) e felicità condivisa perché il sacrificio verrà ricompensato da Dio, moltiplicato.

«È nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione» (Sura ii , 185). Direzione e distinzione, verso la salvezza. Il digiuno dei musulmani, ha scritto l’imam Yahya Pallavicini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana, è «un’astensione da se stessi per meglio “sentire” la Parola della rivelazione di Dio che risuona nelle corde del cuore. Da questo ascolto, accompagnato dal silenzio del nutrimento esteriore, il musulmano accede a una maggiore sensibilità dello Spirito e a una facoltà più acuta di discernere tra vero e falso, bene e male, prioritario e secondario, essenziale e accessorio».

di Giovanni Zavatta