· Città del Vaticano ·

Dodici grandi icone in via di realizzazione nella basilica milanese dei Santi Nereo e Achilleo

Le Bellezza come esperienza

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09 aprile 2021

Carlo Maria Martini nel presentare la sua lettera pastorale del 1999-2000 che avrebbe introdotto nel nuovo millennio, dal titolo Quale bellezza salverà il mondo?, citava una frase di Solgenitsin in un discorso tenuto a Stoccolma: «Il mondo moderno, essendosela presa contro il grande albero dell’essere, ha spezzato il ramo del vero e il ramo della bontà. Solo rimane il ramo della bellezza, ed è questoche ora dovrà assumere tutta la forza della linfa e del tronco».

Proprio questa intuizione dello scrittore e dell’arcivescovo ha fatto da guida in questi anni alla ricerca della bellezza da offrire ai fedeli e più in generale a tutti coloro che entreranno nella nostra Basilica milanese dei santi Nereo e Achilleo. In un tempo dominato, se non addirittura oppresso da una crisi strutturale, non solo economica, ma anche di valori, offrire in grandi icone l’esperienza della bellezza così come trasuda dalle pagine del Vangelo, non può che essere un servizio all’Uomo del nostro tempo che sempre corre con l’orologio in mano per non fermarsi a pensare e a contemplare.

Le 12 grandi icone, dipinte a tuorlo d’uovo secondo l’antica tradizione, che stiamo realizzando nella Basilica, grazie all’artista e teologo ortodosso Iulian Rosu, vogliono offrire un medicamento per l’anima e la vita delle persone spesso deluse, alcune angosciate e oppresse dal clima imposto dalla pandemia.

La bellezza non è tanto una conoscenza, è soprattutto un’esperienza che suscita stupore e comunica serenità e gioia interiore attraverso la contemplazione non solo delle meraviglie del creato, ma anche di un capolavoro d’arte in cui il genio artistico sa trasferire una scintilla dell’estro creatore.

Nella navata centrale della Basilica stiamo, dunque, realizzando 12 grandi icone di dimensioni 5 x 4 metri, collocate a 16 metri d’altezza, che si ispirano alle pagine dei Vangeli. Su un lato, quelle che illustrano i Vangeli delle sei domeniche dell’Avvento Ambrosiano e sull’altro quelle delle sei domeniche della Quaresima. Lo stile delle opere è quello bizantino che si è conservato nelle chiese orientali e che ben si fonde con l’impianto basilicale del v e vi secolo a cui si era ispirato l’architetto di fiducia del cardinale Schuster, Giovanni Maggi, quando venne progettata ed edificata la chiesa nel corso terzo decennio del secolo scorso.

Quella che stiamo realizzando è un’opera ecumenica e la scrittura delle grandi icone – 6 già realizzate – prende sempre avvio con la preghiera e una benedizione. In questo tempo di pandemia, entrare in chiesa, alzare lo sguardo e ammirare queste opere d’arte uniche permetterà a tutti di cogliere dietro le immagini e i colori la «bellezza tanto antica e tanto nuova» di cui ci parla sant’Agostino.

di Gianluigi Panzeri