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Il cardinale Semeraro all’atto accademico dell’università ecclesiastica San Damaso di Madrid

La santità evangelizza

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13 aprile 2021

La santità nasce dall’evangelizzazione e genera evangelizzazione, perché «mostra vie di redenzione». Lo ha sottolineato il cardinale Marcello Semeraro durante l’atto accademico svoltosi nei giorni scorsi all’Università ecclesiastica San Damaso di Madrid. Il prefetto della Congregazione delle cause dei santi è intervenuto all’incontro in videoconferenza, svolgendo una relazione dedicata appunto al tema: «Santità ed evangelizzazione della società».

Per fare un santo, ha ricordato il porporato, «ci vuole un peccatore, ma un peccatore che si lasci invadere da Gesù nelle ferite, nelle colpe, nelle incapacità». Scoprirle davanti al “Medico” «fa sperimentare il tocco che risana». Così l’uomo «incontra l’amore di Cristo, sceglie di viverlo e trasmetterlo: divampa cioè l’incendio della carità». Solo i malati «guariscono e i guariti sanno poi curare gli altri».

Il cardinale ha evidenziato che i santi non sono «super-eroi, o marziani», e neppure dei “santini”. Nella vita terrena hanno avuto «i loro difetti, limiti e conflitti; conosciuto la fragilità dei vasi di creta, gli smarrimenti di san Pietro e le incomprensioni degli apostoli»; ma si sono lasciati «riedificare ogni giorno dalla buona notizia di Cristo». Per evangelizzare la società, ha sottolineato, è necessario che «un candidato all’onore degli altari sia presentato con il suo percorso di guarigione personale e di graduale crescita nella fede». In questo modo i santi vengono «restituiti alla realtà e parlano a tutti».

D’altronde, ha osservato Semeraro, la santità «non è uniformità: somigliare a Cristo significa prendere sul serio la propria unicità». Si fa santo, infatti, chi «entra in contatto con questa unicità e permette alla grazia di elevarla a perfezione». Non a caso, «sempre più s’affermano i percorsi di conversione vicini al nostro vissuto di peccatori perdonati».

Il porporato ha ricordato in proposito l’esperienza di san Paolo «atterrato da quella grazia» che poi illuminerà anche sant’Agostino; come pure san Francesco d’Assisi, «disarcionato dai sogni cavallereschi», e sant’Ignazio di Loyola, «ferito per altre battaglie». Lo stesso processo di «radicale trasformazione» si è verificato per i beati  Charles de Foucauld, che era stato «esonerato dal militare per indisciplina, ma poi lasciò la propria impronta alla vita religiosa», e Cesare de Bus, che da «spensierato cortigiano si convertì a 31 anni e divenne, col suo apostolato, precursore dell’evangelizzazione attraverso i media».

La santità, dunque, evangelizza quando «comunichiamo la vera protagonista di queste storie, che è la misericordia di Dio, l’amore più grande che cambia ogni tristezza in gioia». Questo è il messaggio di molti santi recenti: tra gli altri, la beata spagnola Madre Speranza (2014) e santa Faustina Kowalska (2000), o i servitori della misericordia come san Pio da Pietrelcina (2002) e san Leopoldo Mandić (1983).

Il prefetto della Congregazione non ha mancato di sottolineare che per offrire al popolo di Dio «testimoni autentici ed evitare confusioni o inganni, occorrono procedure e accertamenti rigorosi». Oggi, ha fatto notare, è facile divulgare fake news, «costruire anche false santità con i social media». Proprio l’esigenza di «discernere modelli attendibili di vita cristiana» aveva portato, nel 1588, all’istituzione della Sacra Congregazione dei riti, che nel 1969, fu distinta in Congregazione per il culto e Congregazione delle cause dei santi. Già dai primi secoli, però, la Chiesa «aveva avvertito il dovere di una verifica della vox populi». Per riconoscere la santità autentica, ben presto «si associò, all’acclamazione popolare, l’approvazione del vescovo con il clero, e nel vi secolo si affermò la “canonizzazione vescovile”». Questo atto fu poi riservato al Papa, per cui si passò all’iter della «canonizzazione pontificia», che «prevedeva il coinvolgimento di esperti, sino all’istruzione di un vero e proprio processo canonico». Potrà sorprendere ma anche oggi, ha ricordato Semeraro, «tutto nasce dalla vox populi, cioè dalla fama di santità spontanea e ben diffusa». Ed è «opinione comune che l’autore ultimo di tale fama possa essere Dio stesso, che addita all’umanità i cristiani esemplari nell’amore».