· Città del Vaticano ·

L’esperienza della diocesi di Treviso

Alla tavola del rispetto

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14 aprile 2021

«Al-Azhar e la Chiesa cattolica domandano che questo Documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi» (“Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”).

È sulla scia di questo invito che anche al Centro della famiglia, istituto di cultura e pastorale della diocesi di Treviso, che da quarant’anni si occupa di formazione, sostegno e cultura in ambito familiare, si è iniziato ad approfondire e mettere in pratica il testo “in chiave familiare”. Il Documento è stato presentato fin da subito ai partecipanti alla Scuola di formazione familiare, un percorso triennale che mira a preparare coppie protagoniste nella Chiesa e nella società, mettendo in luce gli appelli per le famiglie stesse presenti nel Documento.

Per ricordare il primo anniversario del testo, alcune famiglie della Scuola hanno organizzato una cena con altrettante famiglie musulmane prendendo spunto dalla felice iniziativa della Chiesa evangelica tedesca delle cene in piazza tra luterani e musulmani. Si è scelto uno stile semplice, senza grandi numeri, mantenendo relazioni corte, con le famiglie dei compagni di classe dei figli, in modo da favorire relazioni possibili e sperimentare una modalità che potesse essere proposta anche in altre realtà. Un’attenzione particolare con cui si è voluto pensare questa cena è stata di fare in modo che fosse un evento organizzato insieme, in cui tutti fossero ospiti, e non soltanto un invito rivolto da una parte ad un’altra: un atteggiamento su cui resta ancora strada da fare per i prossimi appuntamenti. L’organizzazione dell’evento ha presentato subito le prime difficoltà, in particolare in seguito alla comunicazione di una famiglia originaria del nord Africa che non avrebbero mangiato carne. Se per alcuni è stato spontaneo rispettare questa attenzione evitando di preparare pietanze con carne, per altri ha creato qualche difficoltà, forse in nome dell’affermazione della propria identità. Si è notato che alcune donne musulmane erano presenti soltanto con i figli e non con il marito, assenza che ha interrogato gli altri ma che non ha impedito di creare un piccolo gruppo di mamme subito affiatato.

È stato un tempo segnato dall’imbarazzo iniziale, dalla voglia di confronto, dal desiderio di assaggiare piatti sconosciuti; per i bambini (alcuni erano compagni di classe) una cena normale, con la possibilità di giocare con molti altri. Una mamma originaria del Marocco e in Italia da vent’anni, che con il suo tè alla menta ha aiutato a far parlare piccoli gruppi di persone tra loro, ha sintetizzato la serata dicendo: «Per me è stato bellissimo condividere il tempo, il cibo e le culture diverse con tante persone: mi sono sentita a mio agio con tutti. Un’occasione che insegna ai nostri figli il rispetto reciproco. Avere religioni diverse non è motivo di divisione».

Nel 2021, impossibilitati a ritrovarsi intorno alla tavola, è nata l’idea di creare un libro di ricette (in formato digitale), chiedendo ad ogni famiglia di preparare una ricetta da condividere, a cui allegare una propria foto. L’entusiasmo per la proposta è stato immediato, come attestato da una donna: «È già passato un anno, era proprio una bella serata. Noi ci teniamo con tutto il cuore di poter partecipare a cene e incontri come questi». Una ricetta riproponibile.

di Francesco Pesce
Presidente del Centro per la famiglia della diocesi di Treviso