· Città del Vaticano ·

Piero Boitani sulla «Divina Commedia»

Un percorso di estasi mistica

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09 aprile 2021

La Divina Commedia è stata al centro della relazione tenuta in streaming da Piero Boitani nell’ambito delle conferenze sui grandi libri della tradizione cristiana, organizzato dal Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado della Gregoriana. Lo studioso ha messo in evidenza i punti più originali del più grande poema della letteratura italiana. I regni dell’Oltretomba che Dante visita costituiscono il negativo di una fotografia del mondo dei vivi: il Sommo Poeta indaga il suo tempo attraverso la finzione letteraria del viaggio nell’Aldilà. Questo consente a Dante di bloccare l’incessante fluire della storia e di soffermarsi, piuttosto che su tutte le vicende dei personaggi, sulla colpa o sul merito che ha condotto quell’anima all’Inferno, al Purgatorio o al Paradiso.

Dante innesta la tematica religiosa all’interno della personale storia d’amore con Beatrice. L’incontro con l’amata, morta prematuramente dieci anni prima della stesura del poema, lo conduce attraverso il Paradiso. Borges, esagerando, giunge addirittura ad affermare che Dante ha scritto tutta la Divina Commedia per descrivere proprio quell’incontro narrato nel xxx del Purgatorio e che tutto il resto dell’Opera è una sorta di contorno.

Dante da principio è accompagnato da Virgilio e fra i due sorge una sorta di discepolanza poetica. Si tratta di una novità nel panorama della letteratura in quanto Virgilio non è un santo, ma un poeta e per giunta pagano. Come è possibile che un personaggio con queste caratteristiche possa diventare strumento di salvezza per un cristiano come Dante? La risposta potrebbe essere offerta per analogia dall’episodio dell’incontro nel Purgatorio con Stazio, poeta latino che si era avvicinato alla poesia grazie alla lettura dell’Eneide e che si era convertito al cristianesimo attraverso la lettura della iv Ecloga.

L’esordio «Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura» è una riscrittura di un verso di Isaia: «Io dicevo: “A metà della mia vita me ne vado alle porte degli inferi, sono privato del resto dei miei anni”» (38,10).

La vicenda di Dante è personale, ma si inserisce nel cammino di salvezza di tutti gli uomini ed è un percorso di conversione nel quale l’autore, partendo da un egoistico ripiegamento su se stesso, attraverso la conoscenza delle persone che incontra, si eleva fino a giungere all’incontro con Dio. Si tratta dunque di un percorso di estasi mistica. Dante segue due modelli di un universo. Uno è quello che potremmo definire “fisico”, ereditato da Tolomeo e comune nel Medioevo, che vede la Terra al centro, circondata dai vari cieli. L’altro modello, di tipo metafisico, viene spiegato nel xxviii del Paradiso: esso ha al centro Dio, circondato da tutti gli altri cieli e nell’ultimo di questi si trova la Terra. Dunque quello che prima appariva al centro dell’universo ora si trova alla sua periferia. Sovrapponendo questi due modelli si giunge a quella che in geometria viene chiamata ipersfera. Pertanto nel Paradiso le cose risultano viste nell’ottica di Dio, ovvero nella loro più profonda verità. Dante vede nell’espressione artistica della poesia infinite possibilità. Infatti, giunto al Purgatorio, afferma «ma qui la morta poesì resurga»: oltrepassato il regno della morte eterna il poeta è ora in grado di narrare cose grandi con un registro linguistico diverso e con espressioni mai usate prima nella letteratura. Basti pensare al v del Purgatorio nel quale si parla del condottiero Jacopo del Cassero il quale, inseguito dai suoi nemici, fa in tempo a pentirsi. Descrivendo la sua mortea Dante, afferma: «Corsi al palude, e le cannucce e ’l braco m’impigliar sì ch’i’ caddi; e lì vid’io de le mie vene farsi in terra laco». Per la prima volta nella storia della letteratura un personaggio vede e descrive la propria morte. Allo stesso modo Bonconte da Montefeltro si vede morire e a Dante fa sapere di essersi salvato invocando Maria. All’angelo che per questo pentimento sta portando la sua anima in Purgatorio un diavolo costernato risponde: «O tu del cielo, perché mi privi? Tu te ne porti di costui l’etterno per una lagrimetta che ’l mi toglie».

di Nicola Rosetti