· Città del Vaticano ·

Dai cristiani del Medio Oriente gesti di prossimità ai connazionali musulmani

La pandemia
non ferma la misericordia

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14 aprile 2021

L’idea più creativa forse è quella venuta a padre Paula Moussa, parroco copto ortodosso della chiesa della Vergine Maria ad Alessandria d’Egitto: una “spedizione” di medici e infermieri che a bordo di caravan gireranno in più di trenta villaggi della regione, offrendo servizi sanitari gratuiti alle fasce più povere della popolazione. L’ha chiamata “la carovana della misericordia” e ha programmato l’iniziativa in concomitanza con il mese sacro del Ramadan. Oculisti, pediatri, dentisti, radiografi offriranno visite ed esami specialistici anche a chi non può permettersi di dare in cambio nemmeno una piccola offerta libera, mentre un’unità mobile del Centro regionale trasfusionale di Kom el Dikka (sobborgo di Alessandria) farà i prelievi ai donatori volontari di sangue.

L’iniziativa della parrocchia copta alessandrina, offerta indistintamente a cristiani e musulmani della regione, si fa carico della necessità di cure mediche accresciutasi a dismisura in tempi di emergenza pandemica, e aggira con la creatività inconfondibile e inesauribile della carità cristiana limiti e impedimenti che la terza ondata di covid-19 sta ponendo anche alle tradizionali manifestazioni di solidarietà e vicinanza che le comunità cristiane locali riservano ai concittadini musulmani, in occasione del mese sacro islamico del Ramadan, appena iniziato.

Di solito, nei Paesi arabi e in tutto il Medio Oriente, durante il Ramadan tanti gesti di prossimità e solidarietà codificati nei tempi lunghi della convivenza quotidiana rinsaldano i rapporti inter-comunitari. Mentre i capi delle Chiese e delle comunità cristiane locali inviano ai musulmani messaggi d’augurio o partecipano a cerimonie ufficiali, i battezzati offrono ai loro connazionali islamici cibo o vere e proprie cene nelle ore di interruzione del digiuno. Nell’anno corrente, le prime settimane del mese di Ramadan coincidono con quelle finali del tempo penitenziale di Quaresima osservato dalla Chiese orientali che seguono il calendario giuliano (e che celebreranno la Pasqua il 2 maggio). Ma sia il Ramadan dei musulmani sia la Quaresima di tante comunità cristiane mediorientali devono fare i conti con gli effetti destabilizzanti dell’emergenza pandemica, che quasi ovunque sta spingendo le autorità politiche e religiose a emanare disposizioni eccezionali volte a frenare il contagio, eliminando ogni possibile occasione di assembramento comunitario. Così, mentre in Egitto tanti vescovi copti cominciano a diffondere comunicati per informare tutti i battezzati che anche i riti della Settimana santa saranno celebrati senza la partecipazione del popolo, o con la presenza di un numero limitato di persone, misure analoghe vengono prese da autorità politiche e religiose di un numero crescente di Stati — dal Qatar alla Turchia, dal Kuwait al Libano — anche riguardo alle pratiche legate al mese sacro islamico del Ramadan. Nello stesso Egitto, Muhammad Mukhtar Jumah, ministro per le Dotazioni religiose islamiche, ha dovuto diffondere una dichiarazione ufficiale per chiarire che l’assunzione del vaccino anti-covid non invalida e non rompe il digiuno imposto dal Ramadan.

Anche nelle nazioni della Penisola arabica — riferisce monsignor Paul Hinder, vicario apostolico di Arabia del Sud — quest’anno le occasioni di convivialità interreligiosa tradizionalmente collegati al Ramadan saranno molto ridotti: «Non si faranno i tradizionali iftar pubblici e di conseguenza non ci saranno gli inviti tradizionali ai banchetti serali. Alcune cose si faranno online: lettura del Corano, conferenze spirituali per i credenti musulmani. Come vescovo sono stato invitato ufficialmente adaugurare il Ramadan kareem insieme ad altri capi religiosi attraverso una trasmissione televisiva, e prenderò parte a un incontro virtuale con lo sheikh Mohammed bin Zayed, principe di Abu Dhabi, nei primi giorni del Ramadan». Al centro dell’incontro, aggiunge Hinder, «ci sarà il tema della fratellanza umana. Ma sono state vietate le distribuzioni di pacchi di cibo nelle moschee. Chi vuole inviare cibo a famiglie che ne hanno bisogno, deve affidarsi a servizi autorizzati di catering offerti da ditte specializzate».

Anche in Iraq la nuova ondata della pandemia impedirà raduni e iftar inter-comunitari in occasione del Ramadan. Diocesi e parrocchie offriranno comunque pacchi di viveri a famiglie musulmane più povere. Intanto il patriarca di Babilonia dei Caldei, cardinale Louis Raphaël Sako, ha già rivolto «ai fratelli e alle sorelle musulmani» un messaggio augurale per il mese sacro dai contenuti non scontati. Nel suo messaggio il patriarca ha chiesto a Dio onnipotente di benedire il digiuno dei seguaci di Mohammad, in modo che il Ramadan diventi per tutti loro «un'opportunità per avvicinarsi a Dio e alle persone attraverso il digiuno, la preghiera, gli atti di carità, misericordia, perdono e riconciliazione, e per approfondire i legami di fratellanza, amicizia e rispetto che Papa Francesco ha richiamato durante la visita da lui compiuta nel nostro Paese dal 5 all’8 marzo». Poi, a chiusura del suo messaggio, Sako ha avanzato una richiesta molto concreta, rivolta implicitamente anche alle autorità politiche nazionali: «In questa occasione chiedo che sia adottata la denominazione dei cristiani come “Popolo del Libro” e che tale denominazione sia inclusa nei libri di testo usati nelle scuole nazionali, in sostituzione di altre definizioni errate e inaccettabili». In alcuni libri scolastici, anche in Iraq, i cristiani vengono ancora indicati come “infedeli” o “politeisti” (takfir, kafir). La definizione che il patriarca suggerisce di adottare per indicare i cristiani nei testi scolastici è di matrice islamica, essendo riportata nel Corano.

Già nel giugno 2020 il cardinale Sako aveva avanzato la proposta di un incontro fra tutte le organizzazioni politiche in cui militano cristiani iracheni per parlare anche del problema dei testi scolastici nazionali disseminati di discorsi che incitano al disprezzo e alla sopraffazione nei confronti delle altre comunità di fede.

di Gianni Valente