· Città del Vaticano ·

A una mostra multimediale organizzata da Emergency le testimonianze degli immigrati in Italia

Storie che ricominciano

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10 aprile 2021

La guerra, la necessità di trovare un lavoro, la casualità della vita, gli incontri che segnano e ne indirizzano il futuro: sono questi gli aspetti che accomunano chiunque si lasci alle spalle violenza e desolazione, povertà e fame. Non importa il Paese d’origine, il colore della pelle o la propria religione perché chi ha trovato la forza e il coraggio di intraprendere viaggi estenuanti, di subire torture prima di fuggire, di solcare il mare su improponibili barche o di fare centinaia di chilometri a piedi prima di trovare un approdo apparentemente sicuro è alla ricerca di una sola cosa: vivere. È così che si raccontano con foto, video e frammenti audio sul nostro schermo i volti di alcuni di loro nella mostra multimediale «Un giorno qualunque. Storie che ricominciano in Italia», organizzata da Emergency nell’ambito del progetto «No alla guerra», per una società pacifica e inclusiva, rispettosa dei diritti umani e della diversità fra i popoli, realizzato con il contributo dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). La rassegna, visibile all’indirizzo ungiornoqualunque.emergency.it, è in costante evoluzione inserendo materiale, racconti e vicende che hanno come protagonisti persone giunte in Italia da ogni parte del mondo e sono riuscite a ricrearsi una vita, a studiare e trovare un lavoro, sposarsi e mettere su famiglia. Integrati nella nostra società senza mai perdere radici e culture. Come Mamadou che con la sua famiglia lascia a 22 anni la Costa d’Avorio e la guerra approdando in Ghana dove resterà del tempo, sino a quando decide di attraversare il Burkina Faso, il Niger e il deserto giungendo in Libia. L’imbarco verso l’Italia, il lavoro senza regole nella raccolta delle arance in Calabria, del tabacco a Castel Volturno dove nel 2009 conosce la Caritas di Caserta e Giulio, del quale sarà testimone di nozze, e Maria Rita che diverrà sua moglie e madre di una bimba. Oggi Mamadou lavora come operatore culturale in un centro Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati). E ancora Huda, di origini palestinesi nata in Siria che abbandona, a causa della guerra, con il marito. L’arrivo in Italia è seguito dal lungo viaggio verso la Svezia dove si trova parte della famiglia. Tre anni nei quali trova lavoro, poi il richiamo in Italia che in base al regolamento di Dublino, essendo il primo Paese di accoglienza, lo è per competenza. A Venezia la mediatrice che la segue le farà imparare l’italiano consigliandola di farsi raggiungere dal marito. Dopo molte peripezie dal 2014 Huda è prima cameriera poi cuoca presso l’Orient Experience, in cui lavorano persone giunte da ogni dove in un travaso culturale stimolante.

Per finire, la storia di Mercedes giunta in Italia dal Perú nel 1992, a 22 anni. Ama i balli della sua terra, quelli dai costumi colorati che nessuno in Italia conosce e cuce. È così che per mantenersi, oltre al lavoro di baby sitter, badante e cameriera, confeziona abiti per la compagnia di ballo peruviano di Roma. Contemporaneamente frequenta il corso di scienze infermieristiche all’università e la sera fa compagnia a un’anziana signora. Si appassiona alla terapia intensiva neonatale e trova lavoro a Lecco, incontrando il futuro marito pediatra, attivo in missioni all’estero. Mercedes lo seguirà in Afghanistan e Sudan. Oggi vive in Italia, ha due figli e lavora in uno studio pediatrico come infermiera, dando supporto ai molti stranieri del quartiere. Non ha smesso di cucire gli abiti da ballo.

di Susanna Paparatti